IL DOMENICALE DI R.B./IL CAPRONE DI STARLEGGIA E LA SIGNORA DI PIANURA



Nella vecchia fattoria ia-ia-o
Quante bestie ha zio Tobia ia-ia-o 

(Nella vecchia fattoria (Old MacDonald Had a Farm)
Quartetto Cetra – 1949)

 

Premetto che avrei voluto parlare d’altro ed avevo praticamente già preparato tutto: rimando alla prossima settimana, l’argomento lo consente.
Oggi, invece, voglio parlarvi del mio rapporto con gli animali. Sul perché i più attenti non avranno dubbi.

IL CAPRONE DI STARLEGGIA

Risultati immagini per caproneTanti anni fa da una galassia non molto lontana cinque amici partirono per una gita: meta individuata, per via dello “star” iniziale (eravamo nel ‘77 o nel ‘78), un posto che si chiama Starleggia situato di fronte a Campodolcino, raggiungibile percorrendo tornanti per 8 chilometri.

Panorama stupendo, poche case e una chiesa, anzi, una bella chiesa che scoprirò poi essere dedicata a San Sisto della Trasfigurazione.

Bene, i cinque, tra cui ovviamente R.B., scelgono un bel prato, mangiano e si sdraiano al sole, godendosi l’aria fresca e la vista spettacolare sulle montagne di fronte. Tutto tranquillo, tutto bene, uno spettacolo.

Essendo trascorsi alcuni decenni, la memoria non riesce a sintonizzarsi perfettamente sulle onde del tempo, ma ricordo benissimo che, quasi d’improvviso, un gregge di capre si affacciò curioso al luogo che avevamo scelto. Loro guardavano noi, noi guardavamo loro, uno scambio di occhiate pieni di dubbi.

“Qualcosa da mangiare” pensavano le capre; “”che intenzioni avranno” pensavamo noi. E continuavamo a guardarci con reciproco sospetto. Del pastore, nessuna traccia.

Di un grosso caprone, invece, si vedevano molto bene le belle corna e tutto il resto.

Ora, non so bene cosa successe: le capre pascolavano svogliate, il caprone, invece, incrociò il mio sguardo e decise che non gli piacevo. Quindi mi alzai, considerai la distanza della discesa sino alle case, e cercai di allontanarmi senza dare nell’occhio, con le mani nelle tasche posteriori dei jeans, evitando di fischiettare e di compiere gesti inconsulti che avrebbero potuto inquietare il caprone ancor più di quanto lo era già.

Tentativo, però, penosamente fallito: il caprone, che probabilmente aveva visto in me un potenziale concorrente, si lanciò all’inseguimento portandosi dietro tutto il gregge. Io correvo, gli amici ridevano, i campanacci di caprone e capre risuonavano sempre più forti nelle mie orecchie mentre la discesa verso il paese sembrava non dovesse finire mai.

Poi, con grande mio grande sollievo, riuscii a vedere una porta semi aperta che spalancai.

Mi ero rifugiato in San Sisto della Trasfigurazione.

Caprone e capre tentarono un assedio ma poco dopo se ne andarono, forse convinti che anch’io mi fossi trasfigurato; più probabilmente, il pastore si era accorto del mucchio selvaggio ed era intervenuto.

Ero in salvo, e forse accesi anche una candela. Di sicuro pensai che se avessi avuto un bastone avrei saputo come fronteggiare il caprone. Solo con la Forza non me la sarei cavata.

LE VACCHE DI PASTURO

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Ciò detto, e chiarito che il mio rapporto con gli animali è spesso burrascoso (i cani mi abbaiano contro, i caproni mi guardano storto, le vacche brontolano se passo loro vicino, gli asini ragliano e i cavalli nitriscono e sbuffano), veniamo ai giorni nostri.

Non conosco la signora che ha animalisticamente attaccato le “nostre” Manifestazioni Zootecniche.

Immagino non mangi carne di qualsiasi genere, non abbia mai ammazzato una mosca, non si cosparga di Autan per evitare di avvelenare le zanzare, non schiacci le formiche, non uccida ragni.

E non beva latte, notoriamente ottenuto attraverso una crudele tortura delle mammelle vacchesche o capresche, e non si cibi di tutti i suoi derivati.

E, quando magari va al mare, non assaggi il pesce in quanto subdolamente adescato, e poco importa se il Pescatore avesse o meno un solco lungo il viso come una specie di sorriso.

Ma questo, la signora di pianura lo fa di sicuro ed ha, beata lei, il cuore in pace e splendente, quasi come San Sisto dopo la trasfigurazione.

 

zootecnica-pasturo-2016-18Di tutto ciò che ho letto l’altro giorno su VN salvo solo un’affermazione: è vero, carissima che usa la parola come una mazza, siamo arretrati culturalmente.

Lo siamo perché crediamo che la storia abbia un suo senso; che la tradizione sia la nostra protezione; che certi mestieri salvaguardano la montagna e il pianeta che anche lei, ovviamente, a differenza nostra, in punta di piedi, calpesta; che certi valori tramandati da secoli sono imprescindibili; che non abbia prezzo non solo usare una certa carta di credito, ma alzarsi prima dell’alba e stare insieme ai propri animali, condurli al pascolo, indirizzarli verso l’abbeveratoio, curarli, parlare con loro. Sì, proprio così: parlare con loro.

Io l’ho visto fare, signora della pianura, e lei?

Siamo arretrati culturalmente perché nella nostra ignoranza continuiamo a credere che abbiamo il dovere di conservare i nostri posti bellissimi e preservarli da chi vuole impartirci lezioni sul come fare: così è, anche se non vi pare; lo siamo perché, vivendoci in mezzo, comprendiamo che la natura ha le sue leggi da rispettare, leggi che non seguono le mode e il marketing, i falsi “bio”, gli opportunistici “vega” e compagnia cantante e sciaguratamente stonata.

Siamo arretrati perché ci piace guardare le fotografie ingiallite dei nostri bisnonni, anche se avevano il fucile in spalla e una lepre o un fagiano in mano; siamo arretrati perché non ci scandalizziamo se un bambino con un bastone accarezza più o meno forte la sua vacca: è il primo a volergli bene, a conoscere il suo nome.

Ciò in cui dobbiamo riuscire è fargli capire (al bambino e a tutti i bambini) che è lui a dipendere da lei e non viceversa: poi i problemi della natura saranno risolti. Anche con il bastone in mano.

Per finire, signora della pianura, lo ammetto, così sgombriamo il campo dalle ipotesi: sono un ignorante, ma porca vacca se me ne vanto!

Un cordiale saluto dalle Manifestazioni Zootecniche Valsassinesi e un consiglio: se per caso viene dalle nostre parti, stia attenta ai caproni. Possono essere permalosi, almeno quanto quelli di Starleggia.

Buona domenica.

BENEDETTI TESTINA
Riccardo

Benedetti
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            L’ARCHIVIO DELLA RUBRICA DOMENICALE

 

 

 

 

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