DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA QUINTA DOMENICA DI AVVENTO



Il punto di partenza nel Vangelo di oggi è la discussione fra i discepoli di Giovanni battista e un Giudeo riguardo al fatto che anche Gesù battezzava e la gente andava da Lui. Trapela, da questa discussione, una certa gelosia dei discepoli di Giovanni verso Gesù, ma Giovanni risponde con grande chiarezza: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: “Non sono io il Cristo?”.

E si paragona piuttosto all’amico dello sposo che prova gioia quando sente la voce dello sposo che arriva e dice: “Lui deve crescere, io invece diminuire”.

Se questa domenica è chiamata “del precursore”, cioè di Giovanni Battista, questi però non manca di mettere al centro non se stesso, ma Gesù.

Raccogliamo alcuni insegnamenti.

Anzitutto la centralità di Gesù nella nostra fede e vita cristiana: sembra una cosa ovvia, ma di fatto non lo è.

Quante volte rischiamo di mettere le nostre tradizioni, anche religiose, i nostri giudizi, il nostro fare, prima di Gesù, della sua opera per noi e della sua parola.

Veniamo sì a celebrare ciò che Lui ci ha detto di fare: la memoria della sua vita donata “per tutti”, ma quanto siamo disposti a confrontare con quel “per tutti” i nostri giudizi e comportamenti verso gli altri?

Se lo sentiamo vero, riconosciamo di non essere capaci di amare come Lui ci ama, ma non mettiamo i nostri giudizi e comportamenti prima e al di sopra dei suoi.

Giovanni poi dice: “Occorre che Lui cresca e io diminuisca”.

Sembra una legge di morte, mentre invece è una legge di vita.

C’è un passare sterile in questa vita terrena, quando alla fine uno deve riconoscere di aver pensato solo a se stesso senza essere stato utile a nessuno: è la povertà più grande.

E c’è un passare fecondo, quando la vita è donata come ha detto Giovanni riguardo a Gesù: “Occorre che Lui cresca e io diminuisca”, ed allora la propria gioia è piena.

E’ la gioia di un genitore che si sacrifica perché il proprio figlio cresca; è la gioia di chiunque, nelle varie situazioni della vita, sa fare della propria vita un dono perché altri crescano.

A volte questa legge di fecondità sembra disattesa e il donarsi sembra non dare frutto.

Abbiamo bisogno di aggrapparci al sacrificio di Gesù anch’ esso apparentemente inutile, ma del quale proclamiamo che ha vinto il peccato del mondo.


Don Gabriele

Vicario Parrocchiale

 

 

 

 




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