LA FINESTRA/IL CASO ZALONE, IN MEMORIA DI FABER E L’ICONA EROTICA ANITA EKBERG



Come ogni domenica, anche oggi dedichiamo uno spazio all’interno del nostro giornale alla cultura, segnalando ai lettori gli articoli più interessanti della nostra pagina culturale, Il fascino degli intellettuali.

zalone“Quo vado?” e il caso Zalone che divide la critica cinematografica italiana – Il nuovo anno è appena cominciato e gli italiani hanno rinnovato la consueta e appassionata partecipazione alla loro attività prediletta: indignarsi, criticare, schierarsi, difendere, discutere una questione che in realtà non ha la minima importanza. Questa volta è toccato a Checco Zalone, che con il suo Quo vado?. In pochi giorni ha raggiunto la vetta della classifica dei film più visti in Italia, superando il record di vendite del suo ultimo film del 2013, Sole a catinelle, e dell’attesissimo Star Wars: il risveglio della Forza. Zalone veste i panni dell’italiano medio, che è cresciuto ai tempi della Prima Repubblica con il mito del posto fisso, garantendosi così privilegi e ammirazione da parte dei suoi concittadini. Leggi tutto

Faber-1024x681Faber, “pittima” fragile – «Il signor Fabrizio De André, genovese, ventotto anni, benestante, un po’ poeta, è da due anni in testa alla classifica dei dischi long playing più venduti in Italia. Ne vende più lui di Mina, di Celentano, di Morandi, dei Beatles, di Barbara, di Brassens, e non lo sa nessuno. Scrive e canta canzoni difficili, irripetibili, letterarie, piene di parole ottocentesche». Così si apre un’intervista a Fabrizio De André di Adriano Botta apparsa su L’Europeo del 13 marzo 1969. Ora, quasi cinquant’anni dopo, potrebbero far sorridere queste formule di presentazione così prudenti: «poeta» ma solo «un po’», a sminuire la portata letteraria delle canzoni «irripetibili»; ecco il «signor» De André, questo ragazzo che vende dischi con parolacce e parolone, li vende bene «e non lo sa nessuno». Eppure non sono i frammenti di un ingenuo articolo anni Sessanta che minimizza Tutti morimmo a stento. Leggi tutto

Anita Ekberg, icona erotica dalla sensualità dirompente – Tutti la ricordano immersa nell’acqua della fontana di Trevi davanti a un estasiato Marcello Mastroianni. Pochi passi che valgono una carriera, un film che, per qualche incomprensibile motivo, rimanda sempre e costantemente a quel vestito nero scollato, ai piedi nudi, all’accento british sporcato da una parlata leggermente nasale. Quando Federico Fellini la scelse per interpretare l’attrice americana in trasferta a Roma ancora non sapeva che Anita avrebbe condizionato per sempre i desideri degli italiani; era quanto di più lontano dall’ideale di donna mediterranea potesse esserci, giunonica, biondissima, procace e quasi eterea. Una Venere dai capelli d’oro e un seno maestoso. Leggi tutto

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