LA LECTIO DI DON GRAZIANO: ACQUA PER UNA SETE INESTINGUIBILE



L’acqua è il bene più prezioso per la sete multisecolare dei popoli nomadi del deserto. Lo è anche per il cuore dell’uomo, assetato di felicità e di liberazione totale, perché l’insoddisfazione profonda è una costante dell’ essere umano.

Per questo la sete può acquistare vari significati: alcuni materiali, altri spirituali. Abbiamo sete di acqua e di affetto, di denaro e di felicità, di pane e verità, di coltura e dignità, di pace e di speranza. Man mano che progredisce l’autosufficienza materiale dell’uomo moderno, cresce anche la sua indigenza spirituale.

Come riempire il vuoto interiore, che è frutto della mancanza di valori autentici ed è prodotto dalla manipolazione ideologica e dall’alienazione in tutte le categorie? Le soluzioni non mancano, da quelle più grossolane a quelle più sofisticate.

Le prime sono imperniate sui vecchi demoni dell’avere e consumare, del potere e della gloria. Tra le soluzioni d’impronta moderna e con pretese spirituali proliferano le sette pseudo-religiose, molte delle quali vendono pace interiore, equilibrio emotivo, autocontrollo psichico, felicità e dominio di se stessi a molti incauti, a condizione che si sottomettano all’indispensabile lavaggio del cervello.

La loro fine è la disillusione o l’inevitabile alienazione. In ogni caso aleggerà sempre nella nostra esistenza l’intuizione geniale di quel grande assetato di assoluto che fu Agostino di Ippona: “Signore, ci hai creati per te e il nostro cuore è senza pace finchè non riposa in te”!

Don Graziano, vicario parrocchiale
2° domenica di Quaresima – Rito Ambrosiano
Gv, 4, 5-42




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