DRAMMA DEL ‘CICLAMINO’ AL PROCESSO, STOP DEL GIUDICE ALLE PERIZIE



Nel tragico rogo avvenuto nelle prime ore di domenica 19 dicembre 2010 era andato distrutto il noto ristorante-pizzeria di Crandola Valsassina. Nell’incendio era morta la moglie del titolare e da subito era stata individuata come possibile causa delle fiamme la canna fumaria della stufa. Il dibattimento di oggi, davanti al presidente della Sezione Penale Ambrogio Ceron. è seguito al rinvio a giudizio deciso nel gennaio scorso dal GIP del tribunale di Lecco Massimo Mercaldo che aveva accolto le richieste avanzate in questo senso dala PM Rosa Valotta. Imputati di incendio doloso e omicidio colposo Maurizio Beri (che vendette ed eseguì i lavori di installazione della stufa ritenuta all’origine dell’incendio) e il marito della vittima, Roberto Floreano.

Oggi sia i difensori di questi ultimi, sia i legali delle parti civili (ovvero dei figli della vittima Chiara e Daniele e della Società Magiga Spa, proprietaria dello stabile) hanno chiesto di prendere in esame nuove perizie ma il giudice Ceron ha negato questa possibilità, considerando bastante il lavoro del perito incaricato in sede di incidente probatorio, nel novembre del 2011. Nella sua relazione, Massimo Maria Bardazza aveva individuato la zona da cui sarebbe partito l’incendio: si tratta di un’area esterna al locale dove, secondo la ricostruzione del perito, c’era un tavolo da lavoro sul quale passava il tubo di una stufa a pellet. La stessa da cui si sarebbe innescato il terribile incendio.

Il processo è stato quindi aggiornato; se ne riparlerà però solo nel marzo del 2014. causa l’imminente trasferimento del giudice Ceron (sarà infatti il suo successore a continuare il processo). La sentenza dunque è lontana.
 

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