CANONE RAI IN BOLLETTA/CON 4 CANALI SU 14, I MONTANARI PAGANO ANCHE CIÒ CHE NON VEDONO. LA QUESTIONE IN PARLAMENTO



ROMA – Pagare tutti per pagare meno. Questo doveva essere lo spirito della modifica al pagamento del canone Rai, non più come tassa a sé stante ma inserito nella bolletta dell’energia elettrica (qui per saperne di più). Fatto sta che di fronte a un esborso non più aggirabile vaste aree dello stivale non possono comunque dirsi soddisfatte del servizio televisivo.

Come il nostro territorio infatti, sono molte le vallate montane non ancora raggiunte a pieno dal Digitale terrestre, e ciò comporta, parlando solo del servizio pubblico, la visione di un numero di canali estremamente ridotto in confronto all’offerta. Il “pacchetto Rai” comprende ben 14 canali, ma è già fortunato chi, abbarbicato sui monti, riesce a ricevere gli storici tre canali e l’all-news della tv di Stato.

La problematica non è passata inosservata e a muoversi sono state dapprima le comunità montane, poi anche i parlamentari. A fare il punto ci ha pensato il portale di settore Montagna.tv con un approfondimento a firma Francesca Cortinovis.

Della questione se ne discute da un po’: con il passaggio al digitale terrestre in molti Comuni montani il segnale Rai non arriva, tanto che molte Comunità montane, per tamponare il problema, sono state obbligate ad attivare, d’intesa con le Regioni, ripetitori “privati”, non gestiti da RaiWay.

Se ciò non bastasse, la faccenda è diventata ancora più calda quando si è deciso di inserire il canone Rai nella bolletta dell’elettricità, anche per coloro i quali, come nei molti Comuni montani, il segnale non arriva.

Il 9 gennaio l’Unione dei Comuni e degli Enti montani, con una nota del Presidente nazionale Enrico Borghi, aveva inviato una richiesta a tutti i Comuni, alle Comunità montane e alle Unioni montane di Comuni, di approvare al più presto un ordine del giorno per richiedere un miglioramento del servizio televisivo e di trasmetterlo poi ai Parlamentari delle proprie Regioni. L’obiettivo: ottenere un tavolo di monitoraggio nazionale che permettesse di individuare le troppe aree alpine e appenniniche dove la televisione si vede male o non si vede.

Enrico Borghi, deputato alla guida dell’Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna, si era espresso sul punto in tal senso: «Vogliamo che tutti paghino l’imposta, il canone Rai, ma vogliamo anche che i servizi siano assicurati a tutti, indipendentemente dal paese e dall’area dove hanno scelto di vivere. Il Governo e il Parlamento devono subito mettere in atto adeguate strategie e investimenti. Gli ordini del giorno che verranno approvati dai Comuni e dalle Unioni lo confermano».

La questione è così giunta in Parlamento a fine gennaio con una mozione del deputato Mino Taricco, che spiegava: “La Rai è concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo (legge n. 112) che stabilisce di garantire la copertura integrale del segnale e del servizio sul territorio nazionale. La mozione impegna il Governo ad avviare un monitoraggio su tutto il territorio italiano affinché RaiWay potenzi il segnale tv, ampli l’informazione locale e regionale e riattivi trasmissioni quali TgrMontagne e Ambiente Italia e chiede inoltre un tavolo interministeriale per mettere a punto strategie per risolvere il problema.”

A ciò si è aggiunta anche l’interrogazione al ministro per lo Sviluppo economico presentata martedì dal senatore del Pd Carlo Pegorer, primo firmatario, e sottoscritta anche dal senatore Federico Fornaro, componente della Commissione di vigilanza Rai. «È noto, infatti – dichiara il senatore Pegorer – che deve essere garantito un adeguato servizio agli utenti che pagano il servizio radiotelevisivo pubblico, consentendo la ricezione di tutti i canali televisivi e radiofonici, in particolare quelli della Rai. Con il documento presentato al Governo si chiede di sapere, in primo luogo, se sia stato predisposto un monitoraggio completo su tutto il territorio italiano relativo alla ricezione del segnale radio-televisivo, coinvolgendo opportunamente le Regioni, le Unioni di Comuni, le associazioni di enti locali interessate e quali azioni siano state intraprese per impegnare il potenziamento delle infrastrutture per la trasmissione del segnale tv, in particolare nelle aree montane e più disperse del Paese. Sono temi sui quali il Governo deve impegnarsi rapidamente – conclude Pegorer –, tenuto conto, poi, che il nuovo sistema di riscossione del canone Rai, con relativo aumento del gettito previsto, offre l’opportunità per la definizione di un piano straordinario di potenziamento delle infrastrutture tecnologiche relative alla ricezione di tutta la programmazione digitale del servizio pubblico».

Nell’interrogazione si chiedere anche di valutare l’attivazione di un tavolo interministeriale relativo alle strategie per la risoluzione del divario digitale, secondo quanto previsto dall’Agenda digitale nazionale e in che misura sia possibile impegnare la Rai nel rafforzare e ampliare l’informazione locale e regionale, con particolare attenzione al potenziamento delle trasmissioni locali e regionali.

Nel frattempo, per arginare il problema nelle more dell’attuazione degli interventi richiesti, sono negli ultimi giorni nate da più parti proposte collaterali tra cui la riduzione del canone per i cittadini non raggiunti o raggiunti parzialmente dal segnale diffuso da RaiWay S.p.A.

(fonte Montagna.tv)

 

 




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