26/05/2013 - 08:43
Scritto da: Redazione Abbadia - 04/08/2012
La ricetta è del parrocco di Abbadia Lariana, don Vittorio Bianchi. Per lui la quadratura dei bilanci è solo una parte, il resto lo fanno i principi che abbiamo dentro di noi. Poi esorta ad essere vicini ai ragazzi con l'educazione e a supportare le famiglie in in essa impegnate. La riflessione fuori dal coro, rimette al centro l'uomo e la cultura sociale che lo circonda.La parrocchia di Abbadia combatte la crisi proponendosi come promotrice di valori tradizionale attraverso cui educare i ragazzi alla realtà moderna. "Non è un'offerta di lavoro, ma un'invocazione pressante perché nessuno abdichi al compito primo e assoluto di far crescere l'umano che è in noi e coltivarlo con cura attorno a noi - spiega il parroco don Vittorio Bianchi - Viviamo tempi difficili nei quali il disorientamento sembra pervasivo. Ci vogliono far credere che la questione seria sia far quadrare i bilanci e l'unica soluzione alla crisi sia una ripresa di fiducia che rilanci la capacità di acquisto per ritornare a crescere. Ci sembra però di poter dire che alla crisi si possa dignitosamente far fronte solo con un di più di attenzione e cura per i valori sui quali vogliamo fondare il nostro stare insieme sociale e le nostre famiglie. Vogliamo tornare a crescere".
Ma verso cosa? "Si parla di emergenza educativa non perché la possibilità di educare abbia oggi meno chance di quelle che aveva qualche tempo fa, ma perché il mondo adulto sembra avere meno capacità di dire qualcosa di significativo. Ci verrebbe da dire che spesso la crisi è dentro di noi più che attorno a noi e il mondo giovanile se ne sta affacciato ad assistere sbalordito e impotente alle sceneggiate patetiche di adulti che si arrabattano nel tentativo di pronunciare parole di cui spesso faticano persino a comprendere il senso".
"E la scuola? E diciamo pure anche il nostro oratorio? - prosegue il prelato - Mi sembrano una grande mano tesa alla fatica di tutte le famiglie perché si sentano meno sole, perché le voci significative attorno ai nostri ragazzi possano essere in più oltre a quelle dei genitori, quando le orecchie che ascoltano, i cuori che incoraggiano e le mani che accompagnano sembrano non bastare mai, quando la pazienza chiede di essere moltiplicata all'infinito. Sentiamo che questa è la missione dell’oratorio che, aprendo il cuore e la mente dei nostri ragazzi, educa e aiuta a diventare grandi. Questo vorrebbe essere il nostro contributo ad attraversare la crisi, perché essa, lungi dall'essere il declino di un mondo che finisce, diventi il travaglio di un parto che anticipa la nascita e la novità per tutti".
