DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO



Festa della presentazione di Gesù al tempio. Anche in questa Vangelo, come negli altri vangeli dell’infanzia di Gesù, Gesù viene presentato come colui che compie le promesse di Dio e realizza le attese del popolo. In due punti ci sono di esempio Maria e Giuseppe, poiché Gesù è inconsapevole data la sua età.

1.     Maria e Giuseppe presentano Gesù al tempio come prescrive la legge: “Ogni figlio primogenito sarà sacro al Signore”. Non è ancora il gesto di Gesù che dirà di essere venuto per compiere la volontà del Padre; per ora è solo il gesto di Maria e di Giuseppe che offrono al Signore il loro figlio,  come per dire: “E’ tuo!”. Pur sapendo già qualcosa di Lui, non mancano di stupirsi davanti alle parole di Simeone e di Anna. Questo rito ci fa pensare al Battesimo dei nostri bambini: anch’esso significa che li consacriamo al Signore.

2.     Ci sono poi le parole di Simeone a Maria: “e anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Cogliamo qui un riferimento all’opera di redenzione che opererà Gesù, ma c’è anche la partecipazione di Maria come sua madre, e che noi chiamiamo corredentrice. Nella nostra vita di preghiera è bello e giusto che diamo grande spazio a Maria.

Dovremmo sempre saper parlare o fare memoria di Gesù suo figlio, pensando di farlo davanti a lei sua madre.

Questo ci aiuterebbe molto ad avere sentimenti giusti di umiltà, di affetto e di dolore, come le parole che cantiamo nella Via Crucis: “Se ti fossi stata accanto, forse che non avrei pianto o Madonna, anch’io con te?”.

Ma soprattutto in questo Vangelo emerge l’attesa definita: “consolazione d’Israele”.

Non attendevano una legge morale nuova, non un culto nuovo: attendevano una persona.

Questa è la straordinaria novità della fede cristiana: che essa non consiste anzitutto in un certo comportamento da tenere, o in verità da credere, o in un culto da praticare, ma nel rapporto personale con la persona di Gesù.

Solo così possiamo capire i sentimenti di Simeone e Anna: solo perché si è visto l’atteso, ora si può morire in pace.

Portavano in braccio il bambino, ma era lui che portava loro.

Che anche noi abbiamo a poter dire a Gesù:

         Tu sei la mia consolazione e la mia speranza.

         Tu sei il mio perdono e la mia pace.

         Tu sei per me la misericordia del Padre.

         Tu sei l‘atteso al termine della mia vita.

E con Pietro: “Via da te, da chi andremo?”.


Don Gabriele
vicario parrocchiale

 

 

 

 

 




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