IL DOMENICALE DI RICCARDO BENEDETTI/TRA IL BUIO E LA LUCE



Le sento più vicine le sacre sinfonie del tempo
con una idea: che siamo esseri immortali
caduti nelle tenebre, destinati a errare;
nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione.
Guardando l’orizzonte, un’aria di infinito mi commuove;
anche se a volte, le insidie di energie lunari,
specialmente al buio mi fanno vivere nell’apparente inutilità
nella totale confusione. 

.. Che siamo angeli caduti in terra dall’eterno
senza più memoria: per secoli, per secoli,
fino a completa guarigione.

(Le sacre sinfonie del tempo –  Franco Battiato -1991)

 

NOTTE

Succede sempre così.

Dapprima sembra tutto normale: la notte che lentamente lascia spazio al giorno, il sole che dipinge la Grigna, il verde di questa primavera piovosa che è talmente bello da non poter essere descritto, qualche scia lassù di gente che va o viene da lontano sospesa nell’aria.

Esci e respiri l’aria fresca che da noi non manca mai e vedi il tuo paese che riprende a muoversi.

Insomma, tutto sembra maledettamente rispondere al torrente della consuetudine.

Poi arrivi a casa e scopri che uno travestito da Santa Inquisizione ha deciso di dare alle fiamme dei capelli biondi e un cuore che batteva forte di una vita promessa e non mantenuta.

E scopri che di normale c’è ben poco.

Non so spiegare, e non credo che qualcuno lo saprà mai fare fino in fondo, gli antri più oscuri che si nascondono nell’uomo; quel precipizio dove teniamo  nascoste paure e agonie, un buco nerissimo celato agli occhi dell’altra umanità e persino a noi stessi che neppure ci accorgiamo della sua esistenza.

Poi , a volte, il vuoto prende fuoco e il baratro diventa un vulcano, l’ordine apparente uno tsunami e la tranquillità si trasforma in terremoto.

E restiamo senza parole, mentre il telegiornale va avanti nel suo impietoso raccontare le malefatte di una specie che sta perdendo per strada i pezzi della sua presunta “umanità” .

Perché gli animali, gli altri animali, non hanno mai bruciato nessun loro simile.

 

MATTINO

Da un  gruppo whatsapp arriva una bella notizia. E’ nata Irene e siamo tutti felici, per lei, per la mamma, per il papà e per tutti quelli che le staranno intorno e le faranno festa.

Un batter di ciglia e cambia lo scenario. Il rogo è lontano, anche se si continua a sentirne l’odore, e il telegiornale è arrivato all’ultima stazione di una interminabile via crucis.

Un’altra vita si affaccia al mondo e si trova la forza di sorridere e scacciare qualche pensiero cattivo sui perché e sui come mai.

La grande ruota continua a girare. Con noi o senza di noi.

O malgrado noi.

 

POMERIGGIO

Una piccola mostra che però spalanca i cuori.

Lo sapete, sono un tifoso dei “posti bellissimi”, e perciò se dei bambini si mettono insieme per illustrare “Il bello…che vivo qui” non può passarmi inosservato.

Sono un po’ più grandi di Irene che è appena nata, ma se comprendono la fortuna che hanno a vivere qui dove vivono allora la luce della candela della speranza potrebbe essere qualcosa di più del lieve chiarore che a volte possiamo solo immaginare.

Viviamo in posti bellissimi, cari ragazzi, ed il vostro dovere è mantenerli tali perché non diventino uno di quei ricordi sui quali qualcuno in futuro possa poi scrivere di un passato migliore.

Cerchiamo di rendergli difficile il compito: e l’unico modo per riuscirci è smettere di sprecare territorio, vendere acque, depauperare quanto ancora invece dobbiamo tenere da conto.

Come credo a tutti, anche a me piacciono i libri della memoria e le loro cartoline in bianco e nero messe lì apposta per creare rimpianti in operazioni che finiscono spesso e volentieri nello stesso posto dove  cominciano e, infine, sono condannate a dormire su scaffali impolverati.

E’ un vero peccato che questi libri si utilizzino solo per ricordare e non come come monito per il presente e per il futuro, alla stregua di un manuale sul come eravamo, come siamo e come dovremmo essere da spiegare ai ragazzi autori della bella mostra di Villa Migliavacca.

 

SERA

Come un viandante che percorre virtualmente l’omonimo sentiero sfruttando le larghe bande della tecnologia, mi affaccio ad  una pagina facebook che conferma quanto ho già scritto tante volte in questo anno di occupazione autorizzata e sopportata di uno spazio domenicale su VN: e cioè che nei posti bellissimi vive (anche) gente bellissima.


Quando ne sento parlare, quando guardo una sua foto, sento in me come un filo che si tende, un quasi legame di sangue che non so spiegare, anche se con lui, con loro, io c’entro poco o nulla.

Anzi più nulla che poco.

Però.

archivio13087.jpgPerò ripenso a quel pomeriggio di un paio d’anni fa, al lago che rideva oltre le finestre, al grande tavolo con intorno tante persone, a me che ero seduto alla sua sinistra, al magone che provavo mentre parlava della Lina, del Santi, del Claudio, del Negri e del Franco.

Lui che sapeva tutto di una Cortenova che avevo a malapena intravisto; lui, leggenda di cui sapevo niente; lui, che ogni tanto sembrava dovesse apparire d’improvviso mentre il suo coscritto – quando c’era ancora – mi raccontava della loro amicizia.

Mi scuserà se scrivo, oggi, qui, su questo sito che spero possa avere il tempo di leggere, che gli voglio bene, anche se c’entro poco o nulla con lui, con loro.

Anzi più nulla che poco.

E grazie di essere il condottiero della gente bellissima che popola questi posti bellissimi.

 

Buona domenica.

BENEDETTI TESTINA
Riccardo

Benedetti

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(Il condottiero è Giancarlo Vitali. L’11 giugno a Lucca – Palazzo Fondazione Banca del Monte di Lucca – inaugurazione della sua mostra “Circo…stanze – How things come together”, curata da Velasco Vitali. Aperta sino al 3 luglio).

              L’ARCHIVIO DELLA RUBRICA DOMENICALE

Immagine in evidenza tratta da www.mountainebike.eu

 

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