DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELL’EPIFANIA



La festa dell’Epifania è l’inizio delle manifestazioni di Gesù. Dal Vangelo di oggi raccogliamo alcune considerazioni legate alla figura dei Magi che vengono da Gesù. La prima caratteristica che il Vangelo ci presenta dei Magi è quella di essere carichi di una domanda: “Dov’è colui che è nato, il Re dei Giudei?”: per questo il loro cammino di ricercatori di Dio esprime anche il nostro cammino di fede.

Nel nostro tempo sembra che la fede si debba misurare con domande più grandi che in epoche passate, tanto sono cresciute le conoscenze dell’uomo nei vari campi della scienza e della tecnica: lo constatiamo specialmente nella fatica dei ragazzi che devono confrontare la fede con le conoscenze scientifiche che studiano a scuola.

Come i Magi, anche noi dobbiamo essere ricercatori di Dio, con un desiderio che va oltre le conoscenze moderne: bellissime, ma insufficienti per dare una risposta alle domande più profonde dell’uomo.

Come insegnava il Card: Martini: dobbiamo essere persone pensanti e non solo credenti; o, in altro modo, persone che hanno domande e non solo le risposte.

I Magi sono guidati da una stella, ma anche dalla parola delle Scritture: anche noi nel nostro cammino di fede dobbiamo farci guidare dagli avvenimenti della vita rappresentati dalla stella, ma soprattutto dalla Parola di Gesù come la leggiamo nel Vangelo e come ci è annunciata dalla Chiesa.

Specialmente in questo nostro tempo in cui c’è tanta confusione e stravolgimento tra il bene e il male, tra la verità e la menzogna, non dimentichiamo la parola di Gesù: “Io sono la luce vera: chi segue me non cammina nelle tenebre”.

Infine il Vangelo ci presenta i Magi come degli studiosi: non sappiamo in quale modo, però hanno riconosciuto in Gesù la risposta alla loro ricerca; anche per noi la vera religione non sta nella professione esatta delle verità del Credo, ma nell’incontro con la persona di Gesù.

Abbiamo bisogno di mettere al centro della nostra vita cristiana non tanto le verità di fede, pur vere e necessarie, ma la persona di Gesù: senza una relazione personale con Lui la nostra religione rimane arida, astratta, non vera perché ridotta ad una ideologia.

Per questo la preghiera, quando esprime questo rapporto personale con il Signore, è così essenziale per la nostra fede. È molto bella la testimonianza che ci ha lasciato Benedetto

XVI : al termine della sua vita, anche di grande studioso della nostra religione, ha concluso non con una affermazione dottrinale, ma con le parole: “Gesù ti amo”.

Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 

 

 

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