DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELL’11ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE



Il Vangelo di oggi ci porta verso la fine della vita di Gesù, quando gli avvenimenti incalzano e precipitano. Gesù non tace, e lo fa con questa parabola. E’ una parola dura; eppure è pur sempre una parola di salvezza, perché sono la verità e il rimprovero che possono salvare, non il silenzio o, peggio, la compiacenza. Nella parabola Dio è il padrone della vigna e questa è il suo popolo per il quale ebbe ogni cura e che affidò alle sue guide. Da essa si aspettava frutti di fedeltà e di giustizia; ma quando inviò loro i suoi servi, i profeti, alcuni li bastonarono, altri li uccisero.

Infine, il padrone inviò il proprio figlio pensando: “Avranno rispetto almeno di lui!”. E invece ecco l’aspettativa assurda dei contadini che uccidono il figlio del padrone sperando di diventare loro eredi della vigna. I sacerdoti e i farisei comprendono che Gesù si riferisce a se stesso e a loro, e solo il timore della folla li trattiene dal catturarlo. Ma neppure questo può fermare il Padre nella cura per la sua vigna: la darà ad altri che ne avranno più cura.

E’ la nascita della Chiesa dallo stesso popolo ebraico.

Ma non basta: S.Paolo ci invita ad allargare ancora di più lo sguardo per vedere come la Chiesa sia, nel progetto di Dio, strumento di salvezza per tutti i popoli. Quale parola Dio vuole dire a noi, oggi, attraverso questa parabola di Gesù?

Come allora, anzitutto è una parola che rivolge anche ai capi di oggi, e a chiunque abbia qualche responsabilità di guida.

La sentiamo risuonare nelle parole di Papa Francesco quando invita noi sacerdoti ad avere l’odore delle nostre pecore, cioè a conoscere e a condividere con loro.

Ma è una parola che vale anche per i capi delle nazioni, e a quanti hanno responsabilità educative e di guida.

Sappiamo che purtroppo nella Chiesa non tutto è limpido come lo vorrebbe il Signore, però ci sembra di poter riconoscere con consolazione e gioia che c’è tanta fedeltà verso il Signore e onesto servizio verso il suo popolo: basti pensare alla figura di tanti Papi e Vescovi del nostro tempo.

E a tutti noi, pecore del suo gregge di cui si prende cura fino a dare per noi la sua vita, chiede di dare frutti di bene di giustizia.

Con questa parabola il Padre dice a noi: “voi siete il mio popolo!”, e ci chiede di essere nel mondo l’inizio della nuova umanità.

 

Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 




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