DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA TERZA DOMENICA DI PASQUA



Sono due i punti principali che emergono nel Vangelo di oggi. 1. “Io sono la luce del mondo: chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.

Perché Gesù è luce?

Il vangelo di Giovanni parla spesso della contrapposizione fra luce e tenebre, o fra Dio e il mondo. Dio che è luce perché è amore, comunione che presuppone rispetto, ordine, libertà, non coercizione. Mondo, inteso come mentalità del mondo e per il quale Gesù non ha pregato, che è tenebra perché è prevaricazione, violenza, menzogna, superbia.

Proviamo a pensare alla mentalità che soggiace al nostro mondo come lo vediamo descritto, ad esempio,  dalle cronache di un giornal

Nel Vangelo possiamo ricordare la figura di Zaccheo che, accogliendo Gesù, cambia la propria vita.

Oggi, fra tanti esempi, possiamo ricordare don Pino Puglisi che, in un mondo che divora i giovani è stato capace di offrire spazi di vita, di speranza, di rispetto, di pace, fino a saper sorridere anche a chi gli sparava.

Se accogliamo la luce che vediamo nelle parole, nei gesti, nella persona stessa di Gesù, allora la nostra vita cambia e ne rimane illuminata.

2. “La mia testimonianza è vera perché so da dove sono venuto e dove vado, e perché non sono solo ma io e il Padre che mi ha mandato”. Per dire veramente chi è  Gesù non possiamo prescindere dalla sua relazione con il Padre.

Gli uomini hanno visto Gesù, ma non possiamo pensar-lo al di fuori di questa sua comunione intima con il Padre di cui è sempre consapevole, e che emerge particolarmente nella sua preghiera dalla quale attinge tutto:

  missione (il Padre mi ha mandato),

             comunione (Io e il Padre siamo uno),

             coraggio nella prova (davanti a Pilato),

             sicurezza nella verità che proclama.

Il mistero di Cristo (vita, morte e risurrezione) rivela il Padre e l’incredibile suo amore per noi, così che Gesù può dire: “Chi vede me, vede il Padre”.

Come non si capisce Gesù senza il suo rapporto con il Padre, così la nostra vita cristiana rimane una “cosa arida”, anche se fatta di preghiere, di rispetto di precetti, ecc. se non arriva ad essere un rapporto meravigliato e personale con Gesù e con il Padre.

Allora, come in una famiglia in cui ci sia profonda comunione, nasce quella forza e fiducia anche davanti ai sacrifici e alle prove, fino a sperimentare anche un po’ di bellezza e di gioia.


Don Gabriele
vicario parrocchiale




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