CARIBONI, SECONDA VITTORIA IN TRIBUNALE. STAVOLTA BATTE UN PM, PER DIFFAMAZIONE



A quel tempo Sandro Cariboni era stato condannato in primo grado per un presunto abuso edilizio a Bellano (paese di cui era primo cittadino) ed aveva rilasciato una dichiarazione alla carta stampata dalla quale il Pubblico Ministero lecchese si era sentito leso. Da qui la denuncia e il processo, celebratosi per ovvi motivi fuori dal territorio di Lecco. In questi giorni la corte di Brescia – giudice Sara Micucci – ha mandato assolti sia Cariboni sia l’autore dell’articolo, riconoscendo che il fatto non sussiste.

Nel frattempo, tre mesi fa era andato in scena a Milano il processo di secondo grado per i fatti bellanesi, nel quale la IV Sezione della Corte d’Appello aveva cancellato la sentenza di condanna a 4 mesi per l’ex sindaco, risalente al 2010.

Ma tornando alla più recente assoluzione, Cariboni – assistito a Brescia dall’avvocato del foro milanese Fausto Maniaci – doveva difendersi dall’accusa (penale) di diffamazione a mezzo stampa per avere affermato che "Un pubblico ministero può anche distruggerti una vita, anche su vicende di cui lui stesso non capisce nulla". Il lavoro del legale ha teso a dimostrare che la dichiarazione, rilasciata a caldo, rappresentava solo quello che la gente pensa quando viene condannata e che le parole non si riferivano tanto al magistrato in questione ma alla genericità di un pubblico accusatore.

Soddisfatto Sandro Cariboni, raggiunto oggi a Primaluna dal nostro giornale: "Ho tratto comunque una lezione di vita; sono cose che fanno male e costano… Ritengo di essermi comportato bene da sindaco, ho fatto un errore, ma come sento dire ultimamente ad amministrare oggi è più bravo quello che sbaglia di meno…".

>>> LA SCHEDA DI CARIBONI (wwwprovincia.lecco.it)


LA RIFLESSIONE DELL’AUTORE DELL’ARTICOLO
AL CENTRO DELLA CAUSA
Premetto che nutro un grande rispetto della giustizia, essenza di uno Stato che vuole definirsi democratico e liberale. Come del resto ho il massimo rispetto degli uomini – magistrati, avvocati, cancellieri e forze dell’ordine – chiamati ad amministrarla.
Come cronista di giudiziaria di un giornale di grande tradizione come Il Giorno ho il compito di raccontare quotidianamente quanto avviene in tribunale, storie di uomini, delle loro debolezze, storie di torti, verità e bugie. In una di queste storie, nel 2010, in un articolo (5 febbraio 2010) ho raccontato del processo a Sandro Cariboni condannato a quattro mesi per una vicenda di abusi edilizi risalente ai tempi in cui era sindaco di Bellano (2005). Al termine della sentenza di primo grado (fascicolo affidato al pm Paolo Del Grosso) lo stesso Cariboni commentò che “in Italia un cittadino di fronte a un pubblico ministero è costretto a sentirsi una nullità. Un pubblico ministero può anche distruggerti una vita, anche su vicende di cui lui stesso non capisce nulla».
Nel merito della questione l’ex sindaco di Bellano aveva spiegato che, come avevo riportato nell’articolo, «mi sono affidato in buonafede a un professionista, che poi ha sbagliato. In tutto questo mi meraviglia che l’ufficio tecnico, che era preposto a verificare la congruità dei lavori, sia risultato estraneo ai fatti». Tre mesi fa Cariboni è stato in effetti assolto dalla IV Sezione della Corte d’Appello ma nel frattempo il pm Paolo Del Grosso, aveva già denunciato il sottoscritto e l’ex sindaco per quell’articolo, a suo dire, diffamatorio.
Mercoledì scorso il giudice Sara Micucci del tribunale di Brescia ha dato torto al collega magistrato, assolvendo entrambi perché il fatto non sussiste (la vecchia “formula piena”). In attesa delle motivazioni, la sentenza da una parte conferma che quell’articolo riportò fedelmente e asetticamente quanto accaduto in aula, partendo dalla condanna (pubblica) e comprendendo poi le reazioni dell’imputato, personaggio che ricopriva un interesse pubblico. Questo si chiama diritto di cronaca, altro caposaldo della nostra Costituzione che sancisce il diritto di libera espressione. Con la sua denuncia il pm Del Grosso si è invece sentito leso da quelle dichiarazioni ma ribadisco che Cariboni non poteva essere contento della sentenza e lo esternò, come qualunque cittadino che si sente condannato (a suo dire) ingiustamente: nell’articolo venne riportato il suo sfogo, forse duro ma non certo offensivo. E qui c’è un altro passaggio, a mio parere, fondamentale come si è ricordato in aula a Brescia, ovvero che le dichiarazioni di Cariboni non erano indirizzate al pm in quanto persona fisica in sé, piuttosto nei confronti del suo operato nell’ambito delle sue funzioni. Come dire: anche un magistrato non è esente da errori (come poi confermato in Appello) e come tutti i cittadini italiani, non può essere esente da critica.
Aggiungo che la mia stima del dottor Del Grosso rimane immutata, sebbene avrei preferito che prima di quella denuncia mi avesse chiesto un chiarimento. Per due ragioni. La prima: siamo addetti ai lavori di un medesimo settore e ogni giorno ci troviamo a lavorare in parallelo, con ruoli diversi – è vero – ma pur sempre dalla stessa parte della “barricata”. La seconda perché forse si sarebbe evitato di ingolfare la macchina giudiziaria già sovraccarica di suo e spendere soldi della collettività con un processo che si sarebbe potuto risolvere appunto con una chiacchierata a quattrocchi.

Andrea Morleo – Cronista "Il Giorno"


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