INCONTRO TRA RSA A BARZIO: EMOZIONI, CONDIVISIONE E UMANITÀ AUTENTICA

Ci sono giornate che nascono quasi per caso e poi restano addosso come qualcosa di prezioso.
È successo anche a noi.

Circa un mese fa, durante un incontro con Francesca, educatrice della RSA di Perledo, è nata quasi spontaneamente un’idea semplice: creare un momento insieme tra le nostre realtà, tra persone che ogni giorno si prendono cura degli altri e tra ospiti che hanno ancora tanto desiderio di incontrarsi, condividere, emozionarsi. Così oggi abbiamo accolto a Barzio 17 ospiti della RSA di Perledo, accompagnati dagli operatori e da alcuni collaboratori.

La giornata è iniziata nel nostro giardino, sotto un sole caldo e gentile, di quelli che sembrano già predisporre gli animi alla serenità. C’erano chiacchiere, sorrisi timidi, mani che si cercavano, occhi curiosi.

Poi ci siamo spostati all’interno, dove una lunga tavolata era già pronta. Le nostre cuoche avevano preparato per tutti la polenta taragna, piatto semplice ma capace di raccontare casa, tradizione, memoria. Accanto a noi erano presenti anche alcuni familiari e volontari della RSA, persone che continuano a donare tempo ed energie con una generosità silenziosa ma fondamentale.

Nel pomeriggio abbiamo condiviso un’attività creativa insieme ai nostri ospiti: la realizzazione di mazzi di fiori con una macchina apposita. Sembrava un piccolo laboratorio, e invece era molto di più. Era collaborazione, gioco, relazione. Era il piacere di fare qualcosa insieme, senza fretta. E mentre i fiori prendevano forma, prendevano forma anche sorrisi autentici, battute, ricordi, complicità.

Abbiamo concluso il pomeriggio con una ricca merenda preparata per tutti, con tre diverse torte pensate per gli ospiti di Barzio e Perledo. Ma il vero nutrimento, quello più importante, era già nell’aria da ore.

Perché giornate come queste smuovono emozioni profonde. Creano socialità vera. Permettono rincontri che sembravano impossibili.

Due ospiti si sono riconosciute dopo aver condiviso in passato un’esperienza in un’altra RSA. E uno dei momenti più commoventi, per me, è stato vedere una nostra ospite riabbracciare la zia di 95 anni, residente nella RSA di Perledo. In quell’abbraccio c’era tutto: il tempo, la memoria, l’affetto che resiste.

Ma ciò che più mi colpisce ogni volta è lo sguardo delle persone.
Non solo quello degli ospiti, ma anche di chi ruota attorno a queste esperienze: familiari, volontari, operatori, collaboratori. Persone che magari hanno perso un proprio caro tempo fa e continuano comunque a esserci, a partecipare, a donare presenza.

In quegli sguardi si vede qualcosa di raro: la gioia della gratuità.
La felicità semplice del condividere tempo autentico.

Lavorare in una RSA significa certamente organizzare, coordinare, affrontare complessità quotidiane e responsabilità importanti. Ma significa anche custodire relazioni, creare occasioni di vita vera, continuare a ricordare che ogni persona, a qualsiasi età, ha ancora bisogno di emozionarsi, sentirsi parte di qualcosa, sentirsi vista.

E forse il senso più profondo del nostro lavoro è proprio questo: capire che anche una giornata apparentemente semplice può diventare qualcosa di immensamente grande negli occhi e nel cuore di chi la vive.

Noi siamo una realtà piccola. Non abbiamo grandi mezzi, numeri imponenti o risorse straordinarie.
Ma continuiamo a credere che il valore di una giornata non si misuri da ciò che si possiede o da ciò che si mostra, bensì da ciò che si riesce a far vivere alle persone.

E oggi, negli occhi pieni di gioia, negli abbracci ritrovati, nelle mani che hanno lavorato insieme e nei sorrisi condivisi, abbiamo avuto ancora una volta la conferma che la cura più autentica nasce dalla presenza, dall’impegno quotidiano e dal desiderio sincero di creare umanità attorno a chi ci viene affidato.

Veronica Bonicalzi

Direttrice RSA

Casa Sant’Antonio
di Barzio