Luca, Tino e Mario eroi per casonella forra della morte



Quel luogo di morte, che tutti dicono difficile e pericoloso, è in realtà molto familiare agli abitanti del luogo. Iniziano a scenderci da giovanissimi verso i dieci anni, li portano laggiù non solo la prova di coraggio, ma i funghi e la pesca. Ci si impratichisce con sentieri semi nascosti, si monitorizzano le zone buone per fungiatt sperando di trovare l’albero che i ‘vecchi’ ancora non conoscono. E così ci si spinge dove un adulto magari non metterebbe piede. E una volta iniziato a frequentare il greto del Pioverna non si smette neanche da anziani. "A noi ci è sempre andata bene, siamo stati fortunati. Ma se penso a quello che abbiamo fatto quando eravamo poco più che bambini…". Racconta Agostino Vergottini detto Tino, 43 anni, trasportatore di Pennaso (nella foto a destra). 

Sarà forse per ringraziare la sorte che ora impegna il suo tempo libero come Vigile del fuoco volontario a Bellano.  Lui è uno dei tre ‘civili’ a cui quella tragica serata fu permesso di scendere insieme alle squadre del Soccorso alpino. C’erano anche Mario Denti, anch’egli trasportatore e Gianluca Pensa detto Luca, muratore, fratello della proprietaria del bar sulla strada che scende a Bellano. (In coda a questo articolo, nel video, Luca Pensa ricorda quel giorno).Tutti amici di Roberto Dell’Oro papà di Angelo. Quasi come degli sherpa hanno messo la loro esperienza e la loro conoscenza dei luoghi al servizio dei soccorritori. Ed è proprio nel momento in cui le ricerche si stavano esaurendo e l’avvicinarsi di un fortissimo temporale, pericoloso per gli stessi uomini del soccorso, suggeriva una sospensione fino all’indomani che le loro ultime e disperate indicazioni hanno permesso di rintracciare i due ragazzi. Un posto già sfiorato dalle squadre, ma che ha restituito gli scomparsi solo quando è stato guardato da una angolazione diversa. Non è escluso che questo estremo sforzo provabilmente abbia salvato il sopravvissuto. Luigi Pasini infatti era sotto il corpo dell’amico, ma lambito e intriso di fredde acque del Pioverna.

Ecco che diventa coerente il ricordo di mamma Elena e nonno Franco Cimetta quando dicono che Angelo Dell’Oro (foto a sinistra) non si sarebbe mai spinto al di sopra delle proprie capacità. Un "fifone" lo definiscono, anche se raramente lo desse a vedere. La primavera scorsa, ad esempio, in occasione di una uscita scolastica al Pialleral per una prova di arrampicata assieme agli istruttori della Casa delle guide di Introbio, si rifiutò categoricamente di eseguire una discesa, pur essendo in tutta sicurezza. Ed è rimasto seduto in disparte, a guardare i compagni.

Ma amava il trial, la pesca e andar per funghi. Nei suoi territori ovviamente che per lui erano anche la val Marcia a Premana o appunto la forra sotto Portone e Pennaso.

Si è provabilmente trattato, quindi, di una tragicissima fatalità che non solo ha interrotto la sua travolgente giovinezza, in un momento di felicità piena con la fidanzatina appena conquistata. E una moto nuova. Ma purtroppo ha segnato la vita anche delle due sorelle. Ilaria, la maggiore ora diciottenne, a dicembre una volta portato a casa l’ennesimo nove, della lunga serie di bei voti della sua carriera scolastica, l’ha consegnato nelle mani della madre e si è ritirata dall’istituto psicopedagogico che frequentava a Lecco. Non vuole più studiare, ora che non c’è Angelo con cui essere in competizione, come succede tra figli vicini di età. Si domanda come possa essere successo che improvvisamente un fratello e amico (frequentavano insieme una compagnia di Casargo) sia scomparso.

Cerca risposte che forse nessuno potrà mai darle.

 

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 Sopra: Ilaria e Angelo Dell’Oro
Sotto: intervista a Luca Pensa

 

 

 
 




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