AKSEL ARTUSI DOPO I MONDIALI: “FELICE DELLA MEDAGLIA, LA DEDICO AL PAPÀ. MI SENTO UN PO’ UN AMBASCIATORE DELLA VALLE”



PRIMALUNA – I Mondiali Under 20 di fondo disputati a Whistler Mountain in Canada sono un po’ uno spartiacque per la carriera e pure la vita di un giovanissimo valsassinese che è già un campione: Aksel Artusi.

Il 19enne di Primaluna allenato dal padre Luca è in forza a una società di Livigno ma porta anche i colori dei Piani di Bobbio grazie alla sponsorizzazione di Itb. E della Valsassina è quindi un testimonial nei fatti. Ma non basta: come vedremo al termine dell’intervista rilasciata a VN Aksel ci tiene proprio, alle sue origini e a un ruolo che gli piace interpretare, in giro per Italia, Europa e recentemente appunto “nel mondo”.

Partiamo proprio dal Canada e da cosa ha significato per Artusi.
“Sicuramente un’esperienza spettacolare, penso finora sia stata la più bella che ho vissuto e spero di poterne vivere altre così. Per due settimane un’atmosfera bellissima, fantastico passare quelle giornate con persone che vivono quel che faccio io, tutte molto affiatate come gruppo. E poi il posto in sé veramente spettacolare come luogo”.

Diverso dalla tua Valle…
“Rispetto a qui certo, banalmente molto più vasto, differente come concezione degli spazi. La neve era invernale, due settimane prima una perturbazione ne aveva fatta cadere tre metri, magari averne qua così… Condizioni comunque perfette, mai viste in tutto l’inverno da noi e a Livigno se non a inizio stagione. Giornate poi sempre molto belle”.

Veniamo all’aspetto tecnico della tua ‘missione mondiale’.
“Sapevo che fosse una pista di alto livello, proprio lì si sono disputate le Olimpiadi invernali del 2010; pista tecnica, ogni curva e ogni salita vanno interpretate altrimenti si rischia di far più fatica. Non mi aspettavo nulla di diverso come competizione, si sa che tutti gli atleti erano forti e dunque stavano lì per vincere. Già partecipare con certi avversari ti fa capire quello che vuoi fare”.

Sui risultati ottenuti?
“Il mio Mondiale è stato in crescita, e me lo aspettavo: per il fuso orario e il cambio di paese ero certo che sarei arrivato stanco nei primi giorni. La fatica a dormire la notte, i primi allenamenti abbastanza traumatici, anche per il resto della squadra… Pian piano però abbiamo preso il ritmo. La Sprint, prima gara corsa, speravo andasse meglio: tecnicamente si nota di più la differenza tra i partecipanti, per il poco tempo della durata poi è molto più difficile in un Mondiale. Il tracciato della Sprint non era favorevole alle mie condizioni fisiche, era per atleti alti con leve lunghe mentre io preferisco i percorsi con cambi di ritmo e saliscendi. Per la cronaca sono alto 1.73, mentre lo svedese che ha vinto era 1.97…”.

Poi però sei migliorato.
“Il coach della nazionale Luciano Cardini non mi ha fatto correre la 20 km in Classico anche per le mie caratteristiche; rischiavo di stancarmi a metà o comunque rischiavo di arrivare troppo dietro, quindi abbiamo scelto insieme di correre la 10 km e poi si sarebbe deciso per la staffetta”.

Ed eccovi allora al punto più alto, con una medaglia molto “tua”.
“L’approccio alla staffetta non è stato semplice come squadra, c’era un po’ di ansia – due giorni prima della gara è stata decisa la formazione e io prima ero quello che non doveva correrla – ma essendo il più in forma del momento mi hanno dovuto schierare… Una medaglia condivisa, il merito è di tutti e quattro; ovvio che essendo stato scelto per l’ultima frazione, decisiva, stava a me fare il meglio ovvero andare a prendere la medaglia. Avevo voglia di dimostrare di meritare di esserci e appunto di fare il quarto e ultimo frazionista”.

Un finale esaltante: raccontacelo, Aksel.
“Erano quinti/quarti, un  po’ attaccati, alla fine ho cercato di essere meno dispendioso possibile, mi son detto “posso provare a cercare la medaglia senza fare io il ritmo”. Ho lasciato che lo svizzero facesse tutta la gara da solo, ho atteso gli ultimi metri e ho affiancato lo svedese al terzo posto, poi ho tirato con tutte le mie forze, a testa bassa, e anche grazie al mio allenatore sono riuscito ad arrivare al traguardo senza nemmeno girarmi. Sentivo una grandissima responsabilità…”.

Il punto più alto della tua carriera?
“Sì. È il tassello più importante nella mia carriera da atleta. Ci eravamo lasciati nell’ultima intervista a Valsassinanews con la promessa di una medaglia, quando ho visto l’opportunità ci ho pensato… Dovevo confermare e mie parole anche perché queste avevano suscitato qualche commento, non sempre positivo. Voglio chiarire ancora che non sono uno sbruffone – e credo di averlo dimostrato nei fatti. Sono realista e la consapevolezza credo aiuti, dia una carica in più.

Consapevolezza che adesso diventa ancora maggiore, l’anno prossimo sarai tra i “vecchi” ai mondiali Under 20.
“Sì, tra l’altro vedendo le classifiche delle gare, c’è possibilità di crescita nella categoria. Pochi giovani si piazzano in alto, io ci punto”.

Una dedica per quella fantastica medaglia di bronzo mondiale?
“Non posso non dedicarla a mio papà Luca, glielo devo: torno a casa e questa medaglia è quella che ripaga tutto quello che abbiamo vissuto noi due, tutti i sacrifici, le avventure vissute insieme, momenti felici e di gioia, quindi quel podio è per lui, per mia mamma e la mia famiglia in generale, so che il giorno della staffetta hanno saltato tutti sul divano! E non solo loro. Mi hanno detto che tanti in Valsassina erano collegati, mi sono sentito come se avessi unito una valle intera e sento l’orgoglio di essere un po’ di esempio per i giovani che praticano il mio stesso sport in zona…”.

A proposito: Aksel e la Valsassina?
“Gareggiare ad alto livello è un grande motivo di orgoglio anche a livello locale, mi fa piacere portare la nostra valle in giro per l’Europa e il mondo – una cosa che se mi viene riconosciuta, mi fa sentire un po’ una mascotte, una sorta di ambasciatore del nostro territorio. Grazie anche ai servizi di VN che devo dire mi segue con grande attenzione e puntualità”.

A fine intervista, classica domanda sui prossimi impegni.
“La categoria sotto i 20 anni comprende le classi dal 2003 al 2005; io sono del 2004, posso promettere di sicuro il consueto massimo impegno e visto che l’ultima volta mi sono sbilanciato in una grossa promessa ed è andata come è andata (molto bene, ndr), prometto di puntare ad altri risultati eccellenti nel futuro”.

L’IMPRESA DI AKSEL A WHISTLER MOUNTAIN (4 febbraio):

FONDO: AKSEL ARTUSI TRASCINA SUL PODIO LA STAFFETTA AI MONDIALI UNDER20

L’INTERVISTA “PROFETICA” SU VN (21 GENNAIO):

SILENZIO, PARLA AKSEL: “AI MONDIALI IN CANADA VOGLIO UNA MEDAGLIA”

I "SONDAGGI" DI VALSASSINANEWS

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