LETTERA/SCANDROGLIO E “LA VICENDA DELLE COSIDDETTE SECONDE CASE”



Lassù (o laggiù!) dove si prendono le decisioni “romane”, si è stabilito che, per la questione Covid-19, i proprietari delle case di villeggiatura, le cosiddette seconde case, non possono abitare tali loro proprietà, adducendo come pretesto, fra i tanti, il fatto che ciò potrebbe creare assembramenti e quindi diffusione del virus… come se gli stessi non potessero fare altrettanto nella prima casa.

E ciò che è più grave è che queste inspiegabili direttive hanno trovato una piena considerazione in molti Sindaci e in buona misura anche nei cittadini dei paesi coinvolti.

Si tratta evidentemente di una faccenda che sfuma nel delirio. Si chiama miopia gestionale, egoismo sociale e forse anche invidia sociale, più o meno inconscia. Nella peggiore delle ipotesi si chiama istinto di potenza frustrato, quando non è addirittura il “non veder l’ora” di lucidare il proprio distintivo per sentirsi finalmente scintillante. In ogni caso si chiama incongruenza, perché mi chiedo quale differenza faccia osservare le precauzioni previste a Milano, piuttosto che in un paese di villeggiatura.

Vanno osservate e basta, con il comune senso di responsabilità che rende i cittadini “uguali” ovunque si trovino, siano essi residenti o non residenti.

Perché non si può essere “untori” in un luogo, quindi da allontanare, e “non” untori in un altro luogo.

Nella sostanza è, questa vicenda delle seconde case, il frutto di un malessere emotivo, sociale e culturale profondo, che ormai da tempo circola nel nostro Paese, annidato ovunque, e che oggi, complice il Covid-19, si sostanzia proprio anche nei luoghi di villeggiatura dove il villeggiante, da sempre più o meno considerato un ricco che se la spassa, però da tollerare perché tutto sommato è una risorsa, oggi è per l’appunto da proscrivere, perché, essendo un estraneo, “forse” è contagioso. Punto e basta.

E nessuno purtroppo si rende conto che pensando in un modo così infantile e irragionevole nella fattispecie si rompe un patto, tacito, fra cittadini, così strutturato: “Io ti ospito mio malgrado, tu però paghi le tasse comunali, consumi e così facendo mi permetti di vivere meglio di quanto non farei se il mio paese fosse chiuso”.
E men che meno ci si rende conto del fatto che, rotto il patto, nasce l’ostilità: dei non residenti nei confronti dei residenti.

Sarà un’ostilità che nei paesi che vivono anche di turismo, perdurando questa situazione, si farà sentire, e anche a lungo sul piano economico.

E allora, più avanti quando si vorrà rimediare, i fieri oppositori di oggi, deposta la spada, passeranno alle lusinghe, ritrovandosi i “rosiconi” di sempre. Con buona pace del loro equilibrio psichico e dell’equilibrio del loro ambiente di vita.

Spero si rimedi a questo scempio, con il buon senso di tutti: politici, amministratori, residenti e non residenti. Considerando oltretutto che, accogliere i non residenti, oggi significa, nella sostanza, sfoltire le citta metropolitane, cioè redistribuire e con ciò addirittura realizzare il tanto auspicato “distanziamento sociale”. Per non dire che anziani e bambini trovano giovamento, e quindi resistenza al Covid-19, nel vivere in un ambiente salubre.

E spero anche, per concludere, che il cittadino, sia esso residente o non residente, non sia “normato”, ma, più semplicemente, responsabilizzato.
Come si conviene in un Paese che si dichiara e vuole essere liberale.

Cordiali saluti e buon lavoro ai Sindaci che, lo capisco, devono affrontare un momento molto critico.

Renato Scandroglio
proprietario di seconda casa in Alta Valsassina

[Scandroglio è stato candidato sindaco di Casargo nella tornata elettorale del 2014, ndr]

 

 

 




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