VIA CRUCIS E RELIGIOSITÀ NELLA VALLE DI IERI: L’ENTIERRO A PRIMALUNA



La Via Crucis (dal latino, Via della Croce) è come noto un rito cattolico con cui si commemora e ripercorre il doloroso percorso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota. Profondamente radicata nel credo e nella Cultura Cristiana la processione attraverso le varie Stazioni che  compongono la Via Crucis è vissuta dai fedeli come una sincera manifestazione di fede e condivisone della Passione di Gesù Cristo. In praticamente tutti i paesi della Valle la Via Crucis è un momento saliente nelle celebrazione per la Santa Pasqua di Resurrezione.

Nella Valsassina di ieri, quella storica e in bianco e nero le parole di Pietro Pensa tratte dal terzo volume della sua opera LAdda ci riportano all’attenzione un rito antico e per certi versi inconsueto che si svolgeva a Primaluna: l’Entierro.

"Da come posso ricostruirlo nel suo svolgimento con le descrizioni pervenutemi dal mio bisnonno Carlo, esso si svolgeva tra la piazza della pievana di San Pietro e la chiesetta di San Rocco e prendeva avvio dalla notte del Getsemani per portarsi al giudizio di Caifa, alla flagellazione, alla salita del Golgota. Attori erano uomini del luogo che ogni anno ripetevano la stessa parte, con accurati e suggestivi costumi realizzati localmente; spettatrice era la gente della valle che giungeva da ogni parte, persino dalla lontana Premana. La recita si concludeva con una processione liturgica generale guidata dal prevosto e dai parroci. Dietro la statua del Cristo deposto venivano dodici confratelli in veste di apostoli, che con catene si percuotevano il nudo dorso. Scrisse l’Arrigoni di averne visto «livide le carni ed escirne a rivi il sangue». Proprio per quelle forme di esaltazione a cui partecipavano tutti i presenti, l’entierro fu abolito. Il suo fascino sulle popolazione della Valsassina e dei dintorni, tuttavia, dovette essere stato forte."

Il rito dell’Entierro (trad: sepoltura, inumazione) venne definitivamente abolito nel 1840 e sempre prendendo in prestito la penna di Pietro Pensa,
"Come poi si introdusse la parola spagnola di Santo Entierro a indicare quel rito non saprei dire; certo è che ai tempi di San Carlo, i più remoti di dominazione spagnola, quel costume era antico e diffuso, tanto che il grande arcivescovo ne decretò l’abolizione «essendo tale consuetudine per la perversità degli uomini scesa a un livello che offende il sentimento di molte persone». Il divieto venne ripetuto in seguito, ma gli interventi repressivi non riuscirono a soffocare quella che ormai era divenuta una tradizione radicata nella cultura popolare che l’aveva creata".

 

 

 




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