NORDA, LA CRISI AMI ARRIVA IN PARLAMENTO. LEGA E CGIL PER RIDISCUTERE UN CONCORDATO “DI RINNOVAMENTO E POTENZIAMENTO”



ROMA – Approda in parlamento la crisi di Acque Minerali d’Italia Spa, di cui fa parte anche la valsassinese Norda. La senatrice della Lega Valeria Alessandrini ha depositato una interrogazione al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti esprimendo preoccupazione per il piano di concordato, giudicato disatteso e troppo gravoso, e chiedendo di riconvocare il tavolo per arrivare a una soluzione che permetta il rilancio delle attività produttive.

Reazioni anche dal mondo sindacale. Domani pomeriggio è previsto l’incontro per stabilire le modalità di cassa integrazione per il polo di Primaluna e il vertice sindacale per fare il punto sull’andamento del concordato, che “sembrerebbe avere delle prospettive”, conferma Massimo Sala della Flai Cgil.

Il gruppo AMI, Acque minerali d’Italia, leader nella produzione e nella distribuzione di acque minerali, include marchi prestigiosi e storici quali Norda, Fabia, Sangemini e Gaudianello e annovera, sul territorio nazionale, numerosi stabilimenti, tra cui Primaluna che occupa circa 50 lavoratori, Bedonia e Tarsogno (Parma) dove lavorano circa 20 dipendenti per ciascuno stabilimento, Valli del Pasubio (Vicenza), dove sono occupati circa 30 addetti, San Gemini e Acquasparta (Terni) presso i quali sono impiegate 86 persone e Monticchio (Potenza), con circa 92 lavoratori.

Nel 2018, dopo aver rilevato per fallimento i cinque marchi di Sangemini acque Spa, il gruppo AMI si impegnò a compiere importanti investimenti: nell’anno 2018-2019 per circa 9,6 milioni; per l’anno 2020 per circa 8,4 milioni di euro e per l’anno 2021 per circa un milione di euro. Il 1° aprile scorso al Mise si tenne la riunione per stabilire percorso concordato, obiettivo ad ora però disatteso. Al contrario, è in atto un piano di rientro “non in linea con gli impegni presi dalla proprietà con le parti sociali” – lamenta la senatrice Alessandrini – e che “non permette il necessario rinnovamento tecnologico ed efficientamento delle infrastrutture produttive, non prevede il necessario potenziamento delle strutture commerciali locali per riconquistare le quote di mercato perse durante gli ultimi anni di crisi e riduce in modo estremamente preoccupante il livello occupazionale locale”.

Una operazione insomma che guarda solo al rientro dai debiti di AMI Spa, “non in grado di garantire la rinascita di quelle attività produttive che rappresentano il motore principale per la ripresa economica di tutto il territorio e per la sopravvivenza di un marchio storico rappresentativo della comunità locale stessa”.

Motivi per i quali la senatrice Alessandrini ha chiesto la riconvocazione d’urgenza del tavolo di crisi Sangemini “in modo da concretizzare un intervento di salvataggio” e sollecitato Giorgetti a favorire iniziative per “favorire una ripresa del settore e scongiurare uno stato di crisi socio-economica che rischia di diventare irreversibile per le comunità locali”.

RedEco

 

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