SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA: DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO



Il Vangelo, soprattutto quello di Giovanni, ci presenta figure singole che rappresentano l’intera umanità; oggi è la volta della Samaritana. E’ interessante notare come il colloquio di Gesù con questa donna parte da una cosa molto concreta e materiale: l’acqua: Gesù, stanco per il viaggio, dice “Dammi da bere”, per risalire poi, piano piano, ad una sete e a un’acqua più profonda: quella del cuore. Il nostro vescovo ci aveva ricordato che ogni circostanza è per Gesù un’occasione per incontrarci.

È il primo pensiero che il Vangelo di oggi ci invita ad avere: nella nostra vita, spesso così travagliata a livello personale e mondiale, potremmo dire che c’è sempre un pozzo dove Gesù ci aspetta.

Se è vero che il Vangelo parla di noi e a noi, prima la pandemia, adesso la guerra sono circostanze che per Gesù diventano occasioni per interpellarci e farci crescere, oltre a tutte le circostanze a livello personale.

Ma come per la Samaritana il discorso con Gesù da discus-sione è diventato personale: “Va a chiamare tuo marito”, così anche noi dobbiamo lasciare che la parola di Gesù non resti generica, ma entri nella nostra vita personale: solo così potrà essere parola che salva.

Finché non si arriva al punto di interrogare seriamente se stessi, l’ascolto della Scrittura non produce molto frutto.

Il lungo colloquio di Gesù con la donna ci dice anche che ci vuole tempo, pazienza, uscire dai nostri pregiudizi o luoghi comuni per conoscere veramente Gesù.

Il Vangelo non dice cosa ha detto Gesù perché i samaritani cominciassero a credere in Lui, non più per il racconto della donna, ma per quello che avevano sentito direttamente da Lui.

Certamente però sono le stesse parole di verità che leggiamo nel Vangelo: una verità non fatta di idee e basta, ma che ci fa conoscere che è il Padre e i suoi sentimenti verso di noi.

È questa quell’acqua viva che Gesù ha da dare.

È la conoscenza del Padre: una conoscenza non teorica, ma che è la percezione vera dell’amore del Padre per me, e che suscita la mia risposta di fiducia e di gratitudine a Lui.

Il vertice di questo Vangelo: “Sono io che parlo con te”, non è solo rivelazione di chi è Gesù, ma è anche rivelazione del Padre: perché cibo per Gesù è “fare la volontà di Colui che mi ha mandato, affinché ogni uomo sia salvato”.

La fatica della Samaritana di andare ogni giorno ad attingere acqua è la nostra fatica del vivere quotidiano; Gesù ci invita ad alzare lo sguardo dal nostro lavoro, dalle nostre fatiche, dalle nostre sofferenze verso il Padre, nostro consolatore, nostro ignorato desiderio.


Don Gabriele

Vicario Parrocchiale

 

 

 

 

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