AUTOMOBILISMO, CLAUDIO COLOMBO E IL DRAMMA PRIMA DEL GP A MAGIONE

MAGIONE (PG) – Il giovane pilota d’origine valsassinese (di Maggio di Cremeno) Claudio Colombo è tra i piloti protagonisti del motorsport italiano all’interno del campionato Formula Predators all’interno dell’FX Racing Weekend, una delle realtà emergenti della disciplina.

Recentemente, ha raccontato un passaggio delicato della sua vita – sportiva e privata – con un lungo post che sentiamo di voler condividere con i nostri lettori.

Ho riflettuto a lungo se condividere queste parole oppure no.

Alla fine ho deciso di farlo perché il modo migliore che ho trovato per celebrare la vita è continuare ad andare avanti. Non perché non fossi turbato, non perché non facesse male, ma perché so che lui avrebbe voluto così. Il weekend di Magione è iniziato in salita.

> A destra Claudio Colombo

Le prime prove libere sono state annullate per decisioni interne e questioni logistiche, mentre nella seconda sessione l’obiettivo era semplicemente ritrovare il feeling con una pista dove sapevo di avere del potenziale. In qualifica è arrivato un 14° posto che mi ha lasciato molta amarezza. Ho spinto oltre il limite, ho dato tutto quello che avevo e sono andato in overdrive. L’ho pagata. Mi è dispiaciuto tantissimo perché conosco il lavoro che c’è dietro, sia da parte mia sia da parte del team. È stato difficile accettarlo, ma sapevo che il weekend era ancora lungo.

Poco prima di Gara 1, però, è arrivata una notizia che ha cambiato completamente il senso di quel fine settimana [la morte di Edoardo Bartesaghi in un incidente in moto a Mandello, ndr]. Una di quelle notizie che ti tolgono il fiato, che ti fanno sentire improvvisamente piccolo e che ti ricordano quanto la vita possa essere fragile. Da quel momento nulla è stato più come prima.

Nonostante tutto, sono salito in macchina. Con la mente altrove, con un peso enorme dentro, ma con la convinzione che la persona che avevo appena perso avrebbe voluto vedermi fare ciò che amo. Alla partenza di Gara 1 non avevo nemmeno la percezione di essere in griglia. Eppure, giro dopo giro, è iniziata una lunga battaglia.

È stata una gara combattuta dal primo all’ultimo metro, con sorpassi, incroci di traiettorie e continui duelli ruota a ruota. Ho lottato con ogni energia che avevo, difendendo ogni posizione e cercando ogni spiraglio per recuperare terreno. In macchina c’era una parte di me che voleva mollare per il dolore di quella notizia, ma ce n’era un’altra che continuava a ripetersi di non arrendersi. Alla bandiera a scacchi ho chiuso in 14ª posizione. Il risultato racconta solo una parte della storia. Dentro quel piazzamento c’erano una battaglia continua e un enorme sforzo mentale per riuscire a restare concentrato nonostante tutto quello che stava succedendo fuori dalla pista.

In Gara 2 volevo trasformare quella sofferenza in una rimonta. Purtroppo, dopo la ripartenza dalla Safety Car, un contatto ha messo fine anzitempo alla mia gara quando c’era ancora tutto il tempo per recuperare. Sportivamente non è stato il weekend che sognavo. Umanamente, invece, è stato uno dei più difficili della mia vita. Ci sono weekend che ti fanno crescere come pilota e altri che ti cambiano come persona. Magione appartiene alla seconda categoria.

Da questa esperienza porto via tanta amarezza, ma anche la consapevolezza che bisogna continuare a lottare, sempre. Per i propri sogni, per il lavoro di chi ti sta accanto e anche per chi, da oggi, potrà sostenerci soltanto da lassù.

Ora lo sguardo è rivolto al prossimo appuntamento: Monza. Con la voglia di tornare in pista, dare tutto e trasformare il dolore in motivazione. Perché, a volte, il risultato più importante non è quello scritto in classifica, ma trovare la forza di andare avanti quando tutto ti chiederebbe di fermarti.