DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA QUARTA DOMENICA DI AVVENTO



Il Vangelo di oggi è un particolare invito alla gioia e alla mitezza. E’ il compimento della profezia di Isaia ascoltata nella prima lettura: “Consolate, consolate il mio popolo. Ecco il Signore viene con potenza… Come un pastore egli fa pascolare il gregge…. porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”.

Sono immagini che ci parlano della premura di Dio in Gesù per ognuno di noi.

E’ la stessa parola di Dio (il profeta Zaccaria) che interpreta questo gesto di Gesù come un gesto di mitezza:  il cavalcare un’asina e guidare il suo gregge avendo cura dei più deboli.

Gesù ci attrae più con la sua bontà che con la sua potenza.

Ancora una volta, fa riscontro a questo modo di venire di Gesù che solo chi è in una condizione di debolezza, di piccolezza, di umiltà, può accogliere con gioia il Signore.

Ma la mitezza di Gesù è anzitutto verso il Padre.

La lettera agli Ebrei la sintetizza così: “Ecco, io vengo per fare la tua volontà”.

A questo modo, come si esprime la Liturgia, “Gesù è la mano del Padre protesa verso di noi”.

Anche la gente ha compiuto un gesto simbolico già annunciato dai profeti: “Abbassate ogni colle….”, e loro hanno steso i loro mantelli sotto Gesù che passava.

E’ il segno di voler fare ordine nella nostra vita, nei nostri sentimenti, comportamenti, sottomettendoli, adeguandoli alla persona e alla parola di Gesù.

Per incontrare Gesù è necessario che anche l’uomo faccia qualche passo.

Così, non si può accogliere Gesù che viene mite custodendo nel cuore sentimenti altezzosi e di superbia.

Ci sembriamo lontani dall’averli, ma quanto abbiamo bisogno di silenzio, di meno cose gridate, di più ascolto anche fra noi, di benevolenza, di gentilezza, di carità….; in una parola: di umiltà.

E’ quanto si compie nel sacramento della confessione, se ben celebrato.

Immaginiamo come era Maria e lasciamoci attirare e conquistare dal suo esempio.

Nel Vangelo di domenica scorsa c’era la domanda: “Sei tu che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”.

La beatitudine che Gesù diceva: “E beato chi non si scandalizzerà di me”, valeva per quella folla che lo accolse acclamando e valga anche per noi per come ci prepariamo ad accoglierlo ogni giorno della nostra vita, perché sia vero l’accoglierlo anche a Natale.


Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

 




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