CAi Barzio, pedalata sul fiume Adda

Cosa è successo? È successo che la sottosezione del C.A.I di Barzio ha organizzato per domenica 25 settembre 2011 una “biciclettata” lungo le sponde dell’Adda.

Il ritrovo per tutti è stato alle 8.00 di mattina a Barzio, all’appello ci siamo presentati circa 25 persone, bambini, donne adulti, , intere famiglie, singles, provenienti da diversi paesi della valle. L’amico Lino ha messo a disposizione il suo furgone sul quale sono state caricate le biciclette dopodichè la carovana è partita per raggiungere Olginate, lungo il percorso abbiamo incontrato altri amici ed altri ancora ci hanno raggiunto al luogo di partenza. Alle 9,15 tutti ordinatamente organizzati ci siamo avviati in direzione sud per raggiungere la meta predeterminata di Trezzo sull’Adda.

Il percorso è molto semplice, segue la sponda destra del fiume, in alcuni tratti la strada è asfaltata, ma la maggior parte dell’itinerario si snoda su sterrato e in alcuni tratti percorre una minima tratta di sentiero, impossibile perdersi, vuoi perché il fiume segna obbligatoriamente l’itinerario, vuoi perché in giornate meteorologicamente bellissime come quella che abbiamo vissuto, il flusso di gente presente sia a piedi che in bicicletta è altissimo.
Lungo le sponde del fiume c’è la possibilità di vedere molte cose, la natura fa da padrona, le zone umide sono piene di vegetazione a volte straordinaria a volte ingombrante e invadente. Anche la fauna si manifesta in modi diversi, i pesci sguazzano vicino alla riva altri saltano fuori dall’acqua con inaspettate evoluzioni. Gli uccelli cinguettano nascosti fra le canne e le frasche, alcuni ti attraversano improvvisamente la strada rischiando la collisione con l’incosciente passante. Anatre, germani ma soprattutto gli incantevoli cigni, nuotano a riva, a volte escono dall’acqua e ti affiancano cercando qualcosa, bellissimo è vedere quest’ultimi planare sull’acqua per decine di metri sfiorando con le loro enormi ali il pelo dell’acqua tentando di decollare.
A Brivio dopo circa 9 km, facciamo la prima sosta, cerchiamo di ricompattare il gruppo, purtroppo Andrea e la moglie con i piccolissimi Vittorio e Maria ci devono lasciare, tutto era previsto, Maria è proprio piccola e la pappa ed altri bisogni hanno la precedenza.
Riprendiamo la pedalata, l’ambientazione non cambia, ma ogni angolo raggiunto ha sempre il suo fascino, dopo qualche chilometro raggiungiamo Imbersago, Il traghetto leonardesco che collega le due sponde incanta i ragazzi, ma anche noi adulti, interrompe temporaneamente la pedalata con la scusa di scattare qualche foto.
Riprendiamo l’escursione, da qui in poi il fiume cambia volto, dopo qualche chilometro si incontrano costruzioni e opere realizzate dall’uomo, la diga di Robbiate è il primo segno che ci fa capire che qualcosa sta cambiando, infatti per i prossimi 15 chilometri incontreremo canali artificiali, chiuse, captazioni, argini e ben tre centrali idroelettriche ancora funzionanti costruiti nei primi anni del secolo scorso per fornire energia elettrica alla città di Milano.
Questo spettacolo di tecnologia rallenta un poco l’andatura, siamo intenti a guardare le diverse opere, e proprio in quel mentre che un piccolo incidente coinvolge due nostri amici, la caduta praticamente da fermi non causa grossi guai, una piccola escoriazione non interrompe la gita.
In questo tratto di fiume si passa anche sotto la volta del famoso ponte a traffico misto ferroviario-stradale di Paderno d’Adda, opera di ingegneria di valore storico e tecnologico unico in Italia.
Passate la centrale Bertini prima e la centrale Esterle poi, con un po’ di fatica da parte di qualcuno dei partecipanti, si raggiunge finalmente Trezzo d’Adda, la meta prevista.
A mezzogiorno siamo fermi sulla sponda del grande bacino di carico della centrale idroelettrica Tazzani, ci si ferma un’oretta per riposare e per consumare un semplice pranzo al sacco.
Ora il programma prevede di ritornare al punto di partenza ripercorrendo a ritroso lo stesso itinerario, qualcuno di noi conoscendo le sue capacità e le sue possibilità fisiche, si era organizzato portando in loco la sera precedente la macchina per poter rientrare a casa facilmente, gli altri dopo essersi riposati rifocillati e rinfrescati ripartono, ormai la strada la si conosce, ma è sempre bello e curioso vedere le cose appena viste inquadrate nel senso contrario, ciò che prima ti ha dato un’emozione, poi te ne regala un’altra diversa pur essendo la stessa cosa.
Ripassiamo davanti alla centrale Esterle e siamo molto fortunati, oggi in occasione di una manifestazione culturale, c’è la possibilità di visitarla. Con molto interesse da parte nostra, veniamo accompagnati alla visita da una guida volontaria che ci mostra prima le caratteristiche del territorio, poi come e perché sono state realizzate le opere idrauliche e le centrali e infine la struttura architettonica dell’edificio. Successivamente siamo entrati all’interno dove le turbine e gli alternatori (ancora gli originali di allora) producono energia elettrica, tutti siamo rimasti a bocca spalancata, ciò che stava succedendo li dentro, in quel bellissimo luogo, ha affascinato tutti, grandi e piccini. Terminata la visita siamo ripartiti, quello che andremo a percorrere ora è l’unico tratto di questa nostra gita che presenta un po’ di salita, niente di particolarmente difficile, anche i bambini superano in scioltezza questa difficoltà e per premio promettiamo a loro un buon gelato non appena arrivati ad Imbesago. Dopo la sosta premio si rimonta in sella, il prossimo tratto è pianeggiante ma la carreggiata è più stretta, bisogna stare attenti, molta gente a piedi lungo il sentiero, tanti altri in senso contrario, qualcosa può succedere ed infatti ecco che una piccola distrazione fa finire a ruote per aria una nostra compagna. Per poco non finisce nel fiume, fortunatamente non si fa niente, si conclude tutto con una corale risata di tutti.
A Brivio ci fermiamo ancora una volta per rifocillarci, la festa del paese fa da pretesto per effettuare una abbondante merenda per tutti a base di piadine, pane cipolle e salsicce, wurstel e crauti, birra e tutto ciò che può servire a far recuperare quel po’ di ciccia che personalmente avevo perso con la pedalata di oggi.
Richiamato all’ordine tutto il gruppo, si riparte per affrontare l’ultimo tratto, ormai siamo stanchi, i bambini e le donne stringono i denti, gli ultimi chilometri sono i più duri ma sono anche quelli che ti fanno rivivere quello che hai provato in tutta la giornata, tutto quello che abbiamo visto, le persone che abbiamo avuto al fianco, le risate in compagnia, la gioia e la contentezza dei bambini.
L’ultimo chilometro è quello più bello, senza volerlo si scatena una piccola competizione fra i ragazzi e i papà, tutti escono vincitori, sia chi è arrivato primo alla volata sia chi è arrivato ultimo del gruppo, lo si vede dai sorrisi stampati sulla bocca di tutti, entusiasti per la bellissima avventura che è durata 58 chilometri di compagnia.
Ci vediamo alla prossima.