DALLA RSA DI BARZIO: “REINCONTRARSI: IL NOSTRO PRESENTE”



Ho cercato sul vocabolario la parola “normalità”: “Condizione riconducibile alla consuetudine o alla generalità, interpretata come ‘regolarità’ o anche ‘ordine’. 

Perché cercare una parola tanto comune? Perché spesso in questo “post lockdown (che non sembra tanto “post”, purtroppo) ci troviamo a dirci “avrei bisogno di tornare alla normalità”.

Sembra che il mondo del “prima” sia stato rivoluzionato: anche se apparentemente siamo tornati ad uscire, vedere amici e passeggiare all’aria aperta, ci sentiamo diversi, in attesa di qualcosa, in sospeso. In attesa di risposte, di libertà, di sapere “come sarà dopo l’estate”.

In attesa dei dati quotidiani, delle parole dei “sapienti”, della rassicurazione di chi ci saprà dire “è tutto a posto”.

Viviamo senza riuscire a lasciarci andare perché e come se temessimo che “il ritorno del virus” bloccherà nuovamente le nostre vite, senza accorgerci che già il pensiero e la paura di questo ostacola la nostra libertà, facendoci perdere di vista il presente.

Credo sia fondamentale, invece, prendere respiro, guardarci negli occhi di nuovo, parlare.
Parlare anche di altro, costruire e ricostruire.

Abbiamo già perso una primavera delle nostre vite, non perdiamo altro tempo.

Viviamo.

Concediamoci di godere di nuovo delle risate, di un bicchiere di vino con un’amica, di una passeggiata in un posto nuovo o di una lettura in mezzo ad un prato.

Prendiamo respiro perché “del doman non vi è certezza” (cit. Lorenzo il Magnifico) ma possiamo far qualcosa per migliorare il nostro “ora”.



Mi rendevo conto ieri di quanto questo “vivere il presente” sia stato importante in questi mesi all’interno della nostra rsa, casa Sant’Antonio: abbiamo continuato a progettare, mettere in atto tutto quel che potevamo per rendere ogni giorno speciale. Questa cosa non è mai stata così vera, viva e piena di energia, come nei mesi da marzo a maggio, i più duri: forse perché volevamo rendere speciali quei giorni che ci sembravamo interminabili, forse perché non volevamo permettere che l’odissea e il dolore italiano (mondiale!) riuscisse ad entrare per coinvolgere e sconvolgere i nostri residenti.

Non so che cosa sia accaduto di preciso (!), ma i nostri “oggi” sono stati preziosi, e anche questa determinazione ha protetto umori, animi e cuori dei nostri ospiti rendendomi orgogliosa del lavoro che tutti insieme abbiamo portato avanti.

Ringrazio anche i parenti degli ospiti per aver creduto in ogni passo fatto: era come se fossero con noi, lo penso davvero.

Ringrazio gli operatori che hanno lavorato e lavorano per andare oltre la “cura”.
Il nostro oggi è fatto di “incontri in salotto”: sicuri, protetti, ma pieni di amore.
Grazie a chi rende possibile tutto questo.


Dott.ssa Veronica Bonicalzi

Direttrice Rsa
Casa Sant’Antonio
Barzio




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