IL MISTERO DELLO STORICO CIPPO DI CONFINE: RITROVATO IN UN CANALONE, PORTATO AD INTROBIO, TORNERÀ A BREVE AL SUO POSTO



INTROBIO – E’ un vero e proprio “giallo”, in più puntate, quello che vede come protagonista un reperto storico: quella pietra di confine che segnava, secoli fa, i limiti dei territori dello Stato di Milano (dalla Valsassina in giù) e della Serenissima Repubblica di Venezia, verso est passando per la bergamasca. Data di collocazione: 1770.

Il capitolo più recente della vicenda, ma non certamente l’ultimo in assoluto, è stato scritto in questi giorni quando il cippo è ricomparso dopo che nel settembre del 2010 era misteriosamente sparito. Per la seconda volta.

Andiamo allora con ordine: tutto inizia nell’autunno di sei anni fa, con il primo clamoroso “furto” perpetrato ai piedi del Pizzo dei Tre Signori, in territorio comunale di Introbio. La grossa pietra, di notevole valore storico, viene spostata dalla sua sede originale sul Sentiero 101 nella zona di Castel Reino e senza alcuna autorizzazione posta davanti ad un rifugio.

L’autore del gesto, un imprenditore valsassinese, viene “pizzicato” dall’allora sindaco di Introbio Fernando Rupani, e costretto a risistemare il cippo, a sue spese. Inoltre, l’uomo fa delle donazioni alle elementari introbiesi (una lavagna “Lim”) e a Villa Serena. Il cippo viene riportato al suo posto e la storia pare chiudersi lì. Ma non è così.

Meno di un anno dopo – siamo come detto nel mese di settembre del 2010 – il borgomastro introbiese è costretto a sporgere denuncia per furto presso la locale stazione dei Carabinieri: la pietra di confine è sparita per la seconda volta e non se ne hanno più tracce. Infruttuose le indagini fino alla clamorosa ricomparsa a cinque anni di distanza, ieri in pratica. Il cippo, recuperato in un canalone nella zona del lago di Sasso, rieccolo lì davanti alla sede del Comune a Villa Migliavacca. A breve verrà restaurato (ne ha bisogno) e ricollocato con l’impiego di un elicottero sul famoso Itinerario 101.

Ma stavolta ci penseranno quelli del Cai di Introbio, e faranno in modo che non si possa più rimuoverlo, grazie ad uno speciale ancoraggio a terra. Sarà davvero l’ultimo episodio di questa assurda saga? E soprattutto: chi e perché ha messo nuovamente le mani su questo reperto prezioso e di NOSTRA (non “sua”) proprietà, gettandolo a quanto pare in un canale senza alcuna premura e anzi quasi in segno di ‘sfregio’ verso un pezzo importante della storia di questo territorio?

 

 

 

 




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