MIGRANTI LEGALI MA RISCHIO CAOS CON IL “DECRETO SICUREZZA” DI SALVINI



SECONDA PARTE – Ieri abbiamo raccontato di tredici richiedenti asilo appena inseriti nel mondo del lavoro, altri nove in un’esperienza di stage. E dopo aver documentato iniziative e reticenze, feste e proteste (fuori ma anche dentro al Cas), è necessario ora inserire la situazione raggiunta in quattro anni di Centro d’accoglienza a Cremeno nell’attualità del nuovo Decreto Sicurezza che prende il nome del ministro dell’Interno leghista. E accantonati i proclami e la propaganda da una o dall’altra parte, ciò che ne consegue è tanta preoccupazione e incertezza.

PARTE SECONDA – IL FUTURO CON IL DECRETO SALVINI
(Qui la prima parte)

La chiusura degli Sprar e dell’accoglienza diffusa, promossa nel lecchese proprio dalla Comunità Montana Valsassina, e la nuova definizione di permessi umanitari insieme alla messa in discussione dei corsi di lingua e della presenza di figure specializzate accanto ai richiedenti asilo, impone di rivedere tutto il percorso di accoglienza e integrazione portato avanti da migliaia di operatori, professionisti come psicologi, assistenti sociali, educatori, insegnanti, tutti destinati non solo a perdere il lavoro ma anche a veder evaporare quanto tentato di costruire.

Ciò che si sta delineando è la libera circolazione senza alcun punto di riferimento per migliaia di richiedenti asilo, la cui presenza è legale sul territorio italiano, ma senza che abbiano in mano i documenti necessari per cercare lavoro e/o aprire un conto in banca; con permessi umanitari rilasciati anche per disagi psichici ma senza più un percorso da seguire e un posto dove dormire. Nell’immediato a farne le spese saranno strutture come le mense e i dormitori della Caritas, sovraffollati, a cui seguiranno i servizi sociali dei Comuni ai quali spetterà farsi carico di queste persone che vivranno nel limbo tra l’aver diritto ad un aiuto e la consapevolezza di essere di peso, sempre che prima non trovino altre strade per sopravvivere.

Un altro aspetto da non trascurare riguarda i bandi che la Prefettura – ora in solitaria, nel nostro caso specifico senza più il supporto della Comunità montana – dovrà pubblicare per la futura gestione dell’accoglienza. I “famosi 35 euro” (nella realtà poi solo la base per l’asta al ribasso) verranno rivisti tra i 19 e i 26 euro a seconda delle diverse modalità, contributi giudicati comunque troppo bassi per garantire determinate offerte e professionalità, come ad esempio il corso di italiano o l’assistenza psicologica, aspetti questi che ad ogni modo il Decreto non ritiene più strettamente necessari. Non è lontano dalla realtà quindi prevedere un peggioramento dei servizi offerti nei Cas, oppure aste deserte a cui si porrà rimedio, finché la situazione sarà sostenibile, con proroghe ai gestori già in essere.

Quanto disegnato dal Decreto Salvini, ora che la sua attuazione è in corso, è un cambio di strategia nel quale si fatica a riconoscere i benefici, sia per i protagonisti del sistema dell’accoglienza sia per la società. E ciò che prima nell’ambiente era solo sussurrato ora inizia a essere pronunciato alla luce del sole, ovvero la deliberata intenzione di voler creare un’emergenza sociale.

Cesare Canepari
c.canepari@iperg.net

 

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