Il quindicenne che vinse la morte. Angelo Dell’Oro, sei mesi dopo



A distanza di sei mesi esatti, Angelo vive. Potrebbe sembrare una forzatura melo-romantica, invece l’esuberante estroversione di Angelo Dell’Oro è riuscita a superare il giorno maledetto, il 9 agosto dell’anno scorso in cui perse la vita scivolando da un costone di una zona impervia.

Il ragazzo ha ricevuto, a quello che era il suo numero di cellulare, sms augurali sia a Natale che a Capodanno. Ossia quattro mesi dopo la sua scomparsa. Si potrebbe credere siano invii in automatico, grazie all’opzione che manda lo stesso messaggio a tutti i nominativi della rubrica. Se in qualche caso è possibile sia andata così, in altri certamente no. Qualcuno si è, infatti, stupito che la sorella Ilaria rispondesse. "Questo numero dovrebbe essere spento" si è sentita dire. Insomma a cavallo tra realtà e dolorosa negazione della stessa, gli amici continuano a sentire Angelo vicino e confidano che la tecnologia possa coprire oltre che la distanza fisica, come di solito succede con i cellulari, anche quella metafisica della soglia della morte.

Due i profili a lui dedicati su Facebook. Nel gruppo "Nei nostri cuori Angelo Dell’Oro" (vedi cliccando qui) – 128 iscritti – l’ultimo messaggio pubblicato appena nove giorni fa invoca "Angy manki da morire…. è dura anda avanti senza te….scs x tt ciò k ti ho ftt…. ti voglio un bn assurdo!!!!". Sono delle scuse "per ciò che ti ho fatto", come se ci fosse ancora tempo per migliorare un’amicizia.

In "Per chi ha conosciuto Angelo Dell’Oro" (vedi cliccando qui) – 95 membri – ancora il 4 gennaio c’è chi afferma: "manca a tutti".

Ma chi era quel ragazzo così capace di entrare nella vita delle persone che lo hanno conosciuto? "Un bullo fifone" lo definisce il nonno Franco Cimetta, e non nel senso critico del termine. Anzi lui il bullismo lo aveva combattuto, prendendole pure. Era successo il giorno di San Firmino, in treno. "Un amico timido venne ‘sbiottato’ dal solito branco composto da quattro giovani, uno maggiorenne. Gli scrissero sui glutei delle frasi oscene e lo fotografarono" – racconta Elena, la madre di Angelo – "e mio figlio che non sapeva farsi gli affari propri si è messo di mezzo per difenderlo. E’ stato l’unico, così le ha prese". L’episodio emerge per caso parlando di genitori, adolescenti e istruzione.

Non vuole, questa donna di 42 anni segnata dal dolore, che si santifichi il figlio. Lo descrive, piana e senza sconti. "Non gli piaceva per niente andare a scuola. Non aveva nessuna cura per quaderni e libri, che perdeva facilmente. Adorava piuttosto i motori. Passava le sue giornate in garage a smontarli e rimontarli, anche dalle moto degli amici. Voleva fare il meccanico e per questo lo abbiamo spostato dall’istituto tecnico di Colico a uno maggiormente specifico ad Erba". E così la ‘secchiona’ di famiglia, Ilaria, ossia la sorella più anziana di appena 22 mesi era spesso bersaglio di cordiali rimbrotti: "Hai preso nove?!? Ma che serve? Che ti serve, non basta un sei?" le diceva Angelo.

Un rapporto speciale quello con le sorelle, anche con la minore Sara che ora ha 10 anni. Spesso Angy la portava con sé, in garage, a fargli compagnia mentre trafficava tra i motori oppure in sella al motorino. Lei come Ilaria non riesce a capacitarsi che quel tornado di ottimismo non ci sia più. Gli scrive in continuazione e neppure il cambio di casa da Taceno a Cortenova è riuscito a sanare il dolore e cancellare ricordi tanto vividi. La bambina prosegue a mandare lettere al fratello. Qui sotto ne pubblichiamo una.


"Eravamo in compagnia insieme – spiega la sorella maggiore Ilaria, 17enne – fino a un paio di anni fa ero io a proteggerlo. Ultimamente tutto il contrario, Pretendeva lui di guidarmi". E sorride illuminandosi. "E’ vero – conferma la mamma – era arrivato a tentare di indurmi di vietarle di frequentare un certo ragazzo che lui non vedeva bene".

Aperto, un po’ guascone, non si tirava indietro se si trattava di dare una mano. Aveva un Ape e se qualcuno gli chiedeva di trasportare qualcosa era sempre pronto. "Mica solo per altruismo, magari sperava in una mancetta" dice bonario il nonno. Non che ne avesse bisogno, ma era nell’età in cui ci si affaccia al mondo degli adulti e anche una piccola remunerazione fa sentire grandi.

Quella sua sicurezza e la voglia di scherzare lo rendevano punto di riferimento per i coetanei e i più piccoli. "C’era un ragazzino di 11 anni che spessissimo andava ad aspettarlo al ritorno da scuola, quando arrivava l’autobus. S’intrattevano per una mezzoretta. Angelo lo considerava un fratello, quello mai avuto".
 

Amato, quindi, e ancora molto. Da quelli che tuttora portano messaggi al cippo posizionato dal padre di un amico a Portone, sul ciglio della strada in corrispondenza del luogo dove giù nel torrente sono stati trovati i corpi dei due ragazzi. Il suo e quello fortunatamente ancora in vita di Luigi Pasini.

 

Fine prima parte, continua nei prossimi giorni.

 
 

 

 




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