RASSEGNA ORGANISTICA: GOTTARDELLO “FA SUO” BACH TRA LIBERTA’ E RIGORE. E PER L’ESTATE UNA NUOVA MASTERCLASS



rassegna organistica masterclass 16BARZIO – Andrea Gottardello ha dato dimostrazione di convivenza tra libertà musicale e rigore formale eseguendo le toccate e fughe di Bach sull’organo Mascioni di Barzio per l’ultimo appuntamento della Rassegna organistica invernale. A fine concerto l’annuncio che per la 45esima edizione estiva la Masterclass di interpretazione organistica sarà affidata al maestro olandese Ben van Oosten, artista di fama internazionale legato in particolar modo alla musica romantico-sinfonica francese.

 

Fare “propria” la Musica: in questo, nulla di così eclatante. Il fenomeno artistico, lo sappiamo bene, rende compartecipe chi fruisce del fenomeno stesso, e lo porta all’atto della creazione, a quel punto che, in qualche modo, ha dato origine all’opera stessa.
Lo stesso vale per chi esegue la Musica. Suonando, diviene partecipe dell’atto creativo di quella composizione. Di conseguenza, la musica stessa diviene, in un certo senso, sua.
Tutto questo, a qualcuno, può apparire in contrasto con il rigore esecutivo: si potrebbe, infatti, pensare che fare propria la musica voglia dire suonarla “come si vuole”, in maniera completamente libera.
Questo non è vero, e il tutto sta nella differenza tra “rigore” e “rigidità”. Il primo è precisione, ed è propulsore di sviluppo, mentre la seconda è chiusura, limitatezza, ed è la negazione dello sviluppo e dell’evoluzione. A livello musicale, la rigidità estrania dal pezzo, che non viene fatto proprio: si interrompe, così, la bellezza del processo creativo.


Andrea Gottardello, nella Chiesa di Barzio, ha dimostrato che rigore esecutivo, pieno rispetto dello stile dell’autore, della sua prassi esecutiva, si accordano perfettamente con la libertà espressiva, col suonare la musica sentendola davvero propria, facendola parte di sé stessi
.

E qui entra in gioco il rigore: quella precisione che permette sviluppo, e che, ben lungi da estraniare, rende partecipi dello sviluppo creativo, dell’istinto generatore di musica.
Lo strumento era, sicuramente, tale da permettere tutto questo. L’Organo “Mascioni” del 1978, con le sue grandi sonorità, con i suoi tre “Organi” (Positivo, Grand’Organo e Organo Eco) ha permesso all’esecutore di destreggiarsi tra registri e sonorità. Dal canto suo, Andrea Gottardello ha permesso all’Organo Mascioni di “esprimersi” al meglio, mostrando tutto il suo potenziale timbrico e sonoro.
Le esecuzioni di Andrea sono state tali da sfruttare al meglio le caratteristiche dello strumento, che abbiamo così potuto ascoltare nella sua piena bellezza.

rassegna organistica gotterdello 2Il programma era imperniato sulla grande figura di Johann Sebastian Bach, e sulle sue monumentali “Toccate e Fughe”. Precedute dal “Praeludium” in re minore BuxWV 140 di Dietrich Buxtehude. Come lo stesso esecutore preciserà, introducendo il concerto, la scelta è giustificata da una continuità stilistica: in fondo, Buxtehude è stato Maestro e grande ispiratore di Bach, e nel suo stile già si specchia il Johann Sebastian che verrà.
Le esecuzioni proposte hanno, come dicevo, permesso di apprezzare il connubio tra libertà espressiva e precisione esecutiva. La prassi esecutiva barocca, infatti, è stata perfettamente rispettata. Anche nella sua libertà di abbellire, di fiorire la musica, cosa molto usata all’epoca. Qui, libertà e rigore si accordano perfettamente, e la libertà nasce proprio dal rigore, dal rispetto della prassi esecutiva del Barocco. Ancora, nel Barocco il “Concerto Grosso” era forma musicale diffusa. Qui si evidenziava il dialogo tra un piccolo gruppo di strumenti, detto “Concertino”, con uno più esteso. A livello organistico questo viene portato con il dialogo tra registrazioni più sonore e altre dalla sonorità meno forte, o anche più dolce. Tutto ciò, nelle esecuzioni che Andrea ha proposto, si notava, direi, pienamente. Sin dall’inizio, nel “Praeludium in re minore” di Buxtehude, il dialogo tra “tutti” e “soli” si è fatto sentire attraverso l’uso delle tastiere, corrispondenti ai tre organi. 

Ma tutto questo è emerso con maggior decisione nei pezzi Bachiani. Qui vi sono evidenti “episodi” nello sviluppo dei brani, dove il dialogo tra forte e piano, l’esposizione e la risposta, come nel caso del Concerto Grosso, sono molto evidenti. Già nella prima delle Toccate e Fughe, quella in Fa Maggiore BWV 540, l’imponenza dell’organo è emersa nel veloce inizio, che è stato eseguito in maniera molto”scorrevole”, a cui è seguita una parte più maestosa e solenne.
Nella fuga, particolare, nei “divertimenti”, l’utilizzo del Principale da 2′ nell’Organo Eco: un effetto quasi di contrasto, di grande suggestione, che era bello sentire, quasi in contrapposizione con la prima parte della fuga.
Imponente e maestosa la Toccata e Fuga “Dorica” BWV 538, dove l’uso degli abbellimenti, anche nella fuga, è risultato interessante, e dove il contrasto tra “piano” e “forte” è stato evidenziato, sfruttando al meglio la registrazione dell’Organo Mascioni, che permette proprio di rimarcare questi effetti.
Poi è seguita la Toccata e Fuga in Re Minore BWV 565. La più nota, tanto che per i meno avvezzi di Musica quella è “la” Toccata e Fuga. In realtà è, almeno secondo me, forse la meno interessante delle quattro Toccate e Fughe, e alcuni hanno anche dubitato della sua attribuzione al grande compositore di Eisanach. In realtà, lo stesso Gottardello mi ha fatto notare che la sua complessità e la sua ricchezza e fantasia espressiva non possono essere che di Bach. Il brano è a tratti scorrevole, con diversi episodi quasi posti a cadenze, anche nella Fuga, mentre la toccata è brillante. L’esecuzione ha evidenziato tutto questo, in maniera molto decisa, sopratutto nei momenti scorrevoli, dove è emersa, come anche in altri momenti del Concerto, la grande tecnica dell’esecutore, sia nell’utilizzo dei manuali che del pedale.
Nell’ultima Toccata e Fuga proposta, la “Toccata Adagio e Fuga in Do Maggiore” BWV 564, la toccata è stata eseguita in maniera brillante, molto scorrevole all’inizio, maestosa nella parte successiva, ma senza perdere di scorrevolezza, come l’esecuzione richiede. Forse la parte più interessante è stato l’Adagio. Infatti, qui l’esecutore, invece che riproporre il tema sempre con lo stesso registro, ha “giocato” sulle due tastiere di Organo Eco e Organo Positivo, proponendo una sorta di “risposta”, nello stile del Concerto Grosso, in cui venivano alternate le frasi musicali tra le due timbriche. Anche questo, però, che appare un notevole slancio creativo, è nel pieno rispetto dello stile Barocco. Il brano è stato chiuso da una Fuga eseguita in maniera brillante e virtuosistica.

Il bis riserva l’ultima sorpresa della serata: viene proposta, infatti, una toccata di Vincenzo Bellini. Dalla Germania del Nord ci si sposta in piena Area Mediterranea, a Catania (anche se Bellini visse anche in Francia, oltre che a Napoli). Ma la Musica non conosce confini e barriere, e questa sonora e luminosa toccata ha evidenziato, ancora una volta, le belle timbriche dell’Organo Mascioni.
La serata si è conclusa lasciandoci dentro una bellissima Musicalità. E, uscendo, nella sera montana, con la neve ancora presente, a rendere “invernale” il paesaggio, era bello portare dentro di me, di noi, la bellissima Musicalità di quello che avevamo ascoltato. Serate di questo tipo sono belle da vivere, e da poter dire “io c’ero, e ho potuto viverla, nella sua piena Musicalità”. Sono, sicuramente, momenti che fanno la Musica bella e davvero in grado di dire qualcosa.

 

 

 




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