EDITORIALE/2010, l’anno nero degli ambientalisti ‘ufficiali’

Verdi, ecologisti, sole che ride, Lega Ambiente, partiti. Tutti ugualmente mancanti all’appello. La Valsassina è un buco nero – anzi verde. In pratica tra Lecco e la Valtellina è come se non esistessero questioni di tipo ambientale. Eppure… Eppure di carne al fuoco ce ne sarebbe, eccome. In questa Valle ad esempio, un gruppo di valorosi difensori dell’ecosistema sta conducendo una battaglia (a suon di incartamenti e perizie) contro il colosso locale delle acque minerali che vuole costruire un acquedotto partendo da uno dei punti più belli e delicati non solo del lecchese ma dell’intera regione.

Verdi schierati? Rimasugli dell’ecologismo di sinistra dello scorso secolo? Appartenenti a partiti o ad organizzazioni strutturate a livello nazionale? Macchè. Qui parliamo di una famiglia di grandi costruttori (il marito è un vecchio democristiano, la moglie è stata tra i protagonisti dell’edilizia lecchese), di un industriale un tempo nei Liberali (P.L.I.) e di un avvocato a sua volta ex liberale. Sono questi signori in giacca e cravatta e non certo in eskimo a battersi contro la Norda, in difesa del Lago di Sasso e della Val Biandino.

Poco più in là, sempre in tema di acque, c’è il torrente Varrone che farà muovere nuove centrali (le chiamano "mini") idroelettriche. Anche qui c’è polemica, scontro, dialettica. Arrivano i nostri da fuori? La famosa Lega Ambiente, magari? O Italia Nostra o qualche partito o movimento? No, qui ad alimentare il conflitto ci pensano un ex sindaco leghista con posizioni storicamente anche ‘particolari’ (e che non nega l’esistenza delle centrali ma discute su chi deve incassarne i proventi) ma soprattutto un movimento di cittadini composto prevalentemente da pescatori e alpigiani.

Non entriamo nel merito delle due vicende: l’evolversi della situazione è costante e in queste settimane sicuramente se ne vedranno delle belle. Ma non saranno svolte attuate grazie a chi è come dire "professionalmente" nel settore. Tutt’altro. Le battaglie verdi valsassinesi evidentemente son roba "di provincia". Anzi, si sussurra che a suo tempo una qualche organizzazione di quelle appunto ufficiali nel panorama dell’ambientalismo nazionale abbia quasi "richiesto" almeno una cinquantina di tessere associative per scendere in campo. Come dire che per impegnarsi ci vuole un ritorno. Strano modo di affrontare le questioni ecologiche.

La Valsassina insomma se la deve cavare da sola. Magari guidata da costruttori e pescatori, da industriali e qualche bellicoso residente. Rigorosamente senza tessera.

Nel frattempo, chi parla di sversamenti nocivi nel Pioverna, di fabbriche che decidono le sorti di interi paesi, di costruzioni pericolose e di inquinamento paesaggistico lo può fare solo sottovoce. Leghe e movimenti stanno altrove, valorosamente impegnati in grandi campagne su temi più visibili – e che frutteranno magari più tessere.

 

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DALL’ARCHIVIO DI VN: