DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE



“Se mi amate…”. Gesù desidera che tra lui e i discepoli ci sia un rapporto di amore, un rapporto di amore vero e niente altro. Chiede che si renda esplicito ciò che dovrebbe essere ovvio. Dona amore e chiede amore. Lui ama i suoi discepoli. Poco prima, nel capitolo 13, Giovanni introduce il gesto della lavanda dei piedi con queste parole: “avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine”. Lui ama, e i suoi discepoli? Lo amano? E come possono amarlo davvero? Obbedendo ai suoi comandamenti. Sappiamo che Gesù, così ricorda l’evangelista Giovanni, li riassume in uno solo, nuovo: amatevi come io ho amato voi. “Osservare” significa aver cura, custodire, praticare i comandamenti, preoccuparsi di vivere secondo la volontà di Gesù. I discepoli come risposta d’amore all’amore i Gesù devono aver cura quindi di vivere il comandamento nuovo.

È una cosa commovente. Chiede amore e dice che glielo si può donare amandoci tra noi. Così afferma in modo inequivocabile che l’amare è tutto, l’amare salva, che l’amare è il senso della vita. Per me questa è una cosa sorprendente. Si sente amato se noi ci amiamo tra noi.

E’ tutto ciò che, credo, di fatto e da subito ha proposto con tutta la sua vita ad ogni uomo. Chiedeva di amare: di amarlo, di amarlo amandosi tra loro e offrendo amore a tutti. Niente di più di questo. Forse anche solo questo perché, alla fine, tutto in lui conduceva lì, tutto ciò che annunciava e proponeva conduceva lì. Vi do un comandamento nuovo: amatevi come io vi ho amato.

Hanno camminato insieme per le strade del mondo offrendo e proponendo amore come e con Gesù, lui era accanto a loro per renderli davvero capaci di farlo. Con le parole e soprattutto con l’esempio, offrendo loro la possibilità di farne abbondantemente esperienza. Certo che con lui accanto tutto era più facile. Con la vicinanza, con l’esempio, con tanti richiami difendeva in loro la scelta di fare della propria vita un atto d’amore.

Amare. Questo avrebbero dovuto fare sempre e ovunque. Fratel Arturo Paoli diceva che il senso della vita per lui era “amorizzare il mondo”, riempire d’amore tutto il mondo. Che comunione con il respiro, i sogni, le speranze di Gesù! Osservare i comandamenti propriamente significa aver cura, preoccuparsi di vivere i comandamenti nell’unico grande comandamento.

Possiamo comprendere il meraviglioso dono dello Spirito Santo. Gesù non sarà accanto fisicamente ai suoi discepoli ma sarà in loro nel dono dello Spirito Santo. Come l’altro consolatore, in loro, nel loro intimo, difenderà in loro la decisione, la scelta e la capacità di amare, di mettere amore in ogni cosa. Grazie all’azione intima in loro dello Spirito Santo i discepoli sapranno che l’amore è la verità di Dio, la verità di loro stessi e del senso del loro esistere, da custodire e da praticare.

 

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

 

 

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