TORRENTI/IL CASO PREMANA ESEMPIO DI MALAGESTIONE FINISCE NEL DOSSIER NAZIONALE DI LEGAMBIENTE. SEI EMERGENZE AMBIENTALI



idroelettrico 2017 legambientePREMANA – Con sei emergenze ambientali rilevate il caso premanese spicca nel dossier Idroelettrico: impatti e nuove sfide redatto da Legambiente osservando l’intero territorio nazionale. “Sul torrente Varrone – si legge nel documento – insistono ben quattro centrali concentrate lungo 8 km di percorso, con un prelievo d’acqua già a circa 50 metri dalla sorgente, poi le altre tre a cascata”.

Attraverso 40 storie il dossier (consultabile qui integralmente) racconta l’impatto sul territorio degli impianti idroelettrici, mettendo in luce le problematiche connesse allo sfruttamento delle acque e il conflittuale rapporto tra incentivi alla produzione e norme spesso inefficaci di tutela dei fiumi. Emerge così che siccità e captazioni eccessive sono tra le cause principali di una forte contrazione della disponibilità di acque nella regione alpina, una condizione che rende indispensabile rivedere la gestione delle risorse naturali montane.

Legambiente così descrive la situazione nostrana:
Il torrente Varrone è indubbiamente il corpo idrico maggiormente derivato della zona, infatti già a livello delle sorgenti il Varrone è captato e le sue acque vanno alla centrale idroelettrica di Cosio Valtellino.
fraina senz acqua1Dopo la presa alle sorgenti, non appena il Varrone inizia ad avere portate idonee, vi è una presa ENEL, che deriva dalla Val Fraina e dalla Valle dei Forni, principali tributari del Varrone. Da questa le acque vengono restituite a valle di Premana all’altezza dello scarico del depuratore.

Dopo circa 950 metri c’è la diga di Premana e le acque del Varrone non tornano più nell’alveo del torrente, che è lungo ancora 12.200 metri, e sono restituite nel Lario (lago di Como) dalla centrale idroelettrica che sorge sulla riva a Corenno Plinio.
Ad aggravare la situazione, si tenga presente che anche le acque di tutti i tributari presenti a valle della diga di Premana (Avano, Molini, Varroncello), sono captate e vengono convogliate sempre alla centrale di Corenno Plinio. Si consideri poi che nel breve tratto di 950 metri è stata realizzata nel 2012 una nuova centrale, in pratica la stessa ditta ha presentato due richieste di concessione una a valle della esistente centrale Enel e una a monte.

E l’elenco di problematiche che ne consegue è secondo solo a poche altre realtà.
varrone legambiente-ok– rilascio di una quantità d’acqua insufficiente
– moria di trote Fario
– forte rischio di secche estive e gelate invernali e di asciutta totale a valle con conseguenze importanti su flora, fauna ed approvvigionamento idrico per la popolazione e per gli animali
– probabile non rispetto dell’obbligo del DMV (deflusso minimo vitale)
– la condotta forzata attraverserà una frana tuttora attiva
– la verifica di VIA del 2011, peraltro scaduta e non più in grado di dare alcuna copertura di legittimità ambientale all’intervento, è stata condotta sulla base di uno studio preliminare carente, risalente a molti anni prima (2003!), che ha operato un’analisi molto sommaria della situazione idrologica della situazione, che non tiene conto degli effetti cumulativi delle altre derivazioni ma che soprattutto ha ad oggetto un progetto diverso da quello odierno, che pertanto difetta di compatibilità ambientale in sé e per sé.

torrenti premana conferenza servizi 2L’associazione ambientalista passa infine in rassegna gli esiti energetici ed economici di questi impianti idroelettrici, riportando l’attenzione su uno degli aspetti più controversi e che anche i comitati valsassinesi hanno sempre sottolineato, ovvero la stretta relazione tra i micro-impianti e gli incentivi esterni, capitali senza i quali interventi di questo genere non sarebbero economicamente sostenibili.

Se quasi tutti i grandi impianti sono stati costruiti nel ‘900, le nuove installazioni dell’idroelettrico – ed è questo il caso del Varrone – sono pressoché esclusivamente riconducibili ad impianti ad acqua fluente, con potenza inferiore a 1 MW, distribuiti quasi sempre su corsi d’acqua di dimensioni ridotte e sempre più in quota. Tali impianti si calcola che tra il 2009 e il 2015 (periodo di studio considerato dal dossier) abbiano prodotto solamente il 2 per mille dell’energia primaria complessivamente consumata, il 5% dell’energia idroelettrica. Con questo ritmo si può supporre che gli oltre 2000 nuovi impianti in progetto in Italia con più di 3000 km di corsi d’acqua derivati potranno mettere fortemente a rischio fiumi, torrenti e rii per produrre quantità esigue di energia. Rimane inoltre l’incognita di cosa accadrà alle centinaia di centraline già distribuite sul territorio lombardo, qualora scomparissero gli attuali incentivi.

CAPTAZIONE TORRENTE PER CENTRALINA IDROELETTRICA“Occorrono regole capaci di tutelare i bacini idrografici avendo particolare attenzione per la fragilità dei tratti montani e la risorsa idrica – sottolinea Lorenzo Baio, responsabile acque di Legambiente Lombardia –. Il piccolo idroelettrico in Lombardia, benché produca molto meno del grande, determina la maggior impronta idrica in termini di portata e d’impatto sui corsi d’acqua, in quanto le derivazioni sono responsabili della desertificazione di ampie componenti del reticolo idrico, quasi sempre in aree estremamente sensibili. Per tutelarli davvero bisogna fare un salto di qualità nell’ottenimento dei parametri minimi per la sopravvivenza degli ecosistemi fluviali. Proponiamo dunque che il Deflusso Minimo Vitale, che si è rivelato inefficace a tutelare le condizioni di sopravvivenza di questi ambienti delicati, venga sostituito con il Deflusso Ecologico, un concetto maggiormente cautelativo per la salvaguardia dell’ecosistema fluviale”.

 

 

 




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