Perché state a guardare il cielo? Non si può stare con il naso all’in sù, non si attende il ritorno del Signore con il naso all’in sù. Bisogna piuttosto abbassare lo sguardo… Per guardare nel profondo del nostro cuore e lì scorgere la sua presenza, il suo amore tenace, fedele, incredibile, immeritato e misericordioso. Per avvertire sempre una benevola nostalgia di momenti caratterizzati da gioia, pace, serenità, pienezza di vita. Per liberare desideri e sogni di qualcosa di semplicemente vero ma così spesso disatteso, qualcosa che ci può poi veramente portare in alto e che ci fa pregustare la felicità promessa dal Signore.
Gli occhi giù, sulla sua parola!
Gesù invita i suoi discepoli a custodire un rapporto speciale con la sua Parola. Non si più comprenderlo, viverlo, fare esperienza di lui vivo senza la sua parola. E’ la debolezza della Parola il luogo scelto da Gesù per rimanere con noi.
Bisogna abbassare lo sguardo per ritrovare i passi compiuti da Gesù, per rintracciare le orme che ha lasciato nel suo camminare in mezzo a noi. Per dedicarci alla scoperta sempre più profonda della bellezza della umanità di Gesù. Questa indica la strada, il cammino. L’umanità di Gesù è il primo magistero da ascoltare!!! E ubbidire!
Bisogna guardare in basso per incontrare lo sguardo degli altri, perché Gesù è incontrabile più sicuramente negli altri che altrove. A volte fissiamo il cielo e non ci accorgiamo dei doni stupendi che sono le persone che con umiltà, semplicità, senza far rumore, testimoniano una vita di fede, speranza e carità simili a quella di Gesù.
A volte si guarda in alto e si rischia di non vedere dove mettiamo i piedi e calpestiamo gli altri, soprattutto i poveri.
Questa capacità di sguardo è fondamentale per non correre il rischio di pensare che Dio non c’è più, ci ha abbandonato.
Gli occhi giù, sul mondo, che diventa per i discepoli il luogo della testimonianza. È il compito lasciato ai discepoli. E’ un atto di amore e di fiducia! La presenza di Gesù è affidata alla testimonianza dei discepoli che si devono convertire alla sua parola e viverla perché Gesù non si allontani mai dalla nostra storia.
Li accompagnerà sempre. L’ultimo Gesù di Gesù per loro è la benedizione. Sempre Gesù dirà bene di loro, si commuoverà per ciò che di bello riusciranno a compiere e, soprattutto, la benedizione ricorderà loro che non saranno mai abbandonati, e quando capiterà che sentiranno il peso delle loro inadeguatezze, dei loro tradimenti, della loro incapacità di accogliere e vivere la parola, potranno ricordare che Gesù avrebbe potuto sommergerli di tante raccomandazioni, tenendo presente come avevano vissuto la Sua Pasqua, e invece li ha benedetti.
Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo









