MUORE IN GRIGNA, VENIVA DAL MILANESE. E SUI SOCIAL SCOPPIA LA POLEMICA



GRIGNA SETTENTRIONALE – La tragedia in Grigna che è costata la vita al 37enne Gaspare Allegra (in copertina) è stata un fulmine a ciel sereno in un periodo in cui, per ovvi motivi, la “cronaca nera d’altitudine” stava progressivamente diminuendo.

Come consueto nei tempi moderni, alla triste notizie i social network si sono scatenati: dinanzi ai tanti messaggi di condoglianze per la famiglia, c’è chi punzecchia sul fatto che, con la situazione attuale, forse era tutto evitabile.


Sono in molti infatti a pensare che Gaspare Allegra e il fratello, siciliani d’origine (Trapani) ma residenti ad Albairate nel milanese, in Grigna non dovevano starci: “Mi spiace per la prematura scomparsa, ma cosa facevano in montagna se non ci si può muovere x la zona rossa!! Purtroppo è successo e mi spiace x l’accaduto!” commenta Giuseppina, supportata da Alessandro: “Ok mi dispiace ma ditemi se c’è zona rossa come poteva che uno di Milano era qui oggi”.

Dall’altra fazione c’è invece chi sostiene che davanti alla morte tutto il resto deve passare in secondo piano “Questa cosa dei colori vi sta mandando fuori di cervello. Se davanti a una persona che muore in montagna sapete dire come prima cosa: “eh ma cosa ci faceva in Montagna che era zona rossa?!?! “ non siete persone… E il: “mi dispiace per l’accaduto” vale meno del cervello che avete in testa!” scrive Davide, mentre Francesca Lucia spiega perchè, forse, la loro presenza nel lecchese non era fuori luogo: ” Sai cosa sono le seconde case?”

E ancora Susanna “di fronte alla tragedia della morte, i commenti di chi pensa a cosa si possa fare o no in zona rossa mi disgustano” ed Eleonora “non potrei essere più d’accordo. Non c’è più un briciolo di pietà. Questo ultimo anno ha veramente fatto male a molti, li ha resi aridi e cattivi. Non ho parole.”

L’analisi globale più lunga e sentita è sicuramente quella di Egle, che spiega: “Un dolore immenso per la giovane persona deceduta […]. Faccio una riflessione e di questo ringrazio la mia mamma di 82 anni oggi in ospedale. Io causa questa pandemia ho cercato di proteggerla, non facendola uscire e limitandone la socialità. Lei per un po’ mi ha dato retta poi ha cominciato a fare di testa sua e aveva ricominciato a vivere. La mia mamma oggi è in un letto di ospedale sana, ma con un ictus che l’ha colpita all’improvviso, non ha il Covid e ha perso a causa di queste scelte di reclusione scellerate più di un anno di vita che non potrà recuperare. Quello che ha scelto di fare negli ultimi tempi a me faceva arrabbiare, pensavo di doverla difendere, ma adesso ho capito che aveva ragione lei […]. Tutti devono vivere e poter morire in libertà”.

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