Il voto finale sul decreto attuativo in materia di fisco comunale, previsto per questo giovedì nel primo pomeriggio, è stato anticipato alle 12.45 e a meno di sorprese clamorose, il risultato del voto finale dovrebbe essere di 15 a 15, con la bocciatura del parere di maggioranza così come di quello di min
oranza. Ma il federalismo passerà comunque, perchè il premier Silvio Berlusconi ha assicurato che il governo emanerà in ogni caso il decreto.
In un comunicato stampa del 23 gennaio, l’Anpci (Associazione nazionale piccoli comuni italiani) afferma che il federalismo fiscale "allarga la forbice già esistente tra comuni ricchi e comuni poveri", per questo motivo l’Apci "è molto critica sul decreto sul federalismo fiscS ale municipale".
Non tutti la pensano come gli associati all’Anpci; le linee sono due: i sostenitori che pensano questo sia un passo verso il vero federalismo (soprattutto per le amministrazioni comunali con maggioranza leghista) e quelli che pensano che in questo modo si creerebbe una specie di "accentramento locale" delle finanze statali.Il decreto legislativo sul federalismo fiscale municipale – approvato in agosto dal governo e in discussione al parlamento in questi giorni – non è molto chiaro soprattutto ai cittadini che attendono con ansia notizie su quale sarà il cambiamento specialmente per le loro tasche.
Il documento prevede una serie di nuove entrare a favore dei Comuni, nelle regioni a statuto ordinario, in sostituzione dei trasferimenti erariali. Tra le tasse e imposte che entreranno direttamente nelle casse dei municipi: l’Irpef sui redditi fondiari, la compartecipazione dell’Irpef al 2%, le imposte ipotecarie e catastali, la cedolare secca sugli affitti e la tassa immobiliare sulla seconda casa.
Dal 2014, inoltre, i Comuni potranno istituire l’Imposta municipale propria (Imu) e l’Imposta municipale sui servizi. La prima accorperà Ici, Irpef su redditi fondiari non in affitto e addizionali regionali e comunali. La seconda sostituirà la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, il canone per l’installazione di mezzi pubblicitari.

I sostenitori dicono che "il federalismo fiscale municipale consentirà di garantire un’effettiva ed equilibrata autonomia fiscale ai comuni, assicurando finalmente una concreta responsabilizzazione degli amministratori locali, con misure premiali per quelli virtuosi e sanzioni per coloro che non raggiungono gli obiettivi". Secondo loro, in questa maniera gli amministratori potranno garantire un adeguato livello dei servizi ai cittadini, riuscendo a gestire meglio gli oneri di urbanizzazione e creando minori consumi.
Altri temi importanti riguardanti il federalismo fiscale comunale sono quello della cedolare secca (imposta sui redditi di canone d’affitto che è sostitutiva dell’Irpef e dell’Imposta di Registro ed è pari al 20%) e il riordino dell’imposta di scopo e prelievo sui rifiuti solidi urbani.
Insomma, alla Camera sembra che il decreto passerà, ci sarà il federalismo fiscale comunale; ora la parola agli amministratori per cercare di capire come cambierà la vita nei piccoli comuni valsassinesi.
DAL "GIORNO" DI OGGI
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| Federalismo, pressing della Lega Le opposizioni confermano il no | ||
| di OLIVIA POSANI — ROMA — ENNESIMO rilancio sul federalismo di Calderoli. Il ministro leghista ieri ha tentato di strappare l’astensione dei finiani accogliendo due proposte forti presentate in commissione bicamerale da Mario Baldassarri. Ma il pressing si è spinto anche oltre. In campo è sceso direttamente Berlusconi, che ha ricevuto per oltre un’ora il professore e Calderoli a Palazzo Grazioli. E in serata un altro incontro con i ministri del Carroccio, guidati da Bossi. Non possiamo più scherzare — avrebbe confidato a suoi — rischiamo una crisi di governo e elezioni anticipate. […] E così oggi, salvo sorprese, la conta si chiuderà 15 a 15. Berlusconi però assicura: «Penso che il federalismo passerà, ma anche in caso di pareggio andremo avanti perchè la legge consenta al governo di procedere ugualmente». Opposta l’interpretazione del Pd. Dice Enzo Bianco: «Il parere del relatore non avrà la maggioranza e senza il parere favorevole del Parlamento è ovvio che il decreto non può andare avanti». Il governo, spiegano i leghisti, può ugualmente far approvare il decreto, ma con il testo del 4 agosto. Ovvero quello iniziale, che però è stato modificato dopo il faticoso accordo con i comuni e manipolato in commissione per tentare di ottenere almeno una astensione da parte delle opposizioni. […] LE RICHIESTE presentate da Baldassarri erano essenzialmente tre: compartecipazione dei comuni agli introiti Iva, anzichè a quelli dell’Irpef; fondo ad hoc da un miliardo per venire incontro alle famiglie che pagano l’affitto; reintroduzione dell’Ici sulla prima casa dando contemporaneamente la possibilità di detrarre l’importo dell’imposta dall’Irpef. Calderoli ha detto di sì alla compartecipazione dell’Iva (che in serata è stata votata all’unanimità) e anche al fondo per gli inquilini, da introdurre però a settembre con la legge di stabilità (e per questo motivo alla fine ha votato contro anche Baldassarri). La terza richiesta è stata invece ritenuta irricevibile perche, come ha spiegato La Loggia, «l’abolizione dell’Ici sulla prima casa è una una scelta politica». Oggi, dopo il voto, Fini e Schifani diranno come il governo può procedere. |
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L’articolo completo e’ a pag. 15 del giornale cartaceo










