CENTRALI IDROELETTRICHE IN VALSASSINA: SLITTA (PER ORA) LA MORATORIA



Le premesse che l’appuntamento si riveli un’occasione sprecata ci sono fin dall’inizio, registrando la presenza di soli 14 amministratori dei 28 attesi, buona parte dei quali si dichiara ancora all’oscuro del contenuto della mozione che per disguidi di segreteria non è stata loro comunicata. Soprattutto sindaci e qualche assessore, le comunità rappresentate in assemblea sono quelle di Barzio, Casargo, Cortenova, Introbio, Margno, Parlasco, Pasturo, Primaluna, Taceno, Vendrogno, Premana, Tremenico, Dervio.

Lo scopo degli organizzatori è di arrivare alla sottoscrizione di una moratoria che permetta di rivedere le procedure normative e le analisi tecniche nell’ambito delle concessioni per le micro derivazioni idroelettriche. Si intende anche promuovere il medesimo documento presso i consiglieri regionali e i parlamentari del territorio ed al contempo allargare le adesioni ad altre realtà lombarde.

I comitati presentano dunque il documento come risultato dell’assemblea pubblica di Casargo, bozza sulla quale ragionare ora con gli amministratori. Senza scagliarsi per principio contro le derivazioni idroelettriche i comitati tornano a chiedere che il loro utilizzo non sia indiscriminato e spinto da interessi economici, bensì spinto da necessità e rispettoso delle condizioni ambientali. I problemi principali sono indicati negli incentivi statali (ben al di sopra della media europea) che garantiscono un utile anche intervenendo su torrenti dalla scarsa portata, e nelle concessioni troppo facilmente rilasciate dagli enti preposti (regione e provincia) senza poi garantire effettivi controlli sulla posa in opera e sul rispetto delle condizioni ambientali. Le conseguenze  per questi interventi invasivi si rivelano irreparabili per la fauna ittica e il microclima del torrente, a breve tempo anche i danni per pastorizia e agricoltura, con il perenne timore che l’alveo svuotato del torrente non sappia più contenere il passaggio di piene. Impatto negativo anche per il settore turistico.

Il comitato conclude ricordando agli amministratori che l’Italia ha firmato una direttiva europea sulla tutele delle acque che entrerà in vigore nel 2015, molto severa su questo punto: sarebbe una beffa se le amministrazioni oltre alle multe -già molto probabili- si trovassero a dover pagare anche le conseguenze di interventi traumatici per il territorio.

I pareri emersi in seguito dagli amministratori sembrano condividere le posizioni dei comitati di Premana e Pagnona. Il presidente Alberto Denti ricorda che “la normativa nazionale è però ben diversa dalla volontà degli amministratori locali. Le pratiche di questo genere già avviate sono soggette a norme vigenti e a noi amministratori tocca distinguere il piano della nostra volontà da quello legale. Detto ciò ribadisco che in questo momento questo tipo di sfruttamento idrico è un accanimento, ma laddove esistano condizioni per poter installare queste microcentrali devono essere gli enti pubblici ad occuparsene, in quanto al giorno d’oggi i Comuni hanno le conoscenze e le capacità necessarie (vedi nostro precedente articolo). Sta a noi amministratori rivendicare il sacro principio della salvaguardia dell’ambiente”.

Introbio per voce dell’assessore Riccardo Acquistapace condivide la propria esperienza nella vicenda che ha portato l’amministrazione a scontrarsi con la provincia fino ad ottenere una prima vittoria di fronte al Tribunale Superiore per le acque pubbliche, e chiede l’apertura di un tavolo di lavoro comune.

Esce dal coro Premana ricordando che su questo fronte combatte in solitaria da otto anni. L’assessore Giovanni Gianola si dice favorevole alla moratoria a patto che venga accolto il proprio emendamento che riabilita le convenzioni firmate nel modo opportuno quali migliore strumento possibile per tutelare le comunità. Posizione destabilizzante per l’intero documento motivata da Gianola sostenendo che “chi ha il potere di decidere ha un mirino sulla schiena messo da aziende private e interessi finanziari pronte a rimuoverli dal ruolo in cui sono stati messi, perché allora a prendersi le responsabilità devono essere i sindaci e gli assessori che invece non hanno più alcun potere decisionale?”. La soluzione presentata all’assemblea è di organizzare un gruppo di tecnici e professionisti “obiettori di coscienza” i quali gratuitamente (date le condizioni delle casse dei comuni) monitorino tutto il territorio segnalando alle amministrazioni i torrenti potenzialmente sfruttabili e per questi presentino un progetto di derivazione che il comune potrà fare proprio. Con questa procedura, secondo Gianola, il comune una volta ottenuta la concessione potrà preservare il torrente così com’è posticipando all’infinito il proprio intervento.

Pierfranco Mastalli di Legambiente sottolinea però che “l’obiettivo del lavoro di squadra non deve essere trovare i cavilli per resistere. Occorre un salto di qualità e trovare un denominatore comune che porti alla modifica della norma. Ripartire dalla moratoria per superare il dibattito circa la bontà delle decisioni prese in passato, e definire una linea politica che tenda al miglioramento delle norme considerando la salvaguardia dell’ambiente e delle comunità. Una linea politica che venga sottoscritta anche dagli eletti in regione e in parlamento, e che sia “esportabile” oltre la comunità montana: ad esempio già Lecco si è interessato alla vicenda perché appena toccato da una concessione”.

Gli altri amministratori presenti si dichiarano a sostegno della moratoria sebbene non manchino proposte di emendamenti e correzioni. Apprezzato l’impegno nell’organizzare momenti come questi, da più fronti proviene anche la richiesta di ulteriori approfondimenti coinvolgendo esperti del settore e non solo gli amministratori.

La sottoscrizione della mozione dunque non arriva nella data prevista, una mezza sconfitta per i comitati che ad ogni modo ottengono dal presidente Denti un altro incontro con le amministrazioni tra una ventina di giorni. Il tempo e la volontà per recepire e affinare l’ordine del giorno ci sono, quello che sembra mancare è l’unità di intenti nei sindaci della comunità montana. Non resta che attendere per capire con quanti primi cittadini i comitati avranno dalla loro parte quando a marzo presenteranno il documento al consiglio provinciale.

 

 

 




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