CREMENO: MIGRANTI E DISABILI, NELL’INCONTRO LA CRESCITA RECIPROCA



CREMENO – Un incontro speciale quello di ieri, mercoledì 14 dicembre, tra i migranti del Cara di Cremeno e gli ospiti del Centro servizi per l’autonomia delle persone disabili “Ludovico Necchi” di Vanzago (Mi). I valsassinesi hanno bussato al centro meneghino e le due realtà si sono avvicinate, conosciute ed è scattata una reciproca amicizia.

Accolti da un cartellone di benvenuto, i richiedenti asilo non si sono presentati a mani vuote e hanno consegnato ai disabili dei portaoggetti a tema natalizio costruiti con materiali di riciclo durante i laboratori che si svolgono nella struttura degli ‘Artigianelli’. “I ragazzi sono stati particolarmente colpiti dal messaggio col quale sono stati accolti, la frase ‘L’Italia è accoglienza per le persone!‘” racconta il direttore del Cara di Cremeno Giuseppe Ranù, accompagnato dalle operatrici Agata Barera e Serena Mercurio.

“Far loro conoscere contesti come questo – prosegue Ranù – fa parte delle proposte del Cara gestito da Medihospes, è noto infatti che in molti dei loro paesi di origine chi mostri difficoltà cognitive venga emarginato; invece l’entusiasmo dimostrato dai migranti è un passo avanti sulla strada dell’integrazione”. Un’esperienza di integrazione che Billal Hosen, Nayan Howlader e Alpha MMamadou Korouma Sauvi non potranno dimenticare.

“Forme di socialità non sono facili né frequenti per delle persone con disabilità cognitive – spiega dal centro di Vanzago la dottoressa Elisabetta Ferrato – e nello specifico era una prima volta per i nostri assistiti di fronte a ragazzi migranti. Un ex ospite di Cremeno, proveniente dal Senegal, ha però lavorato qui per due anni e questo, insieme ai doni portati dalla Valsassina, è stato uno spunto di discussione tra i due gruppi”.

“C’è stata una fase di reciproca osservazione – racconta Ferrato -, uno scambio di sguardi che voleva dire ‘voglio sapere di te‘. Pian piano si è arrivati a una situazione di familiarità, si è condiviso il pranzo e poi la curiosità dei milanesi è scaturita in tante domande che, con l’assistenza dei mediatori linguistici, hanno incoraggiato i migranti a raccontarsi”. Marginalità con trascorsi faticosi e dolorosi “eppure – prosegue Ferrato – nelle loro conversazioni non c’era compassione ma reazioni di freschezza e la ricerca di aspetti positivi”.

Due i momenti forse più significativi delle ore passate insieme. A pranzo un migrante ha voluto servire a tavola i disabili per ringraziarli della loro ospitalità, durante le chiacchiere invece un bengalese ha iniziato a canticchiare un brano nella sua lingua, suscitando l’interesse dei residenti della comunità tanto da lasciarsi convincere ad eseguirlo apposta per loro traducendone anche i versi d’amore.

Cesare Canepari

 

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