ALBANESE E KOSOVARO SI CONOSCEVANO: TANTI PUNTI DI DOMANDA SU QUELLO SPARO TRA LE SBARRE DEL CANCELLO



BARZIO – Alcuni dati di fatto – a partire dalla fuga ancora in corso dello sparatore – ma anche molti dubbi intorno alla vicenda dello “strano” confronto dell’altroieri, culminato con un colpo di pistola esploso da un pregiudicato albanese verso l’interno dell’attività del giardiniere kosovaro.

sparatoria barzio pistolaPartiamo dalle certezze. Il fatto è avvenuto e non si è ancora concluso. La famiglia di N. M., compresi moglie e 5 figli è chiusa nell’abitazione di Barzio dopo il brutto episodio di cronaca e la paura è tanta.

L’autore del gesto risulta tuttora irreperibile, malgrado la caccia che gli viene data da quasi due giorni dalle forze dell’ordine, e a sua volta l’appartamento dove risiede con moglie e tre figli è rimasto a lungo sotto osservazione. Ma lì, l’uomo non è più tornato dopo aver prelevato la pistola ed essere montato sulla sua moto per recarsi in zona Fornace, dove c’è il magazzino della ditta del “rivale”. E sparare attraverso le sbarre del cancello – opportunamente chiuso da dentro dopo il primo scontro (ancora verbale) avvenuto pochi minuti prima, giovedì pomeriggio, alla rotonda della Sagra delle Sagre.

cancello sparatoria barzio2Fin qui i dati oggettivi, riscontrati. Poi c’è il grande capitolo dei punti di domanda: in primis quello sul possibile legame tra aggredito e aggressore; entrambi stranieri, pur se di paesi diversi ma “vicini”. Pochi chilometri di distanza anche in Italia, tra Maggio dove sta il pregiudicato e la casa barziese del giardiniere. Che al telefono conferma a VN di conoscere lo sparatore, anche se “solo di vista”. Altra domanda: possibile che un ex carcerato – a rischio maggiore dunque rispetto ad un cittadino incensurato – reagisca così ad un semplice ‘scazzo’ stradale? Ad una parola di troppo o un’occhiata storta? Un insulto o una sberla sono ben altro rispetto ad un colpo di pistola (che solo per fortuna non ha raggiunto l’obiettivo: il kosovaro si è gettato dal furgone dove era al momento dell’arrivo dell’albanese. Il proiettile ha toccato terra senza causare danni fisici a nessuno, ma nel cortile della ditta c’erano altre persone, lavoranti di N. M. e quindi la gravità del gesto è enorme.

Da allora lo sparatore è uccel di bosco, in attesa forse che scadute le 48 ore della “flagranza di reato” possa costituirsi e cavarsela tutto sommato con poco. Ma rimane la perplessità su un fatto di enorme portata, raro in un contesto tutto sommato tranquillo quale quello della Valsassina e parecchio fuori dalle righe anche da parte di chi con la giustizia ha avuto già a che fare.

 




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