BARZIO: VERONICA E I SUOI PRIMI NOVE ANNI ALLA RSA ‘CASA SANT’ANTONIO”



Quasi 9 anni fa la mia Responsabile mi ha detto: “ti piacerebbe essere Direttrice anche di una Rsa a Barzio?”. Era il 2015, seguivo una Rsa a Busto Arsizio e un Servizio di Assistenza Domiciliare (che tuttora seguo) a Sesto Calende.

Mi son detta “Aiuto!” ma anche “ho voglia di vedere le cose da una nuova e diversa prospettiva”.

Il 1 marzo 2015 e’ iniziata l’avventura e quando vedi “altro” non puoi più essere la stessa persona, o almeno non puoi più vedere solo un lato della medaglia.

Sono entrata nella casa di riposo di Barzio in punta di piedi: all’inizio entri in una realtà tanto distante da quella cui sei “abituata” e non è semplice conoscere e farsi conoscere.

Un paio di anni dopo la stanza che avevo per fermarmi ogni tanto si è trasformata man mano nella “mia stanza”: ho portato un quadro, fatto posizionare due mensole e portato libri ed abiti. Un pezzetto di cuore apparteneva ormai a Barzio.

Ad ogni nuovo ingresso, ad ogni Ospite (e famiglia!) che entrava a far parte della vita di Casa Sant’Antonio mi avvicinavo maggiormente non solo a Barzio ma alla Valsassina ed al territorio, conoscendo ed approfondendo usanze, scoprendo soprannomi, tradizioni ed abitudini del luogo.

Poi è arrivato il 2020, che ha creato un “prima” ed un “dopo” che resteranno nella storia.
Da febbraio a giugno tornavo a casa solo il sabato sera e ritornavo a Barzio la domenica.

Il rapporto con Ospiti, operatori e famiglie era molto stretto, c’era un contatto quotidiano con i familiari che tuttora resta intatto e prezioso.

La seconda ondata ci ha colpiti, mettendo alla prova molti di noi (emotivamente, psicologicamente) e perdendo qualche prezioso e amato Ospite: Uno di questo era mio padre, il cui ricordo resterà sempre nella stanza numero 20.

Ci sono date e periodi che non puoi scordare, pezzi di vita che resteranno parte della Casa, per sempre. Ricordo ogni nome, ogni sguardo, ogni anima che ha abitato Casa Sant’Antonio.

Piano piano siamo usciti dalla difficile (angosciante, triste, dolorosa) fase emergenziale, le porte della Casa sono state riaperte e la “normalità” è stata ritrovata, ma qualcosa è cambiato.

L’attaccamento a questa struttura, ai residenti della rsa, agli operatori che vi lavorano rende questo lavoro (pur con la complicata e complessa quotidianità) qualcosa di speciale, che ti ricorda che il Senso é nei loro sguardi che ti cercano per un sorriso, nel buongiorno del mattino e nella carezza prima di dormire, tenere la mano quando stai parlando con loro.

Il senso è nelle piccole cose quotidiane: può sembrare banale (e forse) lo è ma quando vedo “quegli occhi” che chiedono amore, quando sento la fragilità e il bisogno, quando li vedo sorridere.. mi rendo conto che anno dopo anno il mio posto è ancora qui, qui dove il cuore batte, ed ha ancora voglia di battere.


Veronica Bonicalzi

Direttrice Rsa Casa Sant’Antonio,
Barzio

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