IL DOMENICALE DI R.B./L’APOLLO 13 E IL Q. DEL RE DI CUORI



È un mistero per me
il gioco ha inizio
Per la tariffa ordinaria
più spese
Informazioni riservate
contenute in un diario
Questa è la mia investigazione
non un’indagine pubblica

(Private Investigations – Dire Straits – 1982)

 

Giornata uggiosa, cantava Lucio, e giornata uggiosa sia. Previsioni rispettate: il cuore è in pace da una settimana, dopo la sbornia del weekend scorso tra slalom cinesi e un milione di persone salite in Valle, questa domenica il cielo non consente escursioni tranne per irriducibili e qualche incosciente.

Quando il tempo è così, credo capiti a tutti,  i pensieri lo assecondano anche se ci sforziamo di intravvedere una improbabile luce tra le nuvole.

E se capita a tutti, capita ovviamente anche al vostro scrivano della festa che della settimana appena finita ricorda, tra altre infinite cose, la notizia che in alcune zone della nostra provincia molte persone riceveranno l’invito a sottoporsi allo screening del colon retto.

“Zio ladro” direbbe uno che conosco, aggiungendo, probabilmente, “brutt temp, aqua, neef, e adess daa ol scrining: podaresel miga fass i afari sò?”.

Vero. Verissimo.

Ma quella notizia mi ha fatto ricordare la storia di un amico che vi voglio raccontare.

Anche lui, qualche anno fa, ha ricevuto l’invito allo “scrining”.

Lo ha tenuto lì per un po’ di tempo su uno scaffale vicino ad altra carta, riprendendolo ogni tanto e passandoselo dalla mano destra alla mano sinistra, spesso guardando il sacco della carta,  re di cuori o asso di picche?

Infine scelse il Re di cuori. Andò all’ASL e dopo poco tempo gli dissero che quell’esame non era andato un granché bene, per cui avrebbe dovuto farne un altro; insomma, c’erano ancora diverse carte da pescare nel mazzo.

Sognò la briscola, ma non andò come sperava e ricevette una chiamata da due di picche.

“C’è un problema”, e all’altro capo del filo non c’era il comandante Lovell dell’Apollo 13.


Ecco, il problema del mio amico era “Il Problema”, con quelle maiuscole che capovolgono improvvisamente le prospettive, stravolgono l’anima, mettono la vita a correre su un binario diverso verso stazioni che non puoi immaginare e, coma canta il Boss, “Ora tutte le cose che sembravano importanti, beh mister sono scomparse nel nulla”.

Lo operarono poco prima di Natale e al risveglio, ai piedi del letto, due medici gli dissero che era andato tutto bene e di non preoccuparsi.

In effetti i primi giorni  furono una piacevole sorpresa visto che la reazione all’operazione e il successivo decorso furono ottimali e il Natale trascorse tranquillo così come metà di Santo Stefano.

Già, perché in queste cose qualcuno che ti presenta un conto lo trovi sempre e la sfiga se vuole farti uno sgambetto stanne certo, te lo farà.

Così una maledetta fistola causò al mio amico un’infezione di quelle toste. Febbre alta, medici che cercavano di correre ai ripari, su e giù dalla Tac, bottiglioni di antibiotici e una decina di cannule infilate dappertutto .

Da qualche parte ho una sua foto dell’ultimo dell’anno: dimagrito, barba incolta, occhi scavati, si era messo un cappellino rosso in testa per cercare il sorriso di quelli che gli stavano  vicino , ma con tutte quelle cannule che gli penzolavano addosso l’aspetto era decisamente quello di uno spaventapasseri fuori posto.

Intanto, aspettava di avere l’esito dei controlli ai linfonodi da cui sarebbe dipesa la prossima fermata e quelle successive.

Un giorno entrò nella sua stanza la dottoressa che l’aveva seguito nei momenti più critici: qualche battuta, un breve controllo, due parole sul più e sul meno, un saluto.

Ma, arrivato quasi alla porta, l’angelo si girò, lo guardò e disse “Ah, che culo!”, lasciando il mio amico a dir poco interdetto. Morale: nessuna conseguenza, tutto a posto,  avevano controllato linfonodi in quantità industriale e trovato niente, d’ora in avanti solo controlli, niente altro, se non una moltitudine di Ave Maria.

Non vi ho raccontato questa storia vera per farvi andare di traverso la domenica; ve l’ho raccontata perché nei prossimi mesi in molti riceveremo quella lettera e dovremo decidere se giocare il re di cuori o l’asso di picche, sapendo che chi ci gioca contro può batterci in qualsiasi momento a meno che lo guardiamo dritto negli occhi e scegliamo di non stare al suo gioco.

E sarà sicuramente un fastidio  messo da parte senza conseguenze, perché quel che è successo al mio amico non è la regola ma un’eccezione.

Quell’eccezione che però mi consente spesso, guardando quell’amico allo specchio, di poter pensare “Che culo!” e continuare a vivere.

Buona domenica.

 

 

 




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