DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO/UNDICESIMA DOMENICA DOPO PENTECOSTE



Già aveva detto ai suoi discepoli di andare poveri di tutto a predicare il Vangelo, ed ora Gesù aggiunge che li manda come pecore in mezzo ai lupi: ma non era come mandarli allo sbaraglio?

Erano altre le certezze che dovevano dare fiducia ai discepoli: “Il Padre vostro sa ciò di cui avete bisogno”, e la preghiera stessa di Gesù per i suoi: “Padre custodiscili nel tuo nome”.

Ma prima di essere un insieme di raccomandazioni di Gesù per suoi discepoli, questo Vangelo ci parla di Gesù stesso e di come è stata la sua vita: povero e libero, radicato nel Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola”, e Lui stesso strumento della misericordia del Padre verso di noi: “Gesù è la mano che il Padre tende a noi peccatori”.

Gesù non illude i suoi, è chiaro su ciò cui vanno incontro, parla addirittura di persecuzioni, di calunnie, di condanne.

Ancora oggi la verità di queste parole è viva: quanti cristiani perseguitati oggi nel mondo!

Più numerosi perfino dei martiri dei primi secoli della cristianità!

Come gli apostoli ai tempi della loro persecuzione non si fermarono, non tacquero dicendo che “bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini”, così anche oggi tanti cristiani danno testimonianza della loro fede sorretti dallo Spirito del Padre, secondo la promessa di Gesù.

Nella parte di mondo in cui noi viviamo non si è perseguitati materialmente, ma spesso si è ugualmente discriminati o derisi, a volte perfino nelle famiglie.

Tutto questo, quando accade, ci spinge ad accrescere la nostra unione con Gesù, forti delle sue promesse: “hanno perseguiteranno me, perseguiteranno anche voi”, “ma fatevi coraggio: io ho vinto il mondo e sono sempre con voi”.

Dice ancora Gesù che tutto questo accadrà per dare testimonianza a loro e ai pagani; e Pietro raccomandava: quando questo accadrà “non vi turbate, ma adorate Cristo nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo fatelo con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo”.

Anche noi abbiamo bisogno della loro testimonianza per essere aiutati a professare e a vivere secondo la nostra fede.


Don Gabriele
vicario parrocchiale

 

 

 

 

 




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