INCHIESTA COMUNITÀ MONTANA. L’EX PRESIDENTE BARUFFALDI: “VISTA DA FUORI OGGI, PROPRIO NON LA SI VEDE”



BARZIO – Prosegue il nostro giro di opinioni sulla situazione e le prospettive dell’ente “sovracomunale” per eccellenza del nostro territorio: la Comunità Montana Valsassina Valvarrone Val d’Esino e Riviera.

Ad essere interpellati, alcuni ex presidenti di questo organismo che nel tempo è venuto a perdere smalto e protagonismo.

Dopo l’esordio con Carlo Molteni (alla guida della C.M. dal 2005 al 2008) oggi è la volta di Claudio Baruffaldi, già al vertice a Pratobuscante tra il 1992 e il 1996 dopo essere stato “vice” di Mario Dell’Oro per un anno.

Da ex presidente, come vede la situazione odierna dell’ente?

Baruffaldi negli anni ’90

A mio modo di vedere la Comunità Montana della Valsassina, vista da fuori, oggi, proprio non la si vede e nemmeno la si percepisce con la necessaria autorevolezza sul territorio montano e fra la nostra gente, come invece lo era fino al recente passato. Quello che mi sembra ancora più grave è che questa triste situazione “politica” pare essere deliberatamente voluta e gestita con una non comune alterigia proprio dagli attuali amministratori, per oscure motivazioni che solo loro, a tempo debito, dovranno dirci ma anche spiegarci. Pensare di avere definitivamente in pugno la vita e la gestione dell’Ente, grazie al momentaneo controllo numerico dell’assemblea comunitaria derivante, diciamolo francamente, dallo sfacciato tradimento nei confronti dell’elettorato che li aveva portati nella stanza dei bottoni, è stata però una convinzione che ha avuto vita breve. Per quanto mi riguarda sono del tutto delegittimati dal ruolo che la volontà popolare gli aveva affidato e non sono certamente l’unico a pensarla così: sono, infatti, in molti ad attendere una nuova occasione per votare persone, politicamente, più sincere e affidabili: indipendentemente dall’età anagrafica dei partecipanti di certo ci saranno novità.

Lo stallo della CM è questione di uomini o incidono normative e nuovi assetti? O tutte queste cose, insieme?
Con la nascita del gruppo “Comunità al centro” la granitica e ostentata solidità dell’aleatorio contesto politico creatosi negli ultimi tempi ha cominciato vistosamente a scricchiolare: se al nuovo soggetto politico aderiranno altri comuni o altri componenti dell’assemblea l’alternativa è servita e alle prossime elezioni amministrative del 2024 i cittadini più delusi e comunque traditi nell’intimo potranno scegliere i loro rappresentanti, questa volta, in modo pienamente consapevole. Al prossimo appuntamento elettorale ci sarà dunque la possibilità di assicurare la propria fiducia a persone politicamente più serie tralasciando chi ha più volte dimostrato di essere inaffidabile e del tutto incoerente con i valori originariamente condivisi con il proprio elettorato. Come sempre a determinare le scelte degli uomini sono le loro volontà e come ben sappiamo le idee degli uomini camminano sulle loro gambe e non c’è normativa che tenga se si è pronti a cambiare la propria casacca esclusivamente per soddisfare le opportunità del momento e facendo calcoli personalistici di bassa bottega e in questo caso, anche di bassa lega.

Avere solo sindaci o loro delegati in assemblea, toglie dialettica all’attività comunitaria?
I sindaci o i loro delegati sono eletti dalle comunità locali e dunque sono pienamente legittimati a rappresentarne le loro istanze a tutti i livelli ma, almeno per quanto riguarda la nostra CM, l’attuale livello pubblico della dialettica politica è ormai del tutto inesistente e questo per la precisa scelta di aver trasformato l’assemblea comunitaria in un organo che si limita a ratificare, frettolosamente, scelte evidentemente già discusse e assunte in altre sedi. Le assemblee dei decenni scorsi duravano ore e il dibattito era politico ma anche legato alla necessità di approfondire scelte amministrative che riguardavano le opere da realizzare sul territorio comunitario mentre, oggi, mi dicono che il tutto si risolve in una manciata di minuti e non vi è traccia concreta dell’avvenuta riunione del parlamentino locale se non per qualche raro trafiletto che trova posto su organi di stampa locale che saltuariamente ancora si prendono la briga di farci sapere che la Comunità Montana Valsassina, nonostante le malaticce sembianze, ancora esiste in vita.

Se tornasse a guidare l’ente, cosa farebbe come prima cosa?
Manca del tutto l’aspetto della comunicazione e dell’informazione che negli ultimi anni è stata ridotta al lumicino anche per quanto riguarda questioni importanti come la viabilità di fondovalle e la tutela del territorio e del paesaggio delle nostre montagne. Per fare riacquistare fiducia e visibilità alla Comunità Montana andrei certamente in giro, paese per paese, a incontrare la popolazione e sentire quali sono le esigenze anche spicciole della gente di montagna e questo anche se so che può risultare scomodo e impegnativo visto che altrettanto certamente, con questo modo di operare, si creano delle aspettative nei cittadini-elettori e poi bisogna lavorare per mantenere e realizzare in pratica quanto si promette: altri, in questi ultimi anni, hanno fatto scelte ben diverse e hanno deciso che è senz’altro meglio starsene rinchiusi nella confortevole e tiepida sede a Prato Buscante attendendo gli eventi senza prendersi rischio alcuno, invece di confrontarsi con i cittadini che dalla stessa CM si aspettano soluzioni e non soltanto scialbi Comunicati stampa. Capisco l’imbarazzo di chi, dopo i poco dignitosi “voltafaccia” degli ultimi anni, non ha voglia di far vedere in pubblico quella stessa faccia di fronte ai cittadini disaffezionati da una politica locale che si basa su queste penose manfrine. Sappiano i nostri eroi che il confronto con i cittadini, oltre che dal buon senso comune, è previsto anche dalla legge istitutiva degli Enti montani per eccellenza e dunque, almeno alla fine del loro silenzioso mandato, provvedano a dare una parvenza di concretezza alla:” valorizzazione delle zone montane favorendo la partecipazione delle popolazioni, attraverso le Comunità montane, alla predisposizione e alla attuazione dei programmi di sviluppo e dei piani territoriali dei rispettivi comprensori montani ai fini di una politica generale di riequilibrio economico e sociale nel quadro delle indicazioni del programma economico nazionale e dei programmi regionali”. Credo di essermi spiegato ma se così non fosse, durante la prossima campagna elettorale, non avrò problemi a spiegarlo di persona e questo perché ci tengo davvero che la nostra Comunità Montana torni a rivestire un ruolo propositivo e di aggregazione sociale oltre che dal punto di vista politico e amministrativo.

L’anno prossimo un ampio rinnovo amministrativo e a seguire cambio della ‘governance’ a Pratobuscante. Forza Italia ci sarà o rimarrà in parte nel gruppo nato da poco?
Come dicevo poc’anzi e ad opinione personale, la creazione del nuovo gruppo nell’assemblea della CM servirà senz’altro a fare da punto di riferimento politico su tutto il territorio e dunque a concretizzare la possibilità di avere un riferimento certo durante la formazione delle liste per il rinnovo dei consigli comunali: la scelta di presentare liste con il simbolo di partito nei comuni che andranno al voto o di concorrere con propri rappresentanti a liste civiche che raccolgono altre sensibilità politiche presenti nei vari ambiti, a suo tempo, sarà in carico ai referenti del livello locale. Il primo e importante passo di svolta, però, è che si riesca a riavvicinare i nostri cittadini ed elettori al democratico esercizio del voto, riacquistando la loro fiducia visto che si candideranno persone che indipendentemente dal loro credo politico hanno voglia di fare e di impegnarsi per lo sviluppo delle comunità locali in cui vivono e operano sul Lago e sulle montagne della Valsassina.

Concludendo. Fino ad oggi in Comunità Montana si è visto e fatto ben poco di concreto da parte dell’attuale deficitaria gestione che pure poteva contare su una ostentata maggioranza numerica che le consentiva di fare fuoco e fiamme ma così, per davvero, non è stato! Non basta, infatti, progettare piste ciclabili per ogni dove e ad ogni quota per sentirsi a posto con la propria coscienza di pubblici amministratori e gonfiare il petto davanti agli elettori. Bisogna essere più operativi in favore dello sviluppo socioeconomico del territorio e del Turismo sulle Terre alte, per il bene di chi quotidianamente ancora ci abita e opera sul territorio e dalla Comunità Montana Valsassina si attende aiuto e supporto nel risolvere le criticità infrastrutturali che da troppo tempo attendono soluzioni radicali e definitive, anche per quanto riguarda la deficitaria e opaca gestione del Parco della Grigna Settentrionale sulla quale si stende un velo pietoso visto che tutto tace e, anche qui, nulla di significativo è stato fatto. Stando così le cose e persistendo questo disdicevole distacco dalle popolazioni residenti, non ci potranno essere vere prospettive socioeconomiche e l’Ente sarà sempre più l’ombra di se stesso e la sua immagine nulla avrà a che vedere con l’entusiasmo e la voglia di fare che avevano caratterizzato la nascita della Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera quando, invece, era guidata con autorevolezza e illuminata laboriosità dagli storici presidenti Pietro Pensa e Giovanni Fazzini.

S. T.

(Continua)

LA PRIMA PUNTATA DELLA NOSTRA INCHIESTA:

COMUNITÀ MONTANA: L’EX PRESIDENTE MOLTENI NON LE MANDA A DIRE: “POCA PASSIONE A LAVORARE PER IL TERRITORIO”

 

 

 

 

 

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