“SEGNI O SOGNI?” UNA MOSTRA, UNA DOMANDA OGGI E DOMANI A MOGGIO



MOGGIO – Una proposta culturale è prevista nella sala consiliare del Comune di Moggio: questa sera, sabato e per tutto il giorno di domenica sarà allestita una mostra di opere contemporanee dei giovani artisti e narratori Samuela Paoletti e Michele Casadio, interpreti di una montagna che si vuole raccontare attraverso le loro dieci opere. “Segni o Sogni?“. Cinque lavori in bidimensione (quelle della Paoletti) e cinque in tridimensione (di Casadio).

Una mostra “piccola” ma voluta fortemente e sentita in ogni suo aspetto come punto di partenza per una riflessione ben più ampia sugli aspetti della vita montana passata e presente. I due, già legati per collaborazioni relative le loro attività musicali sul territorio della Valsassina, non hanno pretesa se non quella di “provare a fermare chiunque voglia passare dalla mostra per rallentare quei ritmi di cui tutti siamo succubi, per pensare al nostro territorio e alla sua semplice ed intima poetica”. La mostra, patrocinata dal Comune di Moggio, sostenuta da Graziano Combi e dal sindaco Andrea Corti, è curata da Simone Pozzoni, che ne è anche il graphic manager. Ad introdurre il catalogo, le parole del giovane studioso d’arte, cervese d’adozione, Pierre Bonaretti, che sostiene i due amici con grande trasporto e stima.

“Essere giovani non implica una scontata superficialità, anzi, al contrario – commenta Casadio – Intanto sia io che Samuela, laureati all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, siamo attivi nella valle per attività culturali e importanti progetti di diffusione della cultura alpina e popolare. Questo, nel confronto e nello scambio più sincero, ci ha portato ad immaginare e realizzare un momento di offerta artistica che possa portare le persone a lasciarsi trasportare dai nostri racconti. In fondo gli artisti sono gli ultimi cantastorie rimasti, ed attraverso i loro lavori possono esprimere nel migliore dei modi una via per la ricerca della bellezza e spronare alla creatività, quella vera. Inoltre ci lega alle nostre montagne anche la passione per il canto alpino. Non a caso nelle spiegazioni alle opere il pubblico ne troverà senza difficoltà dei chiari riferimenti. Questo perché sia chiaro che operiamo in piena libertà nella sovrapposizione responsabile e metodica di vari linguaggi artistici”.




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