IL DOMENICALE DI R.B./PARLANDO DEL FUTURO DEI POSTI BELLISSIMI



Chi combatterà per salvare la Terra?
Chi dirà che ne ha subite abbastanza?
Chi sfiderà la grande macchina?
Chi combatterà per salvare la Terra?
Tutto comincia da te e me.

(Who’s Gonna Stand Up – Storytone – Neil Young – 2014)

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La storia si ripete, parte terza. L’ultima? Non so. Improbabile.

Impossibile, anzi, almeno fino a quando il Sole non deciderà di scoppiarci in faccia..

Poltrona. Televisione. Telecomando. Canale non so. Film in bianco e nero. Due seduti a un tavolo. Bicchiere di vino. Sigaro uno, pipa l’altro.

La cucina ha il soffitto basso, forse fuori è inverno, non si capisce, c’è poca luce. Stufa spenta.

Di sicuro c’è la guerra, è storia degli anni quaranta.

“Cosa pensi del progetto?”,  chiede l’uomo con il sigaro all’uomo con la pipa.

diga“Dicono che sta in piedi: due dighe, due laghi. Eppoi, perché non potremmo approfittarne e cavarci qualcosa, qualche milione, per i nostri posti? Pensa, potremmo magari sistemare gli alpeggi, qualche baita e, chissà mai, potrebbero anche darci l’energia a prezzo di costo!”.

Fumo che gira sopra le loro teste. Fuori non è inverno, ma primavera.

In una scena si intravvedono posti bellissimi ricamati di fiori. Voci di bambini e di mamme che li richiamano.

“Sei proprio così ottimista? Due dighe, due laghi, paesi che non esisteranno più, la gente che sarà costretta ad andarsene…”.

L’uomo con la pipa si alza lentamente, si avvicina alla finestra, dà un’occhiata fuori e senza girarsi risponde all’uomo con il sigaro.

“Ecco, vedi, la gente starà solo meglio: quali sono i paesi dove c’è il miglior clima? Quelli in basso? No, quelli in alto. Vedrai che la gente starà meglio anche di salute, alla fine. E poi, pensa ai turisti che arriveranno a vedere i laghi, a passeggiarci attorno, a portare ricchezza. E’ il futuro, non lo puoi fermare”.

L’uomo con il sigaro prende il calice di vino, se lo porta alla bocca, lo rimette sul tavolo, si passa la manica della camicia a quadri sulle labbra.

“Vedi amico mio, io credo che la ricchezza stia in tutto quello che ci hanno affidato i nostri vecchi, ed ai nostri vecchi i loro vecchi, e così via. Io credo che prima di inseguirne altra di ricchezza dovremmo cercare di conservare quella che abbiamo e, soprattutto, quella che non sappiamo e non ci accorgiamo di avere. Guarda là fuori, guarda i campi, guarda quei tre bambini che si rincorrono. Non mi sembra giusto che non lo possano più fare solo perché qualcuno vuole vendere 73 milioni di kilowattora a qualche fabbrica della bassa: vorrebbe dire toglierci di dosso la storia, il passato, i ricordi, insomma, la nostra vita. E noi dovremmo sacrificare la nostra vita per questo genere di futuro?”

L’uomo con il sigaro si prende la testa fra le mani. Parla ancora.

“Ti è mai capitato di arrivare in un alpeggio e sederti ad ascoltare il silenzio? Poi ti accorgi che nel silenzio scorre un torrente, si agitano rami, volano ali leggere. Vorresti che nessuno ti rubasse quel momento, perché sarà irripetibile, non ci sarà mai più un’altra volta. Perché la nuvola che sta passando non sarà mai la stessa nuvola, e tu lo sai, amico mio, che nella vita le storie più belle sono racchiuse negli attimi”.

“E poi, pensa a questa gente che ci sta intorno, queste facce che nascondono mille universi, costellazioni di speranze, galassie di memorie: cosa potranno mai dire a questa gente? Ecco, come regalo per la vostra accondiscendenza e ingenuità abbiamo pronte due dighe e preparato due laghi, vedrete che bello sarà specchiarsi ogni giorno in acque forestiere”.

dalpiaz giorgioL’uomo con la pipa adesso è vicino alla stufa, riattizza il fuoco, mette una legna.

Non fa freddo, ma il problema non è la temperatura.

“Il geologo, quello bravo, quel veneto, – parla quasi sottovoce – ha detto che potrebbero esserci dei problemi. Ha parlato di fessurazioni e fratture, ma poi alla fine ha concluso che non dovrebbero creare  complicazioni. Certo, gli amministratori non sono d’accordo, hanno incaricato un avvocato, ma l’interesse nazionale…”

L’uomo con il sigaro picchia con violenza il pugno sul tavolo. Da uno dei due bicchieri esce del vino che va a macchiare il legno. Gocce di sangue che roteano nell’aria.

“L’interesse nazionale! I nostri figli sono chissà dove a farsi sparare addosso per “l’interesse nazionale” di uno solo. Non sappiamo se torneranno, la sola cosa certa è che molti non torneranno. E adesso vengono a proporci di allagare prati e orti, cimiteri e chiese, farci andare ad abitare sui bricchi spacciandoli per località turistiche, in cambio di cosa, un po’ di luce, forse?”

L’uomo con il sigaro non ne può più.

“Noi non contiamo niente? Pensano che siamo rimbambiti? Che non sappiamo distinguere le persone serie dai cialtroni? Gli uomini come si deve dai briganti che sono pronti a svendere anche chi gli è più caro per qualche lira? Quelle due dighe e quei due laghi non li vuole nessuno e vedrai che non li faranno mai, perché alla fine prevarrà il buon senso, soprattutto perché la gente potrebbe anche arrabbiarsi. E quando la gente si arrabbia….”

L’uomo con il sigaro pronuncia quest’ultima parola alzando il braccio come se tenesse in mano un’ascia.

Poltrona. Già, maledetta, comodissima, poltrona.

Mi sveglio. L’uomo con la pipa deve essersene andato da un pezzo. L’uomo con il sigaro apre la finestra per cambiare aria. Fuori è primavera, tre bambini si rincorrono su un prato, una donna taglia un po’ d’erba per i suoi conigli; sulla provinciale, tra la polvere, romba la corriera.

VAL FRAINA BOSCO E ACQUALà in fondo la ciminiera di una fornace spenta è come un faro che veglia sui pascoli.

Schermo scuro. Scritta “Fine”.

Spengo la tv.

Chissà perché mi vengono in mente figure di briganti e cialtroni.

E penso ai nostri posti bellissimi. E a noi che abbiamo il dovere di farli rimanere tali.

Perché la storia, anziché ripetersi, possa continuare.

Buona domenica.

BENEDETTI TESTINA
Riccardo

Benedetti
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N.D.R.: il progetto delle due dighe e dei due laghi in Valsassina fu predisposto nei primi anni quaranta del secolo scorso. Gli amministratori del tempo presero posizione nonostante il regime e riuscirono a bloccare l’iniziativa. Il geologo di cui parla l’uomo con la pipa è Giorgio Dal Piaz, lo stesso che fece la prima perizia geologica laddove venne costruita la diga del Vajont.
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              L’ARCHIVIO DELLA RUBRICA DOMENICALE

 

 

 

 




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