IL DOMENICALE DI R.B./LA VITA OLTRE IL  NOVANTESIMO MINUTO  



 

Quanti in questi anni ci han deluso
quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato
si alza dalla sedia del bar chiuso
lentamente Cisco e all’improvviso dice:
“Voi non capite un c…o è un po’ come nel calcio”
E’ la dura legge del gol.

(La dura legge del gol – 883 – 1998)

 

Oggi vi racconterò un po’ di me (come al solito, del resto); più avanti, però, accorgerete che parlerò anche di molti di voi e a molti di voi.

Ricordate il domenicale del 15 novembre? Quello del lato oscuro della luna scritto l’indomani degli attentati di Parigi, quello del minuto di silenzio mentre avrei voluto parlare di sport, dei tanti che se ne occupano, dei loro sacrifici, dell’impegno che profondono verso giovani e meno giovani.

Poi, mentre le parole si rincorrevano, hanno cominciato a rincorrersi altre notizie ed immagini, per cui ho piantato lì e deciso che non era il momento.

Così oggi, lo avrete capito, voglio parlarvi di sport.

Un paio di mesi fa i soci del Panathlon Club Lecco mi hanno eletto loro presidente: un onore per me e, azzardo, per il movimento sportivo della Valle che si ritrova, due anni dopo la presidenza Adriano Airoldi, a ricoprire nuovamente questa carica.

Siccome in tanti me lo hanno chiesto, approfitto di questo spazio gentilmente concesso dal mio Direttore  per spiegarvi che scopo del Panathlon (dal greco “pan” tutto e “athlon” sport) è “l’affermazione dell’ideale sportivo e dei suoi valori morali e culturali, quale strumento di formazione ed elevazione della persona e di solidarietà tra gli uomini e i popoli”. E scusate se è poco.

Quindi, fra altro, favorisce l’amicizia tra “tutti quanti operano nella vita sportiva”; “diffonde a tutti i livelli, con azioni sistematiche e continue, la concezione dello sport ispirato al fair play, quale elemento culturale degli uomini e dei popoli”;  “si adopera affinché la possibilità di una sana educazione sportiva venga garantita ad ognuno, senza distinzione di razza, di sesso e di età, soprattutto attraverso la promozione di attività giovanile e scolastica, culturale e sportiva” e  “incentiva e sostiene le attività a favore dei disabili, e quelle per la prevenzione della tossicodipendenza ed il recupero delle sue vittime, le iniziative di solidarietà con i veterani sportivi, la promozione e la realizzazione dei programmi di educazione alla non violenza e di dissuasione del doping”.

Al Panathlon, insomma, ci si occupa solo di sport approfondendo i temi fondanti dell’associazione e, per quanto possibile, promuovendo iniziative che abbiano i loro riflessi sul territorio.

E avremo tempo per parlare delle azioni concrete che sono state sviluppate in passato, oltre a quelle previste per il prossimo futuro.

Ma tra le varie carte che il Club ha pubblicato nella sua storia, ce n’è una che mi sta particolarmente a cuore, non tanto come panathleta (così si chiamano i soci), quanto come avendo una parte nella straordinaria comunità di associazioni sportive che animano la Valle e tutto il territorio lecchese.

Si chiama “Carta dei doveri dei genitori nello sport”, sottotitolo “decalogo per il rapporto con i figli”, e visto che in partenza ho scritto che avrei parlato anche di molti di voi e a molti di voi (come genitori), queste sono le dieci regole che contiene.

  1. la scelta della disciplina sportiva spetta ai figli in totale autonomia e senza condizionamenti da parte nostra se non un semplice consiglio, se richiesto.
  1. nostro dovere sarà verificare che l’attività sportiva sia funzionale alla loro educazione e alla loro crescita psico-fisica e nel caso intervenire per salvaguardare la salute.
  1. nostro compito sarà sostenere i figli nei rapporti con la scuola al fine di armonizzare il tempo dello sport con gli impegni scolastici e con una serena vita familiare.
  1. eviteremo ai nostri figli qualsiasi attività agonistica, privilegiando lo sport ludico e ricreativo fino al compimento del 13° anno di età.
  1. non accetteremo ne promuoveremo per loro alcun vincolo contrattuale con società sportive o altri enti fino al compimento della maggiore età.
  1. li seguiremo con discrezione e con il loro consenso, se servirà per aiutarli ad avere con lo sport un rapporto equilibrato e supportato sempre da un sano divertimento.
  1. non chiederemo agli allenatori dei nostri figli nulla che non corrisponda ai loro meriti, alle loro attitudini e allo sviluppo delle loro potenzialità.
  1. insegneremo ai nostri figli che per essere bravi sportivi non è necessario diventare dei campioni, basta dare sempre e comunque il meglio di se stessi.
  1. ricorderemo loro che anche le sconfitte aiutano a crescere perché servono a migliorarsi nello sport e a diventare più saggi nella vita e nei rapporti con gli altri.
  1. indicheremo loro i valori del Panathlon come fondamento etico per affrontare una corretta esperienza sportiva e le relative competizioni con il dovuto Fair Play.

Non è legge, come quella che impone giustamente e finalmente il defibrillatore, ma, proprio come una specie di defibrillatore, queste poche regole di buon senso hanno il pregio che, se seguite, contribuiscono a salvare rapporti, a smorzare i toni, a rendere la vita sportiva (e non solo) più a misura di figli e, conseguentemente, di genitori, oltre a rendere il lavoro di chi opera nelle società sportive meno complicato di quanto è già.

E questo perché lo sport possa insegnare – a figli e genitori –  a vivere la vita vera, quella che comincia dopo il novantesimo minuto.

Buona domenica.

 

 

 

 




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