IL DOMENICALE DI R.B./LA MUSICA CHE SUONA ALDILÀ DELLA MUSICA



Tempo fermo nel cielo
mentre viene la sera;
può venire la notte,
lungo sogno di Dio,
può venire la notte,
lungo sogno di Dio.

(Maria lassù – Bepi De Marzi)

Coincidenze.
Storie che si rincorrono, e poi si intrecciano, corrono sui sentieri a volte ripidi a volte scoscesi della vita.

Coincidenze.
E addii che non possono essere arrivederci, a meno che si lasci dietro sé qualcosa, magari qualcosa che qualcuno continui a cantare.

Una canzone, ecco, sì, una canzone.

Ricordate chi abbiamo incontrato la settimana scorsa? Un prof del profondo e passionale sud, una prof dell’opulenta e chiassosa Romagna, la loro storia, i loro pensieri, la vocazione per la scuola che se non ce l’hai hai perso in partenza ed è persino dannoso se ci provi. Per te, ma, soprattutto, per gli altri.

francesco-sacchiTornando a chi insegna (o ha insegnato) mi piace la storia di un professore di musica che, come un cosmonauta di un epoca lontana e sempre rimpianta, viene lanciato in quell’universo parallelo incastrato a mille metri di quota, ombelico di montagne dure e affascinanti sulle cui cime le croci sfidano lampi e tempeste; Legnoon, Pizzoolt, Melasc, Rodond, quattro moschettieri che vegliano su botteghe aperte dall’alba a fin dopo il tramonto, anime forgiate dal sudore che possono insegnarti come vivere assieme.

Gente che non ha paura delle salite e delle discese, che magari fai fatica a capire quando parla, ma basta osservarla per “sapere”.

E poi, gente che lavora, recita, corre, aiuta, soccorre.

E gente che canta.

Ma serviva un maestro, un direttore, uno capace di insegnare, di sostituire un altro maestro alla guida di un gruppo appassionato e forte della sua voglia di esprimere, attraverso il canto, l’amore per la montagna, la forza della propria terra, gli angoli della sua storia, la profondità delle sue radici (ma perché continua a tormentarmi, gentile signora della pianura?).

E il professore accetta, non sa che lo aspettavano decenni di su e giù da Lecco, chilometri e chilometri di strada percorsa per lo più nell’oscurità, decine di curve nel buio, estate, autunno, inverno, primavera, non so se nel silenzio o ascoltando musica; so per certo che lo ha sempre guidato quella potente vocazione che rende la fatica un dolce soffio d’aria fresca, un vento leggero che ti sfiora e scompare nel mistero dei silenzi non appena alzi le braccia e il coro inizia a cantare.

Risultati immagini per coro nives SACCHI1992: nella storia del Nives trovate alcune righe dedicate alla trasferta a Humennè, allora Cecoslovacchia, trentacinquemila abitanti, tra laghi e boschi dei Carpazi, più a est l’Ucraina, a nord la Polonia. Ecco, conosco bene una persona che ha incontrato il Maestro proprio là per la prima volta.

Sostiene di aver capito subito di trovarsi di fronte “un uomo sincero, capace di trasmettere sentimenti ed emozioni, un uomo buono e disponibile, altamente professionale” ma, soprattutto, di aver scorto in lui “umiltà vera e profonda”, non condizionata, di quelle – ma è un mio pensiero e non di altri – che fai fatica a trovare normalmente nelle persone e ancor di più negli artisti. Soprattutto in certi “artisti” che viaggiano a metri da terra mentre dovrebbero imparare ad imparare, e poi ancora imparare, imparare e imparare.

Quest’uomo, no. Il Maestro ha spinto il suo Nives in un posto dove sino a poco prima il profumo della libertà  era fragranza sconosciuta e i cori alpini una novità assoluta; ottenne il successo che meritava e costruì nuove amicizie, una delle quali lo raggiunse proprio qui e insegnò anche musica, la “sua” musica, nella stessa scuola.

Coincidenze.

Scrivo che è venerdì sera. Domani, sabato, non avrò tempo, sarò disperso in mezzo a tanta gente che vorrà regalargli un pensiero; la prof vicino a me ha già pianto, me lo ha confessato, perché il Maestro aveva fatto breccia nel suo cuore d’artista e la stima era assoluta, totale; quell’uomo conosciuto a millequattrocento chilometri aveva lasciato un segno che solo chi ama la musica che suona aldilà della musica può decifrare ed oggi che è domenica avrà l’occasione di ricordarlo dedicandogli il concerto del suo coro nella Chiesa di Santa Maria al Monte Barro, magari cantando una sua Ave Maria.

Coincidenze.

Risultati immagini per CORO NIVES PREMANAScrivo che è venerdì sera e mi viene in mente che domani (sabato) e domenica (oggi), sotto i quattro moschettieri va in scena una sorta di sconfinato pranzo di nozze con la tradizione e la storia, chi eravamo e cosa eravamo, un temporale di valori scatenato da centinaia di comparse tra cui anche loro, le voci del Nives.

Coincidenze, appunto.

Storie che si rincorrono, e poi si intrecciano, corrono sui sentieri a volte ripidi a volte scoscesi della vita.

E addii che non possono essere arrivederci, a meno che si lasci dietro sé qualcosa, magari qualcosa che qualcuno continui a cantare.

Una canzone, ecco, sì, una canzone.

Per Francesco.

Buona domenica.

BENEDETTI TESTINA
Riccardo

Benedetti. 

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