IL DOMENICALE DI R.B./NON C’È SCAMPO, BILLY THE KID



“Abbiamo imparato più da un disco di tre minuti
che da tutto quello che abbiamo studiato a scuola”

(No Surrender – Born in USA – Bruce Springsteen – 1984)

 

 

Molte idee, per giunta confuse. Di cosa parlerò questa settimana? Non so, ma ci provo, e vedrò di riuscirci alla meno peggio.

Al massimo lasciate perdere e dedicatevi ad altro: intanto cominciamo con la letteratura, poi si vedrà.

copertina-libroNon avevo ancora diciotto anni e mi capitò fra le mani un libro dalla copertina bianca con al centro l’immagine di una coppia evidentemente ritratta agli inizi del XX secolo.

Lei, a sinistra, guarda severa lui che, a destra, sembra invece scrutare i tuoi occhi tenendo in mano l’oggetto che mi ha spinto ad aprire le pagine del libro ed iniziare a leggerlo per non smettere più.

L’uomo aveva in mano una forca, tipo quelle che venivano fabbricate nella Fusineta del nonno Santi, per intenderci, ed in altri cento antri oscuri dove gli uomini della Valle si rintanavano dalle sei della mattina alle sei della sera, per uscirne neri e stanchi.

Autore del libro Edgard Lee Masters; titolo, ma a questo i più ci saranno già arrivati, “Antologia di Spoon River”, e il mio rapporto con le parole messe in fila cambiò per sempre.

Non sono ancora riuscito a trovare, nonostante la lettura sia uno dei miei sport preferiti, qualcuno che sia riuscito, nella mia percezione, a pareggiare Lee Masters: l’ho trovato avanti cent’anni quarant’anni fa, e continuo a pensare che sia ben oltre tutti i tempi anche oggi, nell’anno in cui Robert Allen Zimmerman si vede assegnare il Nobel per la letteratura per la felicità mia e di tutti quelli che pensano di aver imparato di più da un disco di tre minuti che in tutta la loro sia pur brillante carriera scolastica. E quindi sorridono in direzione di Duluth, Minnesota, ma anche, ed è il mio caso, verso Freehold, New Jersey, perché se l’ha vinto lui, significa che l’hanno vinto tutti quelli come lui.

Bene, tutto ciò premesso, adesso diamo spazio al domenicale.

 

HOW MANY ROADS 

traffico-lecco-codeA Lecco, sembra, non molte. Anzi, visto quello che è successo negli ultimi giorni, pare ce ne sia una sola, ma capace di bloccare una città intasandone vie e piazze, facendo montare la rabbia e la frustrazione in cittadini ignari coinvolti in attese estenuanti alla guida dei loro veicoli.

Sono abituato ad occuparmi delle piccole cose della nostra piccola Valle, per cui invado magari corsie poco conosciute rischiando una contravvenzione, fatto sta che se il primo giorno l’emergenza poteva starci, a partire dal secondo qualche intervento doveva essere messo in opera.

Invece, stando alle cronache ed anche a quello che ho potuto personalmente sperimentare, solo al terzo, e ad opera ormai quasi conclusa, si è appreso che nessuno di quelli che avrebbe dovuto prevenire era stato informato.

“Non ce l’hanno detto”.

Sì, però dopo il primo giorno lo sapevate. O no?

Ma, intanto, l’ora si era fatta tarda, lungo le torri di guardia.

 

A HARD RAIN’S A-GONNA FALL

uragano-pianta-caduta-via-roma-barzio-1Stavolta l’avviso non doveva essere sottovalutato. Pioggia, vento forte, va bene, ma una tromba d’aria proprio no, non ce la aspettavamo.

Prima la neve, tanta, e quell’immagine poetica, da Nobel di non so cosa, della mandria presa alla sprovvista che risale da Valtorta; una carovana che alla mia amica signora della pianura non avrà certo fatto piacere, ma ci sta, ci sta di tutto quando sei in montagna, puoi solo prevedere il prevedibile e, dopo, rimediare il rimediabile.

Eppoi i venti cambiano, arrivano da sud e scombussolano l’aria, la fanno turbinare, il bosco diventa dapprima inquieto poi si lascia andare e perde i pezzi. Piove, tira vento, la neve così come è arrivata se ne va e ci lascia, ancora una volta, stupiti nel constatare la nostra impotenza di fronte ad una natura che non perde occasione per rimproverarci le nostre colpe mentre non riusciamo a trovare un rifugio dalla tempesta.

Proprio così, i tempi che stavano cambiando sono cambiati. E amen.

 

DESOLATION ROW

Lo sapete, qui da noi, nel vicolo, ci sono almeno due portoni.

Uno si apre sulla montagna, fra i larici di Prà Cainarca, verde prigione per cervi suicidi o uccisi, non vedi foglie ma soldi che volano alti spazzati dal vento, e non è né tempesta né temporale.

Il secondo portone è quello di un museo dalle porte ancora sbarrate, la ciminiera a ricordo di tempi migliori, tutto intorno terra arsa o fango, grigia prigione di un sapere che non si sa come liberare. Uno strapiombo di punti interrogativi abbandonati, per ora, nel vuoto, così come sospesi sono il milione e trecentomila euri racchiusi in quel sacrario deserto e in attesa di vita.

parco betulle cervi 4 fornace 1

Chi vivrà vedrà, ma fate presto, gentili suonatori di tamburello.

 

PUT MY GUNS IN THE GROUND

caccia al cinghiale mirinoNon sparerò al cinghiale, non ha colpe. Mettete via le armi, sembra che potrebbe levarsi di torno da solo, ma non è questo il problema.

Il problema è il lupo che arriverà dopo il cinghiale, ed è già qui in giro. Ma non sparerò nemmeno al lupo, che colpe ha se insegue il cinghiale? Lo fa per sopravvivere, non per uccidere. Ma, ancora, non è questo il problema.Risultati immagini per bob dylan billy the kid


Il problema è l’orso che arriva dopo il lupo, mentre il lupo sta inseguendo il cinghiale. Ma non sparerò nemmeno all’orso, che colpe ha se arriva dove ci sono i lupi che inseguono i cinghiali? Rioccupa i suoi spazi, quelli da cui lo avevamo cacciato.

Si chiama equilibrio e dovremo farci l’abitudine, come alla vita che soffia e non lascia scampo, e tu lo sai bene, caro Billy The Kid.


Buona domenica.

BENEDETTI TESTINA
Riccardo

Benedetti

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            L’ARCHIVIO DELLA RUBRICA DOMENICALE

 

 

 

 

 

 




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