IL DOMENICALE DI R.B./LA SOTTILE DIFFERENZA TRA LE MAIUSCOLE E LE MINUSCOLE



Quando stai sorridendo, quando stai sorridendo,
il mondo intero sorride con te.
Quando stai ridendo, quando si ride, arriva il sole a risplendere.

Ma quando sospiri, arriva la pioggia,
Quindi, smetti di sospirare e sii di nuovo felice.

(Inno ufficiale del Leicester City Football Club)

 

Qualche volta può succedere. Come in questo caso, ispirato ad una storia realmente accaduta.

In campo: una Squadra (essemaiuscola) e una squadra (esseminuscola).

Sugli spalti: una Curva (essemaiuscola) e una curva (esseminuscola).

 

PRECAMPIONATO

La Squadra ha già vinto l’anno prima ed è effettivamente forte. Per cui parte con i favori del pronostico: all’orizzonte non si intravvedono potenziali concorrenti.

Anche i proprietari della Squadra sono tranquilli ed in cuor loro, forse, pensano che nella prossima stagione potrebbero addirittura essere praticamente soli a competere; insomma, si prospetta una specie di passeggiata.

I bookmakers non hanno dubbi in proposito: in caso di vittoria di una “non Squadra” chi ci mette un euro ne porta a casa 5000; chi ne scommette di più, potrebbe rifarsi una vita.

Nel ritiro della Squadra tutto procede nel migliore dei modi. Il capitano, che peraltro è anche l’allenatore, motiva i suoi compagni e studia i vari moduli con la serenità assoluta di chi è certo di avere in mano tutte le carte per fare settebello, primiera, ori e carte.

E, non guasta mai, anche qualche scopa.

Proprietari e capitano/allenatore, però, non si accontentano. “Va bene, sappiamo di essere già forti, ma se ci potenziamo è solo meglio” è la sintesi di quanto emerso nel corso di una breve riunione avvenuta dopo che un procuratore ha proposto un nome di spicco, uno di quei nomi che messi lì in mezzo ad un buon gruppo potrebbe sancirne definitivamente l’onnipotenza.

Come fai a dire di no?

E, infatti, dicono di sì, e un fortissimo straniero entra in Squadra.

Per vincere.

GIRONE DI ANDATA

La Squadra gioca in pratica contro nessuno. Gli avversari fanno fatica a trovarsi tanto che in Curva sventolano 192 bandiere dello stesso colore.

Quello, appunto, della Squadra.

Lo straniero sembra essersi ben adattato ai moduli e alle esigenze della proprietà e del capitano/allenatore: gli altri contribuiscono alla causa come bravi gregari, consapevoli che con un capitano/allenatore esperto come il loro ed uno straniero così forte è sufficiente far girare la ruota ed i conti torneranno automaticamente.

E così, per un po’, succede.

La squadra (esseminuscola), invece, non ha un vero e proprio “padrone”. Ha un capitano che tenta di arginare la strapotenza della Squadra ma con pochi risultati. Lui, che qualche esperienza sul campo ce l’ha, si rende conto con il passare del tempo che al suo gruppo manca un elemento fondamentale, senza il quale è impossibile anche solo pensare di fare un punto contro la Squadra che, intanto, naviga a vele spiegate sospinte dal vento della fiducia e della certezza.

Alla squadra, ne è sicuro il capitano, manca un bravo allenatore. E così inizia a cercarlo.

Nel frattempo, la Squadra non si accorge che in Curva le bandiere che si agitano non sono più 192 e che dall’altra parte, sull’altra curva dove prima era deserto, ne sono comparse un paio.

GIRONE DI RITORNO

borgorosso presidenteUn giorno il capitano, finalmente, trova il suo allenatore.

E’ anche lui un tipo tosto, viene da fuori, è uno straniero come quello che gioca sull’altra sponda ed ha un’esperienza unanimemente riconosciuta.

Detta subito una condizione: “Va bene fare l’allenatore – dice al capitano il giorno della firma dell’accordo– ma voglio anche giocare. Penso di poter dare il mio contributo non solo fuori ma anche in campo”.

Il capitano non può che rispondere “Bene”, il nuovo allenatore/giocatore dice “Grazie, ma adesso cominciamo a lavorare”, e la squadra trova quasi subito quel minimo di autostima indispensabile per continuare a giocare in un campionato che, è lì da vedere, è già perso, a meno che capiti uno di quei miracoli che, essendo appunto “miracoli”, hanno la caratteristica di manifestarsi sempre in posti diversi da quelli in cui ci sei tu ad averne bisogno.

La Squadra, divenuta un po’ più guardinga, comincia ad accorgersi che in Curva manca qualche bandiera. Più di due o tre.

L’allenatore/giocatore si dimostra subito bravo e non tradisce le attese del capitano.

La squadra reagisce come se fosse stata colpita da un fulmine tipo quelli che movimentano le notti di temporale al Lares Brusàa e si mette in carreggiata iniziando a conquistare qualche punto qua e là, migliorando lentamente la propria classifica.

I proprietari e il capitano/allenatore della Squadra cominciano ad avere qualche dubbio: non sul fatto di “vincere”, quello no, ma sulle “dimensioni” della vittoria.

Già, perché quella che si prospettava come una specie di passeggiata a pendenza zero sta pian piano cambiando inclinazione, nel senso “la meta è vicina ma stavolta si dovrà sudare”.

Il che non era previsto, così come non era previsto che il numero delle bandiere in Curva scendesse ancora: ora, sull’altra sponda, ce ne saranno almeno una cinquantina, ed iniziano a creare qualche crepa nelle certezze della Squadra, dei suoi proprietari e del Capitano/allenatore.

I bookmakers, subodorando un cambiamento nel vento, abbassano la quota per la vittoria della squadra a duemila a uno; e sembra tutto normale visto che le giocate a 5000 si erano inspiegabilmente moltiplicate.

PLAY – OFF

Uno di quei miracoli che per definizione avviene sempre lontano da dove è atteso, si materializza: la Squadra nelle ultime giornate ha cominciato ad avere qualche problema, gli ingranaggi del modulo sembrano essersi inceppati e ha perso terreno.

La squadra, al contrario, ha trovato una grande fluidità di gioco e sulle ali dell’entusiasmo è riuscita ad arrivare in zona playoff: potrà giocarsela con i più forti, un traguardo inatteso e insperato.

Dalla panchina, il Capitano/allenatore della Squadra guarda le curve: sull’una e sull’altra sventola ormai lo stesso numero di bandiere, la “pendenza zero” è diventata una “vertical” e, come tutte le “vertical”, richiede preparazione, allenamento, determinazione, tutte doti che la squadra ha dimostrato di possedere nelle ultime giornate di campionato.

La Squadra, invece, probabilmente, su queste salite potrebbe andare in difficoltà.

Proprietari e Capitano/allenatore cercano di spronare i loro compagni: “un ultimo sforzo e si vince”, ma la fiducia del precampionato è un lontano e annebbiato ricordo.

EPILOGO

Nessuno riesce a trovare una spiegazione.

A un certo punto, tra lo stupore generale, la squadra si è alzata sui pedali in uno scatto alla Coppi, alla Merckx, alla Indurain, alla Pantani. Scegliete voi, qualsiasi paragone può andar bene.

La Squadra, invece, sui pedali ci è rimasta e quando è entrata nel velodromo in Curva, assieme agli sguardi attoniti dei bookmakers, erano rimaste 66 bandiere.

Sull’altra, assieme al sorriso di chi aveva scommesso sull’impossibile, 126.

 

Buona domenica.

BENEDETTI TESTINA
Riccardo

Benedetti
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