DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA 13ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE



Il Vangelo di oggi prorompe dagli schemi abituali: ci sono degli ebrei osservanti che intercedono per un centurione romano e quindi pagano, e Gesù che loda la fede di quel centurione, più grande della fede degli ebrei. Raccogliamo da questa pagina due considerazioni.  Anzitutto c’è un’apertura universale che nel Vangelo si esprime con la lode della fede del centurione pagano: “Neanche in Israele ho trovato una fede così grande”.

Anche le altre due letture contengono questa apertura: nella prima, Ciro, il re dei persiani, diventa strumento nelle mani di Dio per ricostruire il tempio di Gerusalemme; nella seconda, Paolo proclama che Dio è stato trovato da quelli che neppure lo cercavano.
Per noi che crediamo sono parole stimolanti: se altri avessero avuto la nostra fortuna di credere, come avrebbero vissuto una vita di fede più di noi!

Eppure, anche se per noi ha un po’ il tono di un rimprovero, siamo anche lieti per questa apertura universale del Signore, capace di cogliere il bene, la fiducia in lui, anche là dove noi non sappiamo coglierla, anzi: oltre gli steccati che erigiamo.

Del resto, Gesù per primo è stato oltre questi steccati; lui, Nazzareno, lo escludevano dicendo: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?”.

Al confronto di quanto accade nel mondo, non è onesta la nostra preghiera se non comprende il riconoscimento dei nostri privilegi materiali e spirituali rispetto ad altri, e se non si esprime con umiltà pensando a come altri ne farebbero più tesoro di noi, e con approvazione convinta che il Signore si apra a tutti e riconosca ciò che è buono e perfino la fede in chi vive con onestà, prima degli stessi segni religiosi.

C’è un secondo atteggiamento che affiora in tante pagine del Vangelo, come anche in quella di oggi: l’intercessione.

Gesù aveva bisogna di questa raccomandazione?

E noi ci chiediamo: e chi non ha nessuno che lo raccomandi al Signore, cioè che prega per lui?

Forse la risposta sta che a questo modo il Signore vuole far crescere fra noi la fraternità.

C’è una preghiera eucaristica che dice: “Tu, o Padre, ci hai riconciliati per mezzo del tuo Figlio, perché nuovamente rivolti a te, ci amassimo gli uni gli altri come lui ci ha amati”.

Ancora una volta Gesù ci ricorda che la fraternità è il segno della verità della religiosità.

Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 

 

 

 




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