DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA QUINTA DOMENICA DAL MARTIRIO DI GIOVANNI BATTISTA



Nel modo di come in genere noi uomini facciamo gruppo, irrompe la parola di Gesù nel Vangelo di oggi. Mentre noi ci uniamo per legami familiari, di religione, di nazionalità, di simpatia, di interessi, ecc., l’insegnamento che oggi Gesù ci consegna (“a voi che ascoltate io dico”) va oltre tutte queste restrizioni, e ci invita ad avere l’ampiezza della stessa carità di Dio: “siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. I precetti che Gesù ci annuncia in questo Vangelo, nascono da ciò che c’è nel cuore di Dio stesso: è come se il Padre ci facesse partecipi del suo amore per tutti i suoi figli e del desiderio che nessuno si perda, perché anche noi abbiamo a condividere questo suo amore, anche verso coloro che in qualche modo ci fossero nemici.

Amare i propri nemici e pregare per loro è un precetto difficilissimo da praticare, però è la condizione per essere in comunione con Gesù e con il Padre: un amore che non ignora il male fatto, ma che, in forza del male ricevuto, prega non tanto per ottenere giustizia, ma il perdono e la conversione di chi ha sbagliato, come ha pregato Gesù dalla croce.

Il Signore non ci chiede neppure di saper subito perdonare: ci chiede però di metterci in cammino, aiutati da una sua parola e dal suo esempio.

Anche la parola “nemico” potrebbe essere esagerata per dire l’ostilità che abbiamo con qualcuno, ma già l’antipatia o l’indifferenza sono le prime distanze che Gesù ci invita a superare con questo invito a pregare per i nemici.

Gesù traccia poi un confine fra la legge degli uomini e il Vangelo: “Se amate quelli che vi fanno del bene, che merito ne avete? Anche i peccatori fanno lo stesso. Voi invece…”.

È molto facile cancellare questo salto e pensare di essere nella logica del Vangelo semplicemente perché facciamo del bene a coloro che hanno fatto del bene a noi.

La riconoscenza è un dovere, ma non è ancora il Vangelo di Gesù.

Dice ancora Gesù: “A chi ti strappa il mantello non rifiutare neanche la tunica”: ma questo non è debolezza? Non abbiamo il diritto di non essere derubati, aggrediti?

Certamente abbiamo questo diritto, ma ciò che ci propone Gesù non ha come motivazione né la debolezza, né la paura, né la convenienza.

Gesù ci invita a tenere questo comportamento, ma con estrema dignità: è la strada percorsa da Gesù stesso per spezzare l’ingranaggio dei conflitti e degli odi.

Sarà capace questo comportamento di cambiare il cuore del prepotente? Non lo sappiamo.

Però così ha voluto essere Gesù fra noi, per arrivare a toccare la nostra coscienza, e così convertirci e salvarci.

E questo chiede ai suoi discepoli.


Don Gabriele

Vicario parrocchiale

 

 

 

 

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