DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELL’ 8ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE



Il Vangelo di oggi nasce da un proposito di inganno: “Tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo”. Fu così che farisei ed erodiani chiesero a Gesù se fosse lecito o no pagare il tributo ai dominatori romani. Sembrava che a quella domanda non ci fosse via di scampo: se Gesù avesse risposto “sì” si sarebbe messo contro il popolo che sentiva come umiliante dover pagare quel tributo; se avesse risposto “no” si sarebbe messo dalla parte degli agitatori politici e quindi contro Roma.

Gesù sfugge all’insidia della domanda e risponde con una sentenza chiara, non ambigua: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

A Pilato che gli chiedeva “Tu sei re?”, Gesù rispondeva “Sì, ma il mio regno non è di questo mondo”; e all’uomo che gli chiedeva di intervenire con suo fratello nel dividere l’eredità Gesù rispondeva “Chi mi ha costituito giudice in queste cose?”.

Gesù è venuto anzitutto per annunziare e portare in mezzo a noi il Regno di Dio: per lui c’è un “oltre” alle questioni economiche, politiche, materiali di questa vita: arriverà a dire “a chi vuole toglierti la tunica, tu cedi anche il mantello”.

E’ una fuga dalla realtà o esprime il desiderio più profondo, anche se assopito, che abbiamo nel cuore?

Quando proclamerà “beati i poveri, chi piange, chi lavora per la giustizia e per la pace”, è come se Gesù prendesse per mano gli ultimi fra noi e li facesse entrare per primi nel suo Regno: è bello questo, o siamo ancora lì a litigare per chi è venuto prima, per le nostre eredità, ecc.?

La vita terrena con tutti i suoi problemi è una realtà talmente concreta per Gesù che dirà a chi lo vuol seguire “quello che hai fatto ai tuoi fratelli l’hai fatto a me”.

Questa attenzione alla realtà terrena c’è anche nella risposta di oggi di Gesù quando dice “Date a Cesare quel che è di Cesare”.

Con queste parole Gesù ci chiede di essere cittadini onesti, giusti e rispettosi anche nell’ordine civile in cui viviamo.

A Cesare non va dato solo il tributo delle tasse, ma anche una partecipazione attiva, responsabile, critica e costruttiva, alla vita politica, a partire dalle piccole realtà in cui viviamo, avendo cura del bene pubblico perché è di tutti.

Non ci meraviglia che Gesù chieda di dare a Dio quel che è di Dio; ma Gesù ci chiede anche di dare a Cesare quel che è di Cesare.

Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 

 

 

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